L'ECO del Serrasanta

Quindicinale culturale e sociale di Gualdo Tadino, Costacciaro, Fossato di Vico, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo, Valfabbrica - Provincia di Perugia - Italia

N. 1 - 12 gennaio 2003

PERSONAGGI

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In ricordo di Angelo Barberini

di Giancarlo Franchi

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Sabato 7 dicembre gli spazi delle pubbliche affissioni erano pieni di manifesti che annunciavano la dipartita di Angelo, il Tamburino, come era conosciuto dai più. La città ancora parla di Lui riconoscendogli i grandi meriti che aveva. A salutare Angelo erano in tantissimi (e non soltanto i Gualdesi) per tributargli l'ultimo saluto in un pomeriggio assolato ma carico di generale desolazione. Al rito funebre c'era anche molta gente che veniva da fuori ed hanno presenziato alla cerimonia tutti i rappresentati del governo cittadino e le componenti sindacali del territorio e regionali.

Un terribile male lo ha strappato alla famiglia, al mondo del lavoro e a quello dello sport. A 62 anni non si dovrebbe morire quando spesso si sente dire che la vita si è allungata. E' vero che si campa di più, ma - poi - ti rendi conto che - nella realtà - le persone che ci stanno vicino, che ci stanno più a cuore campano di meno rispetto al dato nazionale. Angelo, come ho già detto, è stato ricordato da tutti; ancora si parla di Lui, ancora si dice della perdita che ha avuto l'intera collettività tadinate e no. Negli articoli e nei servizi televisivi hanno parlato di Angelo dei nostri giorni, ma nessuno ha scritto una riga sulle sue origini, sul suo passato di uomo qualunque, di uomo normale. L'imprenditore della ceramica e il magnate del calcio appartengono agli anni più recenti e più attuali della sua vita.

01ilgualdo2.jpg (2664 byte)Io ricordo, più d'ogni altra cosa, i suoi trascorsi giovanili, prima che fosse chiamato con il nome e il cognome; quando, imberbe, abitava in via delle Volte, a due passi da piazza grande con il padre Adriano, valido artigiano edile, la mamma Elvira, della stirpe dei Fischiettini, il fratello Mario e la sorella Giuseppina. Quando negli anni cinquanta la famiglia, assegnataria di un appartamento delle case popolari, risiedeva in via Monte Grappa, dove i campi, da tempo incolti, venivano trasformati in aree fabbricabili: nel quartiere c'era tanta gioventù che prediligeva stare insieme a giocare a "nascondino", a "battimuro" e "Maria Giulia", a "tingolo". C'era la differenza d'età (appena tre anni ) però mi capitava spesso di essere suo compagno di giochi insieme ad Alessietto, i fratelli Luzi, Claudio Remigi, mio fratello Mario (anche lui ci ha lasciato a 62 anni) e gli altri ragazzi del popoloso rione. Le prime ore del pomeriggio le trascorrevamo ai "Salizziani", che è stata la nostra palestra di vita fino a quando non indossammo più i pantaloni corti. Sul tardi, prima della "cena", ci radunavamo lungo via Vittorio Veneto per partecipare ai gioiosi giochi di gruppo di cui parlavo sopra.

Ai "Salizziani" abbiamo cominciato a dare i primi calci al pallone. I più "dotati" venivano chiamati dalla società gualdese che militava in prima divisione. Quei ragazzi dei "Salizziani", infatti, furono i protagonisti del quadrangolare di Roma. Conquistarono il 4° posto. Con Angelo c'erano Marretto (Mario De Pretis), Mario Franchi, Franco Centini, Mario Tantari, Paolo Lacchi, Giuseppe Gubbini, Cerchione ed altri che non sono riuscito a ricordare. Angelo amava divertirsi, stare in compagnia. Escogitava e metteva in atto gli scherzi, a volte pesanti nei confronti dei suoi coetanei con la complicità del ciclonico Marretto, che una ne faceva e cento ne pensava. Memorabili sono le cene della classe 1940 che causavano sempre costernazione nell'umore dei ristoratori che puntualmente contavano i danni subiti ...

Per cinque anni abbiamo preso il treno per Foligno, dove Angelo ha frequentato con profitto gli studi da ragioniere. Giovanissimo conobbe la sua compagna di vita, la signora Mirella, con la quale ha vissuto la sua quotidianità. Diplomato, andò a lavorare con i Gauzzo (Poerio e Carlo Angelo Luzi). Si guadagnò la fiducia dell'avvocato ricoprendo in poco tempo incarichi importanti. La Monina però, anno dopo anno, cominciò a stragli stretta e meditò di mettersi in proprio, formando la compagine societaria di cui fecero parte tecnici e dipendenti di Monina. Tutti, in quel momento, pensarono che l'avventura in cui si stava imbarcando non gli avrebbe portato fortuna. I Luzi, che con ogni mezzo avevano cercato di trattenerlo in ditta proferendogli allettanti proposte, non riuscirono a persuaderlo e sperarono che in una sua catastrofica esperienza. Ma i fatti hanno smentito previsioni. Dopo appena trenta anni di presenza sul mercato la fabbrica, che ha vestito la maggior parte delle costruzioni di piastrelle decorate a mano o realizzate con tecniche d'avanguardia, è una realtà della nostra Italia, un gioiello dal punto di vista della serietà e capacità imprenditoriali.

I successi sono davanti agli occhi di tutti e Angelo li ha ottenuti grazie al suo carattere estroverso e burbero allo stesso tempo. Tutti ne temevano gli scatti di rabbia, tutti però ne apprezzavano gli slanci gioiosi, le sue esternazioni fragorose. Io sono stato per quasi venti anni alle dipendenze di Ferruccio Righi, perito anch'egli in età giovanile in un incidente stradale. Era zio di Angelo per parte materna (Giulia era sorella di Guglielmo, conosciuto come Fischiettino, che era il padre di sua mamma Elvira). La mia esperienza alla corte di Ferruccio mi fa dire che avevano lo stesso carattere: erano autentici "vociaroni", ma alla fin fine in entrambi non v'era cattiveria. Erano, come si dice due "sturboni", a volte introversi, a volte estroversi. Gualdese di ceppo e di temperamento, Angelo era uno di noi e con noi spesso si ritrovava per una ricorrenza che Lui riteneva da presenziare: per San Martino era tradizione ritrovarci insieme. Quest'anno, però, non sedeva alla consueta tavolata (di anno in anno meno numerosa) perché era ricoverato in Ospedale. All'ora canonica ha comunque telefonato: voleva informarsi sui presenti e sul menu che la signora Moschino ci aveva preparato. Ha salutato tutti ripromettendosi di stare con noi il prossimo anno. Così non è stato. Con Angelo se n'è andato via un altro pezzo importante del capitale storico cittadino.

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La famiglia ringrazia


La scomparsa di Angelo Barberini

Cordoglio cittadino per la scomparsa del presidente del Gualdo Calcio e della Ceramica Tagina

 


La famiglia ringrazia

I famigliari di Angelo Barberini ringraziano con tutto il cuore per la grande manifestazione di affetto, solidarietà e stima che è venuta da tutta la città di Gualdo, da tutto il mondo della ceramica, dai soci ai dipendenti e collaboratori della Tagina, dal Sindaco, dalla Giunta e dal Consiglio Comunale di Gualdo Tadino, dai rappresentanti di tante altre istituzioni, dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori, dalle società e dalle organizzazioni sportive, dai rappresentanti delle forze dell’ordine, dagli amici e conoscenti.

Con grande commozione dedicano un ringraziamento particolare a tutti i calciatori, agli allenatori e collaboratori della SS Gualdo, ai tanti tifosi per la loro straordinaria partecipazione. Vogliono inoltre esprimere un ringraziamento veramente speciale alla AS Gubbio e ai tifosi del Gubbio che hanno inviato toccanti messaggi di riconoscenza e apprezzamento per l’indimenticabile Angelo.

Ringraziano calorosamente tutto il personale medico e paramedico del Policlinico di Perugia, dell’Ospedale Silvestrini, dell’Ospedale Calai di Gualdo Tadino, per l’assistenza prestata con apprezzata competenza e con tanta sensibilità. Esprimono commossi particolare e profonda gratitudine alla cara amica Dott.ssa Antonia Natili, al Dott. Massimo Monacelli, al Dott. Sergio Bracarda e al Prof. Rodolfo Ribacchi, che, con mai rassegnata e sempre appassionata dedizione, si sono senza tregua prodigati con tanto amore e con altissima professionalità, assistendo e curando, infondendo coraggio, forza e speranza a tutta la famiglia.

Famiglia Barberini

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