L'ECO di Sigillo |
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Sigillo
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La Madonnella di Pontespiano
Era di piccole dimensioni e sull'unico altare si celebravano due uffici di messe l'anno, uno il primo maggio, l'altro in novembre. Vi si celebrava la festa della Madonna del Soccorso la quarta domenica di settembre, con un triduo di preparazione, e il giorno delle rogazioni prima dell'Ascensione. Nel 1638 Filippo Aretini lasciò un suo podere con casa in località Fontemaggio e un'altra casa nel quartiere di S. Andrea al cappellano di detta chiesa perché vi celebrasse la Santa Messa tre volte la settimana. L'ultimo cappellano è stato Mons. Federico Baldieri; dopo i beni furono venduti. Dalle visite dei Vescovi nocerini appare ricca di pitture, mentre sull'altare maggiore si venerava la bella tavola con l'immagine della Madonna con il Bambino in braccio, S.Simeone e Santa Maria Maddalena ai lati, ora scomparsa. Il 10 settembre 1967 il Dott. Ciotti, Soprintendente alle antichità umbre, e l'architetto Dott. Pardi, soprintendente alle Gallerie e Monumenti dell'Umbria, hanno fatto un sopralluogo congiunto per prendere decisioni circa il trasferimento della chiesetta del Ponte Romano in altro sito, giacché la struttura della chiesa si era aperta al centro del tetto per un cedimento d'alcuni "travicelli". Il 31 dicembre 1968 la falla del tetto si allargò ancora minacciando tre affreschi del XIII secolo. Nell'ottobre del 1970, si aprì un cantiere per la demolizione della chiesa e sua ricostruzione, con i materiali di risulta in altro luogo. Il malumore della popolazione sigillana aumentava di giorno in giorno, giacché la chiesa, a detta di tutti, doveva essere riparata e lasciata al suo posto naturale. Il 26 settembre 1974 veniva inaugurata la nuova chiesa di Pontespiano, costruita su un terreno di proprietà dei fratelli Nasoni. La chiesa è stata ricostruita con cantiere e si presenta di bella fattura, elegante, artistica nella facciata e molto raccolta. E' visibile dalla Flaminia, in località Madonna del Grappa (l'antica Croce), e insieme con la Madonnella del Prato chiude il popolo sigillano tra le braccia materne della Madonna. Ho celebrato la Messa, ho parlato al popolo, ricordando la storia della chiesa e i benefici della Madonna, ho ringraziato tutti, specialmente Dona Mario ed i fratelli e ho benedetto con il reliquiario della Madonna. E' nostra intenzione, con nuovo cantiere, rifinire l'opera con un campaniletto, e con un parco di piante sempreverdi, che rendono più suggestivo e devoto questo piccolo tempietto mariano". La vecchia chiesa, per decreto della Sovrintendenza alle antichità ha cessato di esistere. Moltissimi sigillani la ricordano con affetto, era una parte della loro vita. Si poteva salvare? Certamente e con una cifra molto inferiore alla spesa sostenuta per la demolizione. Quando un'opera d'arte va in rovina è sempre una parte di noi, dei nostri ricordi che scompaiono per sempre. Ed ora? Sono trascorsi quasi trent'anni, nessun lavoro è stato fatto, ma quello che più rattrista è che la nuova chiesa è diventata come la vecchia. I coppi del tetto lentamente stanno alzandosi sotto l'infuriare del vento invernale, e la pioggia battente corrode ed infiltra la sua umidità negli spazi dissestati. Non si celebra più la Santa Messa. Per fare in modo che non si commettano gli stessi errori già commessi con l'altra chiesa ogni persona di buon cuore deve rimboccarsi le maniche e restaurare, prima che inizi l'inverno la chiesa, altrimenti non resterà pietra su pietra. Non è una lamentela, ma una segnalazione per gli "uomini dì buona volontà" che è ora di agire per salvare una parte della nostra storia di Sigillo. Giuseppe Pellegrini
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