L'ECO del Serrasanta |
|
Gualdo Tadino |
Chiare, fresche e dolci acque di ... infelice memoria "Consuetudo bonarum rerum est pessuma" - con questa frase di latino arcaico il professore metteva alla prova la mia abilità di traduttore. Una cosa aberrante, ma il significato delle parole era inequivocabile "L'abitudine alle cose buone è la peggiore!". Guardai in faccia il professor Ciuffolotti interdetto, rifiutandomi di dare una traduzione che sembrava non aver alcuna logica; a questo punto il docente con un sorrisetto, da cui traspariva la soddisfazione per avermi incastrato, mi venne in soccorso e la traduzione della frase - non più alla lettera - divenne "Pessima cosa è l'abitudine alle comodità". Il fatterello m'è tornato in mente in questi giorni di passione idrica; sì, perché accanto ai molti che protestano per mancanza di acqua, e a quelli i cui rubinetti erogano acqua non potabile, si annoverano anche quelli che, abituati alle nostre "chiare, fresche e dolci acque" di petrarchiana memoria, non si rassegnano a bere dal rubinetto di casa acqua clorata ai limiti della sopportabilità. Certo l'eccesso di clorazione non fa male alla salute, ma non è questo un motivo sufficiente per esagerare oltre misura, trasformando l'acqua in liscivia. A meno che il tutto non rientri in un piano di giustizia distributiva, costringendo ad acquistare acqua imbottigliata per usi domestici tutta la popolazione del comune, sia quella cui l'acqua non arriva, sia quella cui arriva inquinata e infine quella che la riceve non potabile per eccesso di clorazione. I nostri padri cantavano "A Gualdo caro mia se sta benone / ciavemo l'acqua bona e 'l vino e 'l pane ... in tutte le stagione!", altri tempi! Oggi più d'uno dice "Era meglio quando si stava peggio!" Sinceramente è difficile dargli torto, anche se per i latini l'abitudine alle comodità era deplorevole.
|
|
Non sbaglia candeggio ...
|