L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ecologia

 

Il verde perduto

 

Robinie in segatura e Bagolaro dimenticato

 


12bagolaro.jpg (19135 byte)La parola "Wald" in tedesco significa bosco. Chissà come era diverso l’ambiente secoli fa, in questa vallata dell’Appennino, quando le genti della distrutta Tadino (XI sec. d.C.) ribattezzarono questo insediamento, "Wald", ovvero Gualdo, probabilmente a quel tempo, immersa nel verde. Querce, cerri, roverelle e più in alto faggi, castagni ... alberi ovunque.

Il bagolaro in pericolo

Negli ultimi secoli, prima l’agricoltura e l’utilizzo del legname e successivamente l’espansione della città, hanno inevitabilmente modificato l’ambiente e ridotto drasticamente il verde intorno; in realtà di boschi nel fondo valle non c’è quasi più traccia, ed anche in montagna, sempre più spesso troviamo rimboschimenti, che poco hanno a che fare con le faggete e le essenze arboree autoctone, tipiche dei nostri monti: le conifere, tanto per intenderci, pini ed abeti da queste parti non ci sono mai state, ora si! Nonostante ciò, anch’esse sono piante a tutti gli effetti, come le altre, e a nessuno verrebbe in mente di abbatterle, sono comunque esseri viventi, che metabolizzano sostanze organiche necessarie alla vita della pianta stessa, respirano e compiono quella "magia" che ha permesso all’atmosfera di arricchirsi di ossigeno, la fotosintesi clorofilliana, rendendo possibile la vita sulla Terra, al di fuori dell’acqua.

Più o meno verso la metà del XVII secolo, un tale Jean Robin importò in Francia dal nord America, una pseudoacacia dai fiori bianchi, che venne piantata a Parigi nel 1653 ed in suo onore prese il nome di Robinia. Probabilmente rimase affascinato dal fatto che con il suo legno gli Indiani d’America costruivano gli archi e con le spine dei sui suoi rami le punte delle frecce. Da noi l’albero in questione arrivò poco più tardi, sembra che anche Alessandro Manzoni venne conquistato dalla robinia e ne fece piantare diverse decine nella sua tenuta. Prima di lui, la regina Maria Teresa d’Austria (XVIII sec.) ne ordinò la coltivazione in tutti i possedimenti dell’Impero Asburgico, per il profumo dei suoi fiori; così la robinia venne massicciamente inserita a scopo ornamentale in quasi tutti i giardini e parchi. Da allora questa pianta si è diffusa talmente, che i botanici la considerano una specie "infestante", tanto da inserirla nelle piante da abbattere, nelle normali pratiche forestali, insomma un esemplare non protetto.

Ma attenzione, la robinia è un albero infestante in un bosco, in quanto per la sua facilità di riproduzione e crescita, nonché resistenza al freddo ed alla siccità, riesce a sopraffare le altre piante della macchia mediterranea a crescita più lenta, ma certamente non lo è in un giardino, dove a scopo ornamentale vengono normalmente immessi gli esemplari più belli, sia che si tratti di un parco di una villa, sia che facciano più semplicemente un po’ di ombra, nelle calde giornate estive in un giardino pubblico.

In pieno luglio, nel giardino adiacente all’ospedale Calai, abbiamo assistito al taglio indiscriminato di circa 50 alberi, in prevalenza robinie, ma anche abeti e cipressi; a detta dei responsabili dei lavori, perché malate e con ampie rassicurazioni che tutto tornerà come prima, anzi meglio. Lo speriamo vivamente, anche perché da una fugace visione dei grossi tronchi tagliati, tranne in pochissimi casi, tutte le altre piante erano in buone condizioni… Forse il taglio si poteva effettuare in altro periodo, un giardino o parco che sia, viene maggiormente frequentato in estate ed inoltre, un albero per raggiungere le stesse dimensioni delle robinie tagliate impiegherà diversi anni, tanti che i ragazzi che animano ora i giardini, ed ai quali è stato ingiustamente tolto del verde, avranno già figli e nipoti! Dal mio punto di vista, tagliare un albero, a meno che rechi una reale minaccia per cose e persone, rimane un’azione indiscriminata.

C’è un altro albero che soffre e che genera in me molta tristezza, in quanto già alcuni anni fa ne avevo rilevato stato vegetativo e misure, per inserirlo nella pubblicazione "L’Umbria degli Alberi"(Petruzzi 1998) prodotta da Legambiente e della Regione dell’Umbria, una ricerca sugli alberi monumentali della nostra regione e con una storia da raccontare. Il Bagolaro di piazzale Santa Margherita, circonferenza del tronco 4,20m. e altezza di circa 20m., c’è entrato di diritto, a pieni voti. E’ fuori di ogni logica soffocare con il cemento un esemplare del genere, di notevole valore naturalistico e storico, abbandonarlo a se stesso; in verità immaginavamo che lì fosse realizzato uno splendido giardino botanico ... è inutile organizzare la "Festa degli Alberi", educare i ragazzi a rispettare il verde, quando non si sa tutelare e valorizzare le ricchezze botaniche che si hanno, è una questione di civiltà, il verde pubblico è una risorsa, un diritto di tutti averlo ed è un delitto ambientale depauperarlo.

Il Circolo Legambiente "Il Campanaccio" di Nocera Umbra e Gualdo Tadino propone di ridare giusta importanza al Bagolaro di Santa Margherita, di ribattezzarlo Il Bagolaro dell’Amicizia, invitando tutti i cittadini, grandi e piccoli, a recarsi ogni sabato pomeriggio di settembre, al piazzale Santa Margherita, a firmare la nostra petizione un albero per amico, esternamente al cantiere sotto la folta chioma dell’albero, troverete i nostri cartelli… perché il verde è di tutti!

Massimiliano Squadroni

(Circolo Legambiente "Il Campanaccio")

 

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