L'ECO del Serrasanta

 

N. 18 - 22 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Attualità

TERREMOTO, 5 ANNI DOPO

 

Non solo case ...

 

Anche altri danni frutto degli eventi sismici

 


Dovevamo ritornare tutti nelle nostre magioni entro la fine dello scorso anno. Per la verità la maggior parte delle famiglie sono rientrate in casa, ma ancora c'è chi si trova in "autonoma sistemazione"; chi ancora si dimena in situazioni ingarbugliate, vedi i consorzi, che allontanano di molto le scadenze sperate. In centro storico, in particolare, si registrano ritardi esagerati per la carenza di imprese che, dopo essersi assicurate lavori ben al di sopra delle proprie capacità lavorative, non riescono a stare al passo con i tempi preventivati. Una situazione di stallo preoccupante che mette a dura prova le aspettative dei nuclei familiari i quali vedono sempre più lontano il rientro a casa. La questione, così ribadita, parrebbe di facile risoluzione ma così non è. Le pratiche sono complesse e onerose, anche per le continue mutazioni legislative, come particolarmente difficile è mettere insieme una pluralità di proprietari, alcuni dei quali non vogliono uscire da casa quando l'impresa eseguirà i lavori; altri non sono convinti che la loro abitazione abbia subito danni nonostante le dilatazione dei pavimenti, le crepe dei muri "maestri" e le infiltrazioni dell'acqua piovana.

Qualcuno dice: "Se non è cascata ora non casca più!". Il terremoto, anche se non ce ne avvediamo, ha scosso un po' tutti. La gente ha cambiato anche il modo di affrontare la vita. Il più piccolo rumore ci mette paura. Quando passano i camion di "grossa stazza" non è difficile "avvertire", di nuovo, il terremoto. La paura fa novanta. E non si dica che siamo abituati alle scosse ... Il nervosismo è a fior di pelle, i soldi scarseggiano e addirittura la storica "laboriosità, giorno dopo giorno, sta venendo meno ... Stiamo subendo la flemma "estatè".

Non si ripeta sempre però, che i danni hanno riguardato solo le costruzioni: le strade in molti punti del territorio sono state sconquassate tanto da "licenziarsi" dai marciapiede e questi ultimi, qua e là, si sono rigonfiati. Se questa è la situazione che notiamo sul suolo, domando: "Cosa sarà successo alle tubature dell'acquedotto?" Penso che hanno avuto danni ingenti nelle zone in cui le costruzioni sono state danneggiate seriamente.

Nei quartieri dove "Terry" è stato più violento sono ancora evidenti le ferite aperte nelle vie, per cui si renderebbe necessario, anche alla luce dei disagi che alcuni quartieri hanno per la scarsità di liquido erogato dall'acquedotto comunale, esperire un sondaggio puntuale sul territorio in considerazione del fatto che le perdite "istituzionali" sono comunque intorno al 40/45% dell'acqua disponibile. Il terremoto pertanto ha peggiorato la situazione, come potrebbero dimostrare anche le frequenti fuoriuscite di acqua in molti tratti dell'acquedotto. Non aspettiamo che l'acqua venga fuori, perché essa è subdola e se trova la via andrà a dipendersi nei terreni circostanti o nel sistema fognante.

Investiamo un po' di denaro nella ricerca di falle e rotture se vogliamo seriamente risolvere da subito il problema della carenza d'acqua che, paradosso dei paradossi, a dir poco è dieci volte superiore (quella che abbiamo a disposizione) alla quantità che ci servirebbe! Saremmo stolti se non ci adoperassimo in tal senso!

Giancarlo Franchi

 

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