L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

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Territorio

 

Le gemme della memoria

 


Quanto di più concreto e tangibile possa esserci tra tutto ciò che, andando indietro nel tempo, ci aiuta a raccontare com'eravamo, sono i mestieri di una volta. Era il tempo in cui il mestiere non era solo lavoro, ma era, senza retorica: "arte", perché richiedeva fatica e sempre, in qualunque caso, coinvolgimento della persona fino in fondo, rendendola partecipe, nel bene e nel male, di ciò che stava facendo.

Oggi tutti i mestieri hanno subito mutamenti. Non ce n'è uno, nemmeno il più antico e tradizionale, che non abbia dovuto adattarsi alla velocità e ai ritmi che sono ormai propri della nostra società.

Numerose società hanno conferito un ruolo centrale alla memoria, custode della loro storia e dello sforzo plurisecolare di plasmazione culturale nel quale esse si sono impegnate, conferendo domesticità al mondo. (Gli uomini sopravvivono al loro corpo finché sono in vita coloro che ne serbano il ricordo. Essi lo sollecitano attraverso le opere che lasciano. Non c'è storia senza memoria ed il flusso del tempo scorre via come l'oblio).

La memoria trasforma in storia l'accadimento, da forma a ciò che fluisce. La storia, in quanto trasmissione - memoriae traditonì - scaturisce da un bisogno umano di narrare quello che è stato. Su ciò si fonda la cultura. La memoria è tra i valori da conservare, ma, nella misura in cui la memoria delle esperienze vissute concorre a determinare la possibilità di compiere ulteriori esperienze, contribuisce a configurare il nostro futuro.

La comunità trae vita dalla sua memoria, tanto nella sfera religiosa che in comunità attiva, configura la proiezione del suo futuro sulla base del ricordo dell'esperienza storica di cui dispone. (La comunità è formata il larga misura dalla memoria collettiva di un patrimonio di esperienze condivise). Un umanista cultore di storia dice "Historia rerum memoriam conservat", e si rifiuta di chiamare uomo colui che non coltiva la sua memoria. La storia in quanto passato che viene ricordato include un'aspettativa del futuro.

Buona parte di tali ricordi rischiano di scomparire, oltre che dalla realtà socio - culturale contemporanea, dalla nostra consapevolezza storiografica. E tutto ciò che scompare dalla storia, senza che se ne conservi la memoria, rappresenta la perdita oggettiva della società, la cui identità culturale è formata e sorretta anche da ciò che è scomparso o che va scomparendo. Non si tratta di promuovere improbabili crociate in nome di un ritorno al passato, né di organizzare un infecondo, e rattristante, rimpianto di lui; si tratta di prendere atto che ogni persona costituisce, di fatto, un archivio prezioso e insostituibile di dati culturali, che sono la sedimentazione della sua irripetibile esperienza di vita. Quanto più l'arco temporale ditale esperienza è ampio, tanto più l'archivio della memoria individuale è denso di dati, spesso preziosi, comunque utili a ricostruire il quadro della vita trascorsa cd i suoi tratti caratteristici. I ricordi che ognuno di noi conserva rappresentano grumi di vita solidificati dal tempo, sottratti all'erosione dell'implacabile fluire dei giorni. Che tali grumi si sciolgano in parole ritrovate può costituire un legame, se non altro di conoscenza, tra le generazioni, nella cui esistenza concreta passata e presente coesistono - armoniosamente o conflittualmente o separatamente - mentre innovazioni e persistenze culturali concorrono a sorreggere l'umana fatica del vivere.

Questa ricerca, indubbiamente utile, è una prima iniziativa svolta dalla Associazione Archeo Club Grifo Sigillo, in collaborazione con altre associazioni sigillane e con l'Amministrazione Comunale di Sigillo, ed è mirata a due filoni di ricerca, "I mestieri di un tempo" e " Il mangiare di una volta".

E' un inizio, a titolo sperimentale, e soltanto il tempo e la collaborazione degli uomini ci potrà dare ragione.

Cav. Giuseppe Pellegrini

 

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