L'ECO del Serrasanta

 

N. 20 - 20 ottobre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

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Alta Umbria: no, grazie, non ci interessa

Valerio Anderlini


In altri tempi, quando la democrazia era ancora una cosa da conquistare, nelle cancellerie si tracciavano confini sulle carte geografiche e si stendevano trattati, in virtù dei quali le popolazioni si svegliavano a loro insaputa di qua o di la da una linea che si chiamava confine: confini che il più delle volte violentavano le entità territoriali senza tenere in alcun conto delle popolazioni e delle comunità che sui territori erano stanziate.

I drammi di queste operazioni sono quelli vissuti dalle popolazioni istriane che, nel giro di una generazione hanno avuto quattro nazionalità (austriaca, italiana, jugoslava e slovena) o quelli più recenti (Corea e Vietnam tagliate in due seguendo un parallelo) descritti qualche anno fa anche nella canzone "La riva bianca, la riva nera" cantata da Iva Zanicchi; ma si potrebbe aggiungere anche Gaifana e Boschetto divise a metà: tracciare confini a tavolino è stata per secoli una manìa dei politici con scarsa propensione (se non addirittura ignoranza totale) per la democrazia, dove le decisioni vengono dal basso.

Dopo che negli anni ’70, "democraticamente" la Regione ha associato i comuni dell’Umbria nelle gabbie delle "Comunità montane", cui sono seguite altre come il "consorzio obbligatorio del parco del Monte Cucco" o i tre ATO, tramontati i disegni egemonici eugubini sul territorio, arrivano quelli di Città di Castello che si candida capoluogo dell’Alta Umbria; disegno legittimo al quale si sta lavorando, ma i cui confini non possono essere stabiliti a Città di Castello, Umbertide o a Perugia, perché se deve nascere questa nuova entità territoriale non possono essere nuovi feudatari a deciderlo, ma le popolazioni interessate.

Così, da queste parti, ha fatto scalpore l’articolo di un consigliere regionale, uno degli operatori addetti a questa nuova impresa, che si scandalizza perché da una riunione a Umbertide erano assenti i sindaci della fascia appenninica, e quello di un giornale regionale che titolava scandalizzato "Pinacoli non ci sta", alla realizzazione di quello che sarebbe "un disegno già benedetto dalle alte sfere".

Visto che si tratta di disegni già tracciati sulla nostra pelle, siamo legittimati a dire chiaro e tondo agli autori di queste operazioni che in questa parte della Regione il progetto "alta Umbria" non interessa, anche se può rompere le uova nel paniere, e che, per quanto ci riguarda, è destinato a restare una semplice utopia (non concreta). Per essere chiari, da queste parti è più logico guardare ad Ancona o a Terni che a Città di Castello.

Tanto per scendere nel concreto Gualdo Tadino (anche se attualmente collegata a Perugia da una strada infame) dista dal capoluogo regionale poco più di Km.20 che, con il completamento della Ancona-Perugia, si ridurranno a poco più di 15’ di percorrenza, per cui qualsiasi progetto di aggregarci all’Alta Umbria è ridicolo. E analogamente per i comuni della fascia, da Fossato di Vico a Scheggia che con l’Alto Tevere non hanno nulla in comune, tranne una anomala aggregazione alla ASL fatta a tavolino.

A queste motivazioni geografiche ne vanno poi aggiunte altre di carattere socio-economico. Anche se "nei palazzi" dei programmatori ancora non se ne sono accorti, questa fascia della Regione da Nocera Umbra a Scheggia, di cui Gualdo Tadino occupa la parte centrale (e che per motivazioni oggettive NON frutto di scelte politiche regionali costituisce la parte economicamente più vivace dell’Umbria) è un’entità integrata al fabrianese, con centinaia di operatori che quotidianamente si spostano fra le varie località secondo un sistema di comunicazioni agli antipodi rispetto ai disegni strategici nell’Alta Umbria (strada dei due mari e collegamento ferroviario con Venezia); in questa zona inoltre, ove l’imprenditorialità fabrianese ha contribuito a debellare il flagello atavico della disoccupazione, parlare di Città di Castello (distante oltre i Km.60) non solletica alcun interesse rispetto alla ricca e contigua Fabriano che ne dista dai dieci ai venti. E la stessa aggregazione all’ASL Alto Tevere è una forzatura.

Quanto ai disegnatori, la storia ha già dimostrato come sono finite certe utopie…; per quanto ci riguarda non siamo interessati a diventare l’estrema propaggine di una realtà per la quale Città di Castello può cercarsi altri partner di "area vasta" oltre il confine toscano e non certo di qua dal Chiascio. Le nostre scelte territoriali abbiamo il diritto di farle secondo i nostri interessi e non secondo quelli altrui ed anche se qualcuno tenterà di imporre disegni diversi, sperando di utilizzarci come truppa di supporto a Gubbio nell'impari lotta che sostiene con Città di Castello, sappia fin da ora che sono destinati a non avere vita lunga o ad essere produttivi, riproponendo motivi di contenzioso che abbiamo già vissuto in un recente passato.

 

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