L'ECO del Serrasanta

 

N. 21 - 3 novembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ambiente


Rocchetta

 

Corsi e ricorsi storici

Gola della Rocchetta anno 1900, riconoscereste questo ambiente?


04una.jpg (17806 byte)"... La foce aperta è in falsopiano fin presso l’insenatura di Santo Marzio, ove sgorga la sorgente che mena in gran copia l’acqua potabile entro Gualdo Tadino e alimenta il Feo, restringendosi in questo punto e salendo forma un angusto passo, scavato e corroso dalle acque nel loro precipitoso corso. Qui le rocce s’elevano a picco d’ambo i lati, (...) dal monte precipitarono grandi massi, ed uno della forma di un parallelepipedo irregolare sta là a sbarrare la via in posizione orizzontale che per la sua forma prese il nome di Tavola del Diavolo.

La Rocchetta nel 1900

Questo malefico genio delle tenebre, ha dato molto da fare ai nostri progenitori, i quali, in tutto ciò che usciva dall’ordinario per quei tempi, come in tutte le cose non facilmente comprensibili dal cervello umano vedevano l’opera del re d’Averno. Se a Gualdo Tadino la leggenda demoniaca non è creduta dalla generalità, rimasero i nomi ad attestare la credenza degli antichi. Innanzi ad esso una cascatella precipitante dall’alto muraglione di rocce verticali, ha scavato lungo il masso un solco così regolare e liscio, che meglio non avrebbe potuto fare lo scalpellino il più esperto. Il pensiero doveva naturalmente cadere nella forza dell’acqua, memori anche del noto aforisma: gutta cavat lapidem; ma nossignori l’incavo si attribuì nientemeno alla coda del diavolo, il quale nello scender dal dirupo allo scopo di porsi a mensa imbandita nella sottoposta tavola dolomitica, traendo seco la coda, lasciava l’impronta nel masso. Oggi si raccontano queste cose come fiabe e nessuno crede più alla leggenda della tavola e della coda infernale, eccettuate le femmine che vanno a far legna le quali se la cavano col gettare sul desco demoniaco un masso, come offerta al demonio, perché questi sembra abbia i denti ben temperati e lo stomaco ben corazzato per masticare e digerire pietre.

08rocchetta.jpg (24368 byte)Dalla parte del monte che procedendo rimane a destra, cioè del Penna, gli alti scogli si drizzano a piombo a non comune altezza, ricoperti nella sommità di verdura, dove oltre agli arbusti crescono la sassifraga, la madre selva, il caprifoglio, la vitalba , la smilace di foglie aspre, la dulcamara, l’altea, l’arnica, l’assenzio, la betulla, mentre al piede della roccia stessa qualche felce, poche piante di salvia selvatica, di cardi, e alcune di cicuta, oltre alla borracina, crescono stentatamente, prive, come sono, del bacio vitale del sole nella maggior parte dell’anno.

La Rocchetta nel 1990

Dimora in alto e vi compone il nido il gacchio o pirrocorax alpinus, specie di corvo nerissimo, dai riflessi metallici, dal becco giallo leggermente arcuato e dalle zampe rossicce, il quale si libra nell’aria al di sopra di questi scogli (a Gualdo Tadino lo chiamano Bello)

In fondo allo Stretto, come lo si chiama a Gualdo Tadino, si para innanzi il Montenero che congiunge il Serrasanta al Penna; e qui siamo in un punto dove l’andare è faticoso. Se vuolsi ascendere il Serrasanta, fa mestieri arrampicarsi per le balze di Campetella, fino al bel fontanile dove abbeverano gli armenti, e da lì procedere salendo fino al santuario. La montagna in questa parte mostra dappertutto i suoi grappoli porporini, col garofano a cinque foglie che esce dalle crepacce delle rocce degli Appennini, il narciso odoroso, la valeriana, la viola tricolore, il croco e mille altre pianticelle di fiori che mescolano lo splendore dei loro colori al verde dei prunai arrampicanti e ai rovi, che stendono i loro rami intorno come tentacoli.

Se poi vuolsi procedere verso il Penna, allora si sale più agevolmente a destra ponendo il piede sopra un suolo ricoperto di ... dal fiore disposto a corimbo, dal calice riflesso e dal rosso frutto pendente nella stagione propizia, da cui emana il più grato degli odori che imbalsama tutto intorno l’aria.

Gualdo Tadino possiede la bella prerogativa di avere acque abbondanti, chiare, fresche e batteriologicamente pure. Quella che sgorga dal masso detto la Rocchetta, nella foce, possiede virtù medicamentose perché fons diuretica e leggermente purgativa; già nel 1894 e 95 una quantità di gente accorreva alla sorgente, per darsi svago e per chiedere alle acque la salute."

 

... nel 1893 ... il fabbricante di stoviglie Angelo Pascucci, mediante oblazioni volontarie, raccolta una piccola somma di denaro, praticava presso la Rocchetta alcuni lavori che permisero di allacciare una parte delle polle, determinando un getto continuo e copioso ...

Da "Appunti per una storia di Gualdo Tadino", conservati presso la Biblioteca Capitolare di Gualdo Tadino e presso la Biblioteca Comunale di Cernigo,di Filippo Natali, già Segretario Comunale di Gualdo Tadino.

 

 

... Mercoledì sera ... Lorella Baffi ha consegnato al sindaco di Gualdo Tadino il nominativo del tecnico incaricato per conto del comitato (Acqua Nostra, a spese del medesimo) una verifica complessiva sul territorio al fine di risolvere la crisi idrica ... Si tratta della ricercatrice del Dipartimento di Geologia applicata dell'Università di Perugia Costanza Cambi, che avrà il compito di redigere uno studio sul bacino ... allo scopo di capire se la captazione di Rocchetta spa incide sul bacino…

Da "Il Corriere dell'Umbria" del 19 ottobre 2002.

 

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