L'ECO del Serrasanta

 

N. 20 - 20 ottobre 2002

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Esteri

 

Il punto sul Museo dell'Emigrazione

Il parere degli esperti Alberto Sorbini e Renato Nardelli


09emigrz.jpg (23755 byte)Nell’ambito della diretta televisiva dei Giochi de le Porte, prodotta dalla Event vi è stata l’occasione per fare una panoramica decisamente interessante sull’istituendo museo dell’emigrazione. Il legame fra la rievocazione storica della Gualdo del Quattrocento e la ricostruzione del fenomeno migratorio nasce, in prima istanza, dalla collocazione di parte dello studio televisivo proprio nella futura sede del museo dell’emigrazione, il Palazzo del Podestà.

Famiglia di un emigrante di Francia tratto da "Le terre delle promesse", curato dall'ISUC

In secondo luogo, la relazione fra questi due eventi - seppure distanti nel tempo e nella periodizzazione storiografica - si trova anche in una generale rinascita della vita culturale della città, che, soprattutto nell’ultimo anno, ha conosciuto diversi stimoli e novità.

In particolare, durante la diretta del venerdì e soprattutto del sabato pomeriggio una serie di interviste a studiosi, operatori culturali e personalità della vita politica e culturale ha chiarito che cosa sarà il museo dell’emigrazione nella sua struttura, finalità e sviluppo. Chiaramente, si è approfittato della platea vastissima che segue i Giochi in tv per far conoscere - mediante un linguaggio accessibile e fuori dagli schemi accademici - un’iniziativa in piena fase di realizzazione, puntando, da un lato, sull’ampia sensibilità sociale che una questione come quella dell’emigrazione riscuote, e, dall’altro, sulla possibilità di una partecipazione attiva dei cittadini alla costruzione del museo, tramite l’invito a informarsi o a donare al Centro di raccolta e catalogazione ogni tipo di materiale che potrebbe essere esposto nel museo (fotografie, documenti, oggetti di lavoro, valige e quant’altro).

Alberto Sorbini - oltre a esplicitare con competenza e puntualità alcuni elementi della simbologia sociale dello scambio dei doni fra i tavernieri e dei significati del cibo dal punto di vista antropologico - ha parlato del primo volume della collana "I Quaderni del Museo dell’Emigrazione", Migrazioni e culture alimentari, di cui è coautore, come primo esito della ricerca già attiva intorno al nascituro museo gualdese. Dino Renato Nardelli ha mostrato non solo l’importanza della ricerca storiografica sulla emigrazione come fattore educativo nella didattica per le scuole, ma ha anche messo in luce l’operazione intellettualmente ricchissima che il museo dell’emigrazione ha in animo: trasformare, mediante l’esposizione museale, gli oggetti dell’emigrante da elemento dell’esistenza privata di singoli a testimoni, fruibili nel pubblico, di un evento centrale della vita sociale e morale italiana. Nardelli ha, inoltre, individuato un elemento di contatto non accidentale - come poteva esserlo il semplice pretesto di uno studio televisivo realizzato nella sede futura del museo - fra i Giochi e il museo: la celebrazione popolare, corale di una memoria, il raccogliersi della comunità sociale attorno ad un valore, ad una fonte di tradizione, di continuità. Il passato, in sostanza, come energia ed elemento unificante del presente, e con questo in continuo dialogo.

Decisamente interessante è stato anche il contributo della dirigente scolastica Serenella Capasso, che ha molto insistito sulla didattica dell’emigrazione come fattore della formazione della coscienza civica del cittadino, reso capace non solo di scoprire le proprie radici e la propria storia personale, ma anche di inglobare nella struttura della propria personalità la tolleranza e l’accettazione della diversità. La stessa coordinatrice del Centro di raccolta e catalogazione del museo dell’emigrazione, Catia Monacelli, ha esposto le ragioni, le finalità e il progetto del museo, approfittando del medium televisivo per invitare i cittadini, soprattutto quelli che hanno storie di emigrazione nelle proprie famiglie, a partecipare attivamente alla "costruzione" del museo.

Significativi anche gli interventi del vice sindaco di Audun le Tiche, Christian Felici, e del sindaco di West Pittston, Bill Goldsworthy, che hanno già notevolmente contribuito, aderendovi con entusiasmo, alla ricerca di materiale per l’allestimento del museo. Felici ha, tra l’altro, consegnato, proprio in questa occasione, al museo alcune importanti lettere di emigrati, che saranno naturalmente esposte al pubblico nel museo stesso. Per ulteriori informazioni si può contattare il centro studi allo 0759142445 oppure scrivere ad info@emigrazione.it.

 

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