L'ECO del Serrasanta |
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Attualità |
A proposito di terremoto Credo che non esista persona che non sia stata profondamente colpita dalla tragedia della scuola Jovine di San Giuliano con i 26 bambini sepolti sotto un cumulo di macerie. Noi che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle cosa significhi la paura del terremoto, il disagio della vita in tenda o in roulotte, possiamo capire più di altri le sofferenze di quella povera gente anche se il nostro dramma è nulla rispetto al loro. Una casa si ricostruisce, mentre una vita umana è persa per sempre, la perdita di un figlio è uno strappo al cuore che non guarisce mai. Sull'avvenimento, come prevedibile e com'è normale che sia, ci si sono gettati a capofitto i mass media. E, spesso, come sempre, l'hanno fatto con la stessa delicatezza di un elefante in mezzo a vasi di coccio. Nessun rispetto per il dolore inconsolabile dei padri e delle madri. Primi piani spietati sui volti disfatti dalle lacrime, domande cretine (ma chi la manda in giro certa gente!) e poi quella messa in onda a ripetizione del salvataggio di Angelo. Che scoop! Un bambino che piange sotto le macerie, che chiede acqua, che chiama la mamma! Tutto diventa spettacolo senza il minimo ritegno. Ma non c'era una legge sulla privacy? Ma la Rai, dopo l'autogoal della trasmissione interminabile da Vermicino, in cui venne trasmessa in diretta la morte di Alfredino, non aveva detto mai più una cosa del genere? Qualcuno dirà che quelle immagini sono comunque una testimonianza della conclusione felice di una vicenda terribile, e siamo d'accordo. Ma la paura, il terrore, il pianto sono un'espressione particolare del nostro corpo in una situazione particolare in cui ci si sente perduti o si avverte il rischio di perdersi, un fatto personale, che appartiene alla sfera individuale della persona, che ha una dignità e merita rispetto, soprattutto se quella persona è un bambino. Il terremoto nel Molise ci ha poi fatto riscoprire (lo sapevamo ma una rinfrescatina ogni tanto non guasta) che nel Belice, in Sicilia, dopo 32 anni, se non sbaglio, dal terremoto, ci sono ancora famiglie che vivono nei container. In Irpina ci sono famiglie che dopo 22 anni dal sisma vivono ancora nei container. Chiunque ne sia stato responsabile è una vergogna! Infine quella scuola che si è accartocciata su se stessa. In questi giorni mi affiorano spesso alla mente alcune riflessioni. La mattina del 26 settembre del '97 eravamo tutti a scuola, tutti a svolgere le nostre regolari lezioni nonostante che la notte si fosse avvertita una scossa piuttosto violenta. Ci è andata bene, non è successo niente, i nostri edifici hanno tenuto, anche se la ex scuola media è stata poi abbattuta perché fortemente lesionata. Col senno di poi, ed alla luce di ciò che è accaduto in Molise, abbiamo rischiato. In futuro, semmai ci dovesse capitare un'altra situazione analoga, dovremmo essere più cauti. Perdere un giorno di scuola in più per un eccesso di prudenza non è mai negativo. Così come, sempre alla luce di quanto accaduto a San Giuliano, è risultata una scelta felice quella di ricostruire ex novo il Liceo Scientifico, quella di costruire ex novo la scuola media e abbattere quella vecchia, quella di ristrutturare la D. Tittarelli (anche se apparentemente non aveva molti problemi). C'è un punto sul quale, però, c'è ancora qualche ritardo. Da anni alcune scuole chiedono semplici interventi per un adeguamento alle attuali norme di sicurezza, come, ad esempio, le porte che si aprono con una semplice spinta. Fino ad ora queste sollecitazioni sono rimaste lettera morta. Servirà la tragedia del Molise per mettere a posto anche questi tasselli?
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