Entro
il 10 ottobre la ditta Umbria Carbonati dovrà presentare un progetto di messa in
sicurezza della cava di Pian delle Quaglie che ha provocato la frana del Colle dei Mori
minacciando seriamente la sopravvivenza del sito archeologico di epoca preromana, oggetto
di un provvedimento di sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. E' questo il
risultato di una conferenza di servizio tenutasi a Gualdo Tadino martedì 24 settembre con
i rappresentanti dell'Umbria Carbonati (la ditta che ha effettuato l'escavazione) con il
direttore dei lavori ing. Biscontini, due tecnici della regione,
l'ispettore delle Guardie Forestali Mauro Guerrieri ed il geologo Marco
Tini e l'assessore Bruno Filippetti in rappresentanza
dell'ufficio ambiente del comune di Gualdo Tadino. L'incontro doveva servire per
stabilire, in un confronto tra le parti, gli interventi urgenti da programmare e
progettare per mettere in sicurezza il sito archeologico bloccando alla base lo
smottamento dei lastroni di pietra inclinati che, non avendo più una base di appoggio,
rischiano di precipitare a valle trascinando anche il sito archeologico; una necessità
che è stata riconosciuta come prioritaria da tutti i tecnici presenti. La ditta Umbria
Carbonati ha dato la propria disponibilità ad effettuare l'intervento ed entro il 10
ottobre dovrà presentare un progetto esecutivo che verrà attentamente vagliato dal
Comune e dalla Regione. Se i tecnici degli enti pubblici lo riterranno idoneo si darà
immediatamente il via ai lavori, a spese naturalmente della ditta che ha provocato il
danno. Se, al contrario, il progetto presentato dall'azienda non fosse ritenuto valido, il
comune interverrebbe con un proprio progetto.
Ci sarà successivamente il
problema di riempire la cava di Pian delle Quaglie con del materiale non inquinante per
dare sicurezza assoluta al sito e recuperare un impatto ambientale compatibile con il
paesaggio. Tra le ipotesi che si prospettano potrebbe esserci quella di utilizzare
l'argilla estratta dalla zona della Matalotta dove verrà costruito il tracciato della
nuova Flaminia.
Intanto un punto fermo nel
quale hanno concordato tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti alla conferenza,
è che i lavori di messa in sicurezza e successiva riambientazione non potranno prevedere
ulteriore prelievo di materiale nemmeno in modica quantità. E' la volta buona per la
salvaguardia del sito? Presto per dirlo, anche se momentaneamente questa spinosa vicenda,
nel giro di pochi anni finita per due volte davanti alla magistratura, sembra chiudersi.
Del resto, se le cose sono andate come sono andate, non è da escludere che nei vari
passaggi di competenza che ha avuto il problema si annidino possibili responsabilità che
potrebbero sempre riemergere con buona pace di tutti.