L'ECO del Serrasanta

 

N. 24 - 15 dicembre 2002

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Territorio

 

Vecchie professioni: il calzolaro

Ricostruzione storica a cura di Giuseppe Pellegrini


14calzolaro.jpg (20109 byte)Calzolaio o Calzolaro è un termine latino "calceolaurius"che unisce la parola calceus (scarpa) e larius (colui che fa le scarpe). Mille paia di scarpe ho consumato. I proverbi sigillani raccontano nella nostra tradizione e nel nostro dialetto: "Impara l'arte e mettila là, quando te serve, la vai a pija". Questo è un proverbio che calza molto con il mestiere del calzolaro.

Quando al calzolaro viene ordinato un paio di scarpe la prima cosa che egli fa è di prendere le misure del piede. Per questa operazione di solito prende un cartoncino e lo pone sotto al piede del cliente e vi disegna la forma del piede stesso. Prende quindi la misura della pianta misurando il contorno del piede in corrispondenza della piegatura delle dita e, per le scarpe alte (tipo polacchine), la misura del collo del piede. Taluni calzolari, particolarmente scrupolosi e fieri della loro "professionalità", annotano anche la presenza di calli e parti sensibili. Prese le misure il calzolaro inizia l'esecuzione delle scarpe. Indossato il grembiule di pelle, si siede al deschetto su una sedia più bassa delle normali in quanto, una volta seduto, il calzolaro dovrà tenere le gambe piegate ad angolo retto in modo da avere la parte superiore delle gambe orizzontali al pavimento per compiervi diverse operazioni. Egli prende la pelle conciata adatta al genere di calzatura ordinata e, sopra una tavoletta detta "tagliere", la taglia con il trincetto, una lama a forma di "mezza luna", dando forma alla tomaia. Successivamente, con un vetro tagliente, la tomaia viene assottigliata nei punti che dovranno corrispondere al collo del piede. Questa operazione è detta "scarnitura" Terminata questa operazione la tomaia viene posta a "bagno maria" in una soluzione ottenuta facendo bollire per un quarto d'ora acqua con crusca di segala. Procede quindi all'operazione dell'arquatura, in modo da far assumere alla tomaia la forma del piede. Questa operazione viene eseguita dopo aver disposto la tomaia sopra una speciale forma, poi con le pinze o tenaglie da tiro, vengono tirati i bordi e gli angoli della tomaia per fissarli, con dei chiodini alla forma. Questa fase richiede anche l'uso diretto delle dita e delle palme delle mani, nonché di una discreta abilità e un po' di fatica. Se la tomaia è composta da più pezzi non è necessaria "l'arquatura", in quanto i singoli pezzi sono tagliati in modo che quando saranno cuciti prenderanno la forma del piede.

Terminata questa operazione, la tomaia viene messa ad asciugare e vengono tagliate le fodere. Viene quindi preparato "il toppone o contrafforte", che verrà posto dietro il calcagno tra la fodera e la tomaia allo scopo di aumentare la forza e di impedire la deformazione della scarpa. Il toppone viene battuto, con il martello, sul "treppiede", oppure su una forma metallica che il calzolaro tiene sulle ginocchia. Questa operazione ha lo scopo di rassodare il cuoio. Il toppone quindi viene assottigliato ai bordi e unito alla tomaia con delle cuciture poste con ordine. Dopo di che il calzolaro, scelta la forma più idonea al piede da calzare, prende dei pezzi di cuoio e li taglia a mò di piccole suole di grandezza differente e, con la guida delle misure prese, li taglia collocandoli sulla forma, in modo da ridurre la forma stessa alla conformazione del piede da calzare. Prepara quindi le suole e le sottosuole. Prende a tal fine un pezzo di cuoio dello spessore adatto alla scarpa da fare, lo bagna, lo batte con il martello e lo colloca sulla forma capovolta, lo batte ancora, lo ferma quindi con alcuni chiodini e con il trincetto lo taglia, seguendo, con la massima precisione, l'andamento della pianta del piede e quindi assottiglia i bordi.

Dopo queste operazioni i vari pezzi sono pronti per il montaggio. Sulla forma viene posta la tomaia che, dopo essere stata adeguatamente tirata con le pinze, viene fermata con dei chiodini ed infine viene il momento di cucire la tomaia con il sottopiede e con il tramezzo (una striscia di cuoio che passa lateralmente per tutto il contorno della scarpa, in corrispondenza della suola), con funzione puramente estetica per le scarpe cosiddette a "fondo aperto", che hanno cioè le suole più larghe della tomaia. Terminata la cucitura, questa viene spianata, operazione eseguita con piccoli colpi di martello in modo da non rompere lo spago della cucitura. Nella scarpa a fondo aperto, in quelle scarpe cioè nelle quali è stata passata la striscia di cuoio, a questo punto vedremo che il di sotto della scarpa presenta una superficie irregolare, per effetto appunto di questa striscia, che ai lati, infatti, si presenta cava nel centro. Per ovviare all'inconveniente, prima di montare le suole ed il tacco, viene fatto uso della cosiddetta "anima", viene cioè applicata una striscia di cuoio, dello spessore proporzionato al vuoto da colmare, dalla punta al tallone. A questo punto viene applicata "la stecca". Si tratta di una stecca metallica lunga circa 6/8 centimetri, larga 2 e con spessore di millimetri 3, applicata fra il sottopiede e la suola sotto l'arcuazione del piede, fra pianta e tacco, ed ha la funzione di aumentare la resistenza nel punto in cui la scarpa subirà la maggiore sollecitazione. Per terminare la calzatura, non resta che mettere le suole e i tacchi.

Tagliata quindi la suola e lasciata per breve tempo nell'acqua, viene violentemente battuta con il martello, sia per darle la curvatura necessaria affinché possa bene adattarsi alla forma, sia per fare uscire l'umido assorbito durante il bagno e, soprattutto, per addensare il cuoio e renderlo più resistente e la suola è pronta per essere applicata sulla forma, in esatta corrispondenza del sottopiede. Al fine di rendere tutt'uno la suola e l'anima e il sottopiede, viene posta della colla fra le varie componenti. Talvolta si tratta di normale colla acquistata già pronta per l'uso, altre volte trattasi di colla preparata direttamente dal calzolaro, cuocendo della farina di grano e dell'amido nell'acqua.

Tutt'intorno, in corrispondenza del bordo esterno, viene quindi fatta con il trincetto una piccola scanalatura di profondità tale da poter contenere lo spago della cucitura, che servirà poi ad evitare che lo spago venga a diretto contatto con il terreno. In tal modo lo spago della cucitura avrà una maggiore durata. La scanalatura, servirà anche da guida per la cucitura. Si passa quindi alla formazione del tacco. Si preparano perciò vari pezzi di cuoio di misura leggermente più grande del contorno del calcagno, se ne prendono due o tre pezzi e si cuciono alla suola sotto il calcagno. Poiché sarebbe impossibile perforare con la lesina per cucire gli altri pezzi, si fa la sovrapposizione degli altri inchiodandoli uno dopo l'altro, in gergo viene chiamata "la posta", con speciali chiodini senza capocchia. In luogo dei chiodini metallici, allo scopo di ovviare all'inconveniente dell'ossidazione dei medesimi, che potrebbe causare dei danni al tacco, possono essere adoperate delle piccole puntine di legno che svolgono la stessa funzione, applicate con un utensile chiamato "punteruolo". Posto l'ultimo pezzo, lo si inchioda con normali chiodi disponendoli in modo che presentino un buon aspetto. Dato mano al tricetto, il calzolaro avvia la forma definitiva; non resta ora che praticare i fori per le stringhe e applicare gli appositi occhielli metallici, mettere il sottopiede, dopodiché, le scarpe, saranno pronte per la consegna al cliente.

Sarà motivo di soddisfazione e orgoglio per l'artigiano sentirsi dire dal cliente che "le scarpe gli calzano a meraviglia", anche se, come dice un antico proverbio, "non vi fu mai scarpa che, per quanto ben fatta, non diventasse una ciabatta".

 

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