L'ECO del Serrasanta |
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Zoccolanti |
RIAPRONO GLI ZOCCOLANTI Un ritorno alle origini dell'esperienza francescana Se ne parla in città, perché è una
cosa nuova e tutte le cose nuove fanno notizia. Se ne parla perché propongono
unesperienza religiosa inconsueta per i nostri tempi in cui troppo spesso
lincontro domenicale con Dio assume, per noi, sempre di più o troppo spesso una
forma rituale ciclica per mettere a tacere le coscienze più che rispondere ad una vera
esigenza interiore.
Sono fra Paul e fra Mario, i due francescani che hanno riaperto il convento degli Zoccolanti per organizzarvi un centro di accoglienza religiosa. Ne abbiamo già parlato su queste colonne con una intervista con il Provinciale dellOrdine al fine di fare chiarezza rispetto ad alcune voci che circolavano. Ora torniamo sullargomento con una intervista a frate Paul per un ulteriore approfondimento su questa esperienza "Noi siamo stati mandati qua dalla nostra Provincia per costituire un convento di ritiro - ci spiega - I conventi di ritiro nella tradizione francescana hanno una storia che parte dal 1400". Cosè un convento di ritiro? "Il convento di ritiro significa che di per sé è relativamente povero. Noi non abbiamo nessuna fonte di introito se non le offerte libere che possono darci le persone. Ad esempio una gran parte del cibo che noi mangiamo è regalato. Ultimamente in modo particolare dalle monache Clarisse. Non abbiamo riscaldamento. Utilizziamo soltanto stufe a legna e siamo riusciti a racimolare otto stufe da un monastero che si chiudeva e da altre fonti. Abbiamo fatto la scelta di non comperare la carne. Se qualcuno ce la regala la mangiamo perché non siamo vegetariani, però non la compriamo. Come non compriamo vino né dolci. Vediamo però che le persone sono abbastanza generose. Quindi a volte cè un po di carne, a volte un po di vino. Convento di ritiro significa quindi povertà. Abbiamo deciso di non avere una macchina. Negli spostamenti ricorriamo al treno, al pullman o allautostop. A volte non è facile perché la nostra attività pastorale ci porta in diverse parti dellUmbria e dellItalia ed a volte spostarsi con il treno significa impiegare una giornata intera per qualche cosa che con una macchina ci farebbe impiegare due o tre ore". Questo non può costituire una limitazione alla vostra attività pastorale? "Cè un limite da una parte che però apre una prospettiva nuova da unaltra parte. Se dobbiamo fare delle attività esterne ci pensiamo due volte prima di accettare e tendiamo a raggrupparle insieme. Questo significa che stiamo più a casa e dunque cè un beneficio che ne deriva. Inoltre con la gente del luogo ogni volta che vai a fare spesa sei visto da tutti perché vai a piedi. Questo ti dà una visibilità con le persone del luogo che è una cosa positiva. Vedono che ci siamo. Oppure quando vai a fare spesa le cose inutili non le compri perché devi portartele appresso e ci pensi due volte prima di riempire una busta perché fai più fatica". Comè strutturata la vostra giornata? "Un elemento fondante del convento di ritiro è che sia un convento che abbia un tono prioritariamente adatto alla preghiera. Infatti abbiamo impostato una vita di preghiera che prevede tre ore e mezzo di adorazione o meditazione al giorno, al di là delle preghiere quotidiane che fanno i Religiosi nellUfficio Divino. E questo ci dà la possibilità di trascorrere parecchio tempo in chiesa, fatto che noi consideriamo come un dono, come una grazia. Di conseguenza tendiamo a subordinare tante altre attività alla vita di preghiera. Una volta a settimana, il venerdì, abbiamo una giornata di digiuno-diserto. Sospendiamo le altre attività per poter restare da soli, ritirarci e stare un po di più con Dio". In che modo esercitate laccoglienza? "Un altro elemento del convento di ritiro è quello della porta aperta. Noi non cerchiamo persone. Però abbiamo molte persone che ci cercano e chiunque viene ed ha bisogno trova, nei limiti delle nostre capacità, un nostro andare incontro ai loro bisogni, in modo particolare per mangiare e per dormire. Cè un buon via vai di persone che vengono ed usufruiscono di questo. Non sto parlando di barboni, non voglio ricalcare una vecchia tematica. Non siamo un centro di accoglienza per i senza dimora. Però quello che noi abbiamo lo condividiamo. Oggi allora di pranzo sono capitate due persone e sono state con noi senza problemi. Anche per dormire possiamo fare lo stesso discorso. Non so se sapete che alla stazione di Gualdo ci sono due bambini che dormono lì. Noi abbiamo detto loro che se vogliono possono dormire qui. Uno viene periodicamente. Se vogliono fare una doccia possono usare la nostra doccia, se vogliono mangiare dividono la mensa con noi". Non avendo il riscaldamento le docce sono fredde? "No, abbiamo lacqua calda. Una doccia è elettrica. Poi cè un impianto di riscaldamento con dei termoconvettori in alcune camere. Noi abbiamo fatto la scelta di non utilizzarli. Le docce, però, possono essere riscaldate". Mi è stato riferito che non utilizzate nemmeno le offerte della Messa? "Abbiamo fatto la scelta che le offerte della Messa domenicale che noi raccogliamo non entrano in una cassa nostra, ma vanno ai poveri. Gli introiti di queste ultime domeniche ad esempio li abbiamo dati a qualcuno che ci ha chiesto un po di aiuto". Chi viene qui? "Abbiamo diverse persone che vengono qui per fare ritiro, per cercare di rivedere qual è il loro rapporto con Dio. Cè un buon movimento di persone. Abbiamo molte suore e diversi laici. Questa sera ad esempio vengono nove frati dalla Repubblica Ceca per vedere la nostra esperienza, parlare un po con noi e valutare se possono ripetere anche loro unesperienza simile a Praga. Un altro discorso importante è quello degli eremi. Abbiamo due piccole zone funzionanti attaccate al convento. Altri sono staccati dal convento. Per Natale ne dovremmo avere cinque funzionanti. Hanno una piccola camera per dormire, un bagno ed una piccola cappella. Quelle persone che lo richiedono possono venire e restare in questi piccoli eremi". Prevedete dei cicli particolari per questi ritiri o chi viene può rimanere quanto vuole? "Possono venire anche per una giornata. Noi, per fare una buona esperienza di silenzio e solitudine, suggeriamo non meno di cinque giorni e non più di quaranta. La maggior parte delle persone vengono per dieci giorni. Una persona adesso è qui per quaranta giorni, unaltra è stata qui per due settimane. Queste persone nel loro eremo hanno tutto loccorrente per la colazione e sanno che ad una certa ora, fuori della loro porta, trovano sia il pranzo che la cena. Hanno un orario di preghiera suggerito che è abbastanza impegnativo, con molte ore di preghiera e di adorazione; poi ognuno si gestisce secondo le proprie esigenze. Normalmente partecipano con noi alla celebrazione della Messa della sera. Una Messa che è relativamente lunga perché allinterno cè anche un momento di condivisione dove chi vuole può esternare le proprie riflessioni sul Vangelo e confrontare le proprie opinioni con noi frati". E la prima esperienza che fate di questo genere? "I conventi di ritiro sono stati istituiti nel 1400. Gli ultimi statuti per i conventi di ritiro sono stati scritti nel 1905. Nel mondo lordine francescano sta cercando di ritornare alle origini, alla riscoperta di tanti elementi delle origini. Dunque noi abbiamo proposto di avviare a Gualdo Tadino, perché ci sembra un convento adatto, questa esperienza originale, nuova, sia per la nostra Provincia che per i Franescani italiani e, nel modo in cui la proponiamo, anche per lordine francescano in genere". Una novità assoluta anche per voi che la proponete? "Sì, prima dora non abbiamo costituito un convento di ritiro." Lei non è italiano "Sono nord americano." Risente un po dellesperienza della chiesa nordamericana? "No, la chiesa nordamericana non la conosco. Sono cresciuto in America, però dai 15 ai 30 anni non andavo in chiesa. A 30 anni mi sono convertito, sono venuto in Italia e sono entrato nei Frati. Quindi la Chiesa religiosa, francescana lho conosciuta soltanto in Italia. Quando vado in America per visitare i miei genitori vado alla Messa, però è un rapporto più superficiale." Comè che è scattata in lei lesigenza di riscoprire questo tipo di esperienza? "Per capirlo cè da spiegare una cosa che non è legata a Gualdo ma ai frati che hanno avviato questa esperienza a Gualdo. Siamo due frati che da tre anni viviamo una forma di missionarietà nuova e vecchia allo stesso momento. Facciamo delle Missioni in diverse parti dEuropa, dove andiamo senza soldi, senza fissa dimora, senza sicurezze e senza far riferimento alle sicurezze che noi potremmo avere; vivendo per strada, dormendo per strada, mendicando per mangiare, pregando molto durante la giornata e cercando di testimoniare il Vangelo in un modo semplice. Lesperienza è stata approvata dallOrdine Generale. Il Superiore Maggiore di tutti i Frati del mondo è anche stato qui a Gualdo, lanno scorso a marzo, quando abbiamo organizzato un convegno a livello europeo sul temma dell'itineranza. Ad aprile dovremmo fare il secondo convegno. Ed è da questa esperienza missionaria di strada, vivendo nella precarietà, affidandoci alla Provvidenza, che abbiamo capito che ci voleva un convento che fosse consono con questa forma di vita. Tradizionalmente i frati facevano questa forma di vita missionaria e tornavano in un convento di ritiro, per ritirarsi con Dio e ripartire, poi, con unaltra esperienza missionaria. Le cose sono collegate tra di loro." In questa società in cui ognuno tende a pensare ai fatti propri forse non vediamo che esistono delle persone che anche qui a Gualdo hanno bisogno di trovare una porta aperta. Questa vostra esperienza dimostra invece che ci sono. "Sì, tanti, anche qui a Gualdo. Tante persone che hanno bisogno di una famiglia, di una comunità che li accolga. Tante persone che magari non hanno mai sperimentato questo, che magari vivono in situazioni familiari disastrate, oppure in situazioni familiari agiate ma con cuori chiusi. Tutte persone che hanno bisogno di trovare una porta aperta e sentire questo luogo come casa loro. E tante persone che hanno bisogno di trovare un cuore aperto, che le accolga così come sono, senza fare tante distinzioni tra ricchi e poveri, buoni e cattivi e cose di questo genere. Credo che il nostro problema sarà quello di arginare il flusso delle persone che potrebbero venire e ci poniamo questo problema. Però cè un bisogno incredibile, cè una solitudine incredibile, cè una ricerca di Dio incredibile, cè una ricerca di silenzio e di solitudine incredibile ... perché il mondo di oggi non propone più di tanto. Noi costituiamo in un certo senso un trampolino per lincontro con Dio, quello che noi crediamo essere il solo unico bene della nostra vita." (1 - continua nel prossimo numero)
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