L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

La posta

Caro direttore


laposta.gif (1537 byte)

 

Un parcheggio "alla gualdese"

 


Cari redattori,

conoscete l’espressione dialettale eugubina fa’ le cose a la gualdese nel senso "fare le cose così e così?" Fino a qualche tempo fa pensavo che fosse una barzelletta. Poi, dopo averla sentita con le mie orecchie, ho capito che era - sì - la verità. L’accezione negativa può, in un primo momento, risultare offensiva alle orecchie di un gualdese (e non), specie se inquadrata nell’eterna disputa scoppiata ... qualche tempo fa, quando un esperto di magia e di scongiuri (o giù di lì) fece scolpire in alcune tavole di bronzo alcune maledizioni contro una città identificabile, con i dovuti distinguo, con Gualdo. Se, però, si pensa bene alla questione, si può anche convenire che sono molte le cose nella nostra città che possiedono le caratteristiche della "precarietà", della "frettolosità", della "poca razionalità", al di là della buona volontà di chi le ha create con tanto impegno e con tanta passione le gestisce o le cura. Facciamo un esempio per tutti: il parcheggio a pagamento dell’ospedale Calai. Entri e ricevi il tagliando con stampigliata l’ora di ingresso e sai che la prima ora costa tot, la seconda tot e via dicendo. Poi, che fai? cerchi un posto, ovviamente. Ebbene, molto spesso il posto non c’è, perché il parcheggio è completo. Allora che fai? Esci e, ogni volta, lì a rispiegare all’addetto che tu non hai sostato per un’ora ma che non hai semplicemente trovato posto. Rientri a ricercare un posto, nella speranza che si sia liberato. In realtà è peggio di prima. Allora sei costretto a rifare la procedura e ad uscire. Se, poi, vai a domandare perché non si trovi un parcheggio, la risposta è semplice: le auto sono disposte in maniera irrazionale perché, a parte qualche eccezione, non sono disegnati in terra i limiti dei posti auto e non è raro che si resti incastrati all’interno del parcheggio, dove le auto sono letteralmente "una sopra l’altra". Che cosa bisognerebbe fare dunque? Semplicemente due cose: contare i posti effettivamente disponibili e, con un semplice contaposti elettronico o con una chiamata fra l’addetto all’uscita e quello all’entrata, stabilire quando il parcheggio è completo e, in quel caso, esporre un apposito cartello. Ma per far questo, è necessario prima di ogni altra cosa individuare una razionale disposizione delle auto e tracciare in terra, con vernice blu, i limiti dei posti. Sono operazioni semplici e poco costose ma che hanno e fanno grande effetto.

Io non penso che un parcheggio del genere, spesso frequentato da degenti e famigliari provenienti dall’Umbria e da altre regioni, sia un bel biglietto da visita per la città. Dopo, non ci lamentiamo se a Gubbio ...

Lettera firmata

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario