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Il punto sul Museo dell'Emigrazione Il parere degli esperti Alberto Sorbini e Renato Nardelli
In secondo luogo, la relazione fra questi due eventi - seppure distanti nel tempo e nella periodizzazione storiografica - si trova anche in una generale rinascita della vita culturale della città, che, soprattutto nellultimo anno, ha conosciuto diversi stimoli e novità. In particolare, durante la diretta del venerdì e soprattutto del sabato pomeriggio una serie di interviste a studiosi, operatori culturali e personalità della vita politica e culturale ha chiarito che cosa sarà il museo dellemigrazione nella sua struttura, finalità e sviluppo. Chiaramente, si è approfittato della platea vastissima che segue i Giochi in tv per far conoscere - mediante un linguaggio accessibile e fuori dagli schemi accademici - uniniziativa in piena fase di realizzazione, puntando, da un lato, sullampia sensibilità sociale che una questione come quella dellemigrazione riscuote, e, dallaltro, sulla possibilità di una partecipazione attiva dei cittadini alla costruzione del museo, tramite linvito a informarsi o a donare al Centro di raccolta e catalogazione ogni tipo di materiale che potrebbe essere esposto nel museo (fotografie, documenti, oggetti di lavoro, valige e quantaltro). Alberto Sorbini - oltre a esplicitare con competenza e puntualità alcuni elementi della simbologia sociale dello scambio dei doni fra i tavernieri e dei significati del cibo dal punto di vista antropologico - ha parlato del primo volume della collana "I Quaderni del Museo dellEmigrazione", Migrazioni e culture alimentari, di cui è coautore, come primo esito della ricerca già attiva intorno al nascituro museo gualdese. Dino Renato Nardelli ha mostrato non solo limportanza della ricerca storiografica sulla emigrazione come fattore educativo nella didattica per le scuole, ma ha anche messo in luce loperazione intellettualmente ricchissima che il museo dellemigrazione ha in animo: trasformare, mediante lesposizione museale, gli oggetti dellemigrante da elemento dellesistenza privata di singoli a testimoni, fruibili nel pubblico, di un evento centrale della vita sociale e morale italiana. Nardelli ha, inoltre, individuato un elemento di contatto non accidentale - come poteva esserlo il semplice pretesto di uno studio televisivo realizzato nella sede futura del museo - fra i Giochi e il museo: la celebrazione popolare, corale di una memoria, il raccogliersi della comunità sociale attorno ad un valore, ad una fonte di tradizione, di continuità. Il passato, in sostanza, come energia ed elemento unificante del presente, e con questo in continuo dialogo. Decisamente interessante è stato anche il contributo della dirigente scolastica Serenella Capasso, che ha molto insistito sulla didattica dellemigrazione come fattore della formazione della coscienza civica del cittadino, reso capace non solo di scoprire le proprie radici e la propria storia personale, ma anche di inglobare nella struttura della propria personalità la tolleranza e laccettazione della diversità. La stessa coordinatrice del Centro di raccolta e catalogazione del museo dellemigrazione, Catia Monacelli, ha esposto le ragioni, le finalità e il progetto del museo, approfittando del medium televisivo per invitare i cittadini, soprattutto quelli che hanno storie di emigrazione nelle proprie famiglie, a partecipare attivamente alla "costruzione" del museo. Significativi anche gli interventi del vice sindaco di Audun le Tiche, Christian Felici, e del sindaco di West Pittston, Bill Goldsworthy, che hanno già notevolmente contribuito, aderendovi con entusiasmo, alla ricerca di materiale per lallestimento del museo. Felici ha, tra laltro, consegnato, proprio in questa occasione, al museo alcune importanti lettere di emigrati, che saranno naturalmente esposte al pubblico nel museo stesso. Per ulteriori informazioni si può contattare il centro studi allo 0759142445 oppure scrivere ad info@emigrazione.it.
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