L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 2 - 26 gennaio 2003

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Il secolo fotografico

di Gianni Pasquarelli

Si può raccontare in modi diversi la storia di un borgo, di un paese e perfino di uno Stato. Tramandandola oralmente da padre in figlio, ovvero scrivendola e riscrivendola, oppure consegnandola ai posteri mediante immagini che spesso sono più eloquenti di un discorso elegante o di uno scritto puntuale. Le immagini cui si allude sono quelle d'una macchina fotografica che combina genialità artistica e tecnologia di avanguardia, immagini spalmate sopra un secolo di eventi scanditi via via con l'intelligente pignoleria d'un cronista colto: ed ecco un libro con dentro un secolo di storia gualdese.

Il libro - Gualdo Tadino 1902-2001, cento anni attraverso la fotografia - l'hanno pensato e fatto a quattro mani Daniele Amoni e Valerio Anderlini, tanto appassionato il primo d'arte fotografica quanto innamorato il secondo dl storia tadinate. La formula ha funzionato, eccome. Del resto i Due non sono nuovi a riuscite operazioni di questo genere, ma stavolta la loro ispirata, intelligente e feconda impresa va premiata con tanta corale gratitudine. Perché essi non hanno prodotto una cosa o una roba senza anima. Hanno assemblato una fedele e coerente testimonianza sull'oggi e spedito un messaggio affratellante al domani della nostra città, bisognosa, credo io, di rinsaldarsi, sentirsi convivenza, vantare spirito dl appartenenza di là dalle opinioni diverse o distanti.

Lo ho sfogliato quel libro con la calamitante emozione che regala un ricordo sbiadito che d'un tratto ti appare nitido, netto, riemerso dalle fitte nebbie della memoria. Si risvegliano sentimenti remoti, pungolano dubbi e riflessioni, sì ha gran voglia di ripercorrere a ritroso il secolare tragitto per tentare di dargli un qualche significato o una direzione da marcia: gran faticaccia perché la folla degli avvenimenti contraddittori che si assiepano sanno quasi di mistero, e la fredda razionalità non ti offre una mano amica. Rivedi volti che ti erano cari nell'adolescente quotidianità, rivedi amici e amiche com'erano, ti appaiono volti ancora non offesi dal tempo impietoso, compagnie affiatate che si divertono tanto con poco, riassapori i titubanti corteggiamenti amorosi dell'età acerba, rivisiti le geometriche pinete piantate da prigionieri austriaci trascinativi da una guerra assurda, come lo sono quasi tutte le guerre. Valsorda s'imbelletta d'un mare dl narcisi profumati, i carri dei contadini trainati da buoi possenti puntano al Serrasanta per la festa dell'Assunzione, le comitive allegre e satolle inneggiano all'Appennino ritemprante, non c'è il rumore assordante del motocross che oggi s'impenna su per la vetta a rompere il silenzio solenne della montagna.

Tolgo lo sguardo dallo scorrere delle rievocazioni fotografiche, lo dirigo sulla realtà qual'è oggigiorno: nevrotica, sgomitante, danarosa, tanto motorizzata da rubare il mestiere alle gambe, rese indolenti e pigre dalle quattro ruote. Chiudo gli occhi e avverto che quel mondo antico non esiste più, se n'è andato in silenzio e alla svelta nelle persone, nei personaggi, perfino nel colpo d'occhio urbanistico. È l'eterno viavai dei mortali, la legge inchiodante del divenire: Gualdo Tadino sparita, Gualdo Tadino altra, rimescolata nelle tradizioni e nei valori. A metà libro dove il bianconero delle foto si carica dl colori vispi e accesi, irrompe un progresso materiale mai visto. I laici festini dei "Giochi delle Porte", ripescati addietro nel tempo da eventi probabili, mobilitano così tanta gente da umiliare l'accompagnamento spesso sfrangiato e indolente d'un corteo o d'una processione, Rotary e Lions scremano le élites acculturate, il Paese possiede una squadra di calcio, una di basket e un'altra di ciclismo, la torta dl Pasqua si vende anche a Ferragosto, I francescani abbandonano gli "Zoccolanti", le suore dei Bambin Gesù sono poche e anziane, i Salesiani fattisi anche albergatori però resistono, la "Rocca Flea" restaurata è un prezioso gioiello, la densità automobilistica si piazza in cima alle classifiche nazionali ma il parcheggio è un rompicapo. Come a Roma, o quasi.

Chiudo il libro che beatamente mi requisisce per più d'un paio d'ore,. concludo che il secolo che mi è scivolato sott'occhi è stato tutto e il suo contrario: guerre devastanti, satrapie bestiali, pogrom azzeranti, ideologie bugiarde, sogni andati in fumo, nevrosi da consumismo cretino, mali sottili dell'anima, tranquilianti a gogò. Ma è stato anche il secolo della riscossa umanitaria: ha sconfitto o quasi il sudore e la fatica, ha prodotto tanta ricchezza spartendola più giustamente, cancellato la miseria nera, la villeggiatura non è per pochi figli di papà, più salute e più anni, un'utilitaria non si nega a nessuno come un tempo un sigaro o un cavalierato.

Nel viluppo delle contraddizioni, nella miscela bruciante degli opposti, nel trauma del mutamento che spiazza, la famiglia stenta a saldare l'avvicendarsi delle generazioni, con i padri che faticano a mettersi nei panni dei figli e i figli in quelli dei padri. Forse basterebbe che gli uni e gli altri sfogliassero assieme, magari accanto a un camino scoppiettante, le fotografie del Novecento gualdese spinti dalle curiosità della rimembranza, ma soprattutto dal desiderio di capire, interrogarsi e dubitare guardandosi amichevolmente negli occhi. Sarebbe un modo per crescere tutti in conoscenza e tolleranza, un modo anche per dire grazie a Daniele Amoni e Valerio Anderlini, che ci hanno regalato un libro prezioso da custodire fra le cose gelose destinate al futuro prossimo e lontano della gualdesità.

 

Le immagini raccontano

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