L'ECO del Serrasanta

 

N. 18 - 22 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ambiente

 

Una firma per il bagolaro

 

All'ombra del bagolaro, i cittadini sfogano la loro rabbia e i loro malumori

 


Sabato 14 settembre, ore 15.30. Ci fermiamo davanti alla fontanella dell’ex piazzale Santa Margherita. Tiriamo giù dal fuoristrada un tavolo, due sedie di resina, qualche foglio, due bandiere di Legambiente sotto lo sguardo incuriosito degli avventori del bar e di qualche signora che si gode dal terrazzo il tiepido sole di un settembre più autunnale che estivo. Siamo in quattro: due attivisti di Legambiente e due "collaboratori esterni" e scopo del pomeriggio è quello di raccogliere firme per salvare - posto che sia ancora possibile - il Bagolaro di Santa Margherita, lo splendido esemplare di Celsis australis confinato fra grigi edifici di cemento, con una buona parte delle radici tagliate. E' un’esperienza nuova, questa, sia per noi che per i gualdesi e mi piace annotare l’evolvere degli eventi. La posizione è chiaramente strategica: l’afflusso alla fontanella è continuo. Lì per lì non diciamo nulla, con la speranza che sia la gente ad incuriosirsi per prima e a chiedere. Qualcuno, però, ci guarda in cagnesco - evidentemente ha capito chi siamo o non ama i movimenti ambientalisti - ed invita i vicini ad allontanarsi. Allora cominciamo a chiedere: "Vuole firmare la petizione per salvare il Bagolaro?"

Le prime risposte sono piuttosto timide: anche se a Gualdo le raccolte di firme non sono certo routine quotidiana, il sospetto verso chi chiede cose del genere è grande. Qualcuno ci prende per matti: "Ma non vedete che è già legna da ardere?" Sembra andare tutto storto, ma poi qualcuno ci interpella da un terrazzo lì accanto e ci promette la sua firma. "Sì, bisogna salvarlo quell’albero: al tempo della guerra, quando si moriva di fame, noi mangiavamo i suoi frutti", ci dice una signora. "E' lui che ci ha salvati dalla fame!"

Frattanto, nei pressi del nostro tavolino, si crea un certo movimento. Invitiamo alcuni a firmare la petizione. Un signore obietta: "Tanto, a che serve? L’albero è già bello che morto: potevate pensarci prima!" e se ne va. Altri, invece, firmano, pur con qualche difficoltà vista la mancanza degli occhiali. "Per il Bagolaro qualsiasi cosa!" ci dice un anziano "E' un albero bellissimo: io me lo ricordo che ero alto così ... E' da criminali ammazzarlo così!" Nei primi dieci minuti, a prevalere è la nostalgia: un paio di signore raccontano le loro esperienze con l’albero e qualcuno fa persino ipotesi sulla sua età. Visto che però non tutti accettano di firmare, quelli che l’hanno fatto cominciano a punzecchiare i pigri: uno li accusa di essere timidi e paurosi, un altro di non avere il coraggio di prendere posizione contro chi distrugge il nostro ambiente. Un altro ci va giù pesante: "Qui sono tutti terrorizzati e nessuno ha il coraggio di far nulla!"

Saranno tutti terrorizzati, è vero, ma la gente attorno alla fontana è in costante aumento. Forse perché si fanno coraggio l’un con l’altro - riteniamo. Ormai, il primo foglio di firme è quasi completo. Ci colpisce la protesta di un uomo, sulla sessantina, che sta riempiendo grossi bottiglioni d’acqua alla fontana: "Solo per l’albero?" si stupisce al nostro invito "Ma sì, firmo: ma qui c’era da firmare contro tutto. Guardatemi: io non ho l’acqua a casa, mentre su alle sorgenti tirano fuori l’acqua a tutto spiano e la portano giù con chissà quanti camion al giorno! Qui a Gualdo, poi, spianano chiese e conventi per farci palazzotti di cemento! E' una vergogna! Io son solo pochi mesi che abito a Gualdo, ma vi assicuro che non vedo l’ora di tornarmene a casa!"

Una critica che deve farci, comunque, pensare ...

E l’acqua, poi, è l’argomento su cui tutti, prima o poi, cadono: sarà forse per la vicinanza con la fontana, ma molti, dopo aver fatto qualche osservazione sulla bellezza del Bagolaro e sulla bruttezza del palazzone in costruzione, ci raccontano le loro disavventure con l’acquedotto in quest’estate così bizzarra ... Evidentemente è l’argomento che più preme loro. In tutti c’è una gran rabbia: o verso chi sfrutta l’acqua di Gualdo per fini commerciali o verso "chi ci governa". Prendiamo atto delle loro lamentele - senza condividerle o criticarle - e le riportiamo con obiettività. Io li invito a scrivere una lettera o un articolo o a rilasciare un’intervista al L'ECO del Serrasanta. La risposta, però, è sempre la stessa: "Tanto non servirebbe a nulla! Chi ci ascolta?"

Dai racconti di altre persone veniamo a sapere che di bagolari, in realtà, ce n’erano due: il più piccolo venne abbattuto verso gli anni Ottanta. Inoltre, in località Piaggiola esiste tutt’oggi un’altra pianta di questo genere. Un altro signore ci tesse le lodi del Bagolaro con tanto impeto da commuoverci. E ci viene riferito della passione con cui l’ispettore onorario dei Beni culturali, prof. Enzo Storelli, controllava gli operai durante gli scavi perché non facessero troppo male all’albero.

Nel frattempo, transita il somaro di San Donato, in allenamento, e pare quasi interessarsi al nostro banchetto. Siamo diventati un piccolo "caso cittadino". E' quindi ora di andarcene. Alle 17,05, con una quarantina di firme per il Bagolaro, ce ne andiamo. Un risultato davvero insperato.

Pierluigi Gioia

 

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