L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Acqua

La nascita dell'ATO Gli impianti di depurazione La rete
Le sorgenti Quanto ci costerà? Due proposte di RC

Un'estate tribolata

 

di Riccardo Serroni

 


E’ stata un’estate tribolata a Gualdo Tadino per l’approvvigionamento di acqua potabile, come non si viveva da anni. La sorgente della Rocchetta desolatamente a secco, il quartiere San Rocco sull’orlo di una crisi di nervi, il pozzo di Pieve di Compresseto (a cui si ricorre quando c’è carenza di acqua) inquinato perché supera i parametri consentiti per ammoniaca e ferro con la popolazione che protesta e chiede di non pagare la bolletta. Inizialmente l’amministrazione comunale ha ritenuto di far fronte all’emergenza invitando la gente ad evitare sprechi e minacciando multe salate per quanti avessero utilizzato l’acqua dell’acquedotto per usi impropri (innaffiamento di orti e giardini, lavaggio di auto); ma il provvedimento non è stato sufficiente, così c’è stato il ricorso ai turni per una parte della città; infine è stata adottata la soluzione più efficace: una nuova pompa dotata di acceleratore ha consentito di erogare una quantità di acqua superiore dal pozzo di S.Marzio (+ 10 litri al secondo circa) e finalmente i disagi per San Rocco sono terminati. "Perché non ci hanno pensato prima i tecnici?" abbiamo chiesto. "Ci hanno pensato - è stata la risposta - ma non c’era sufficiente corrente per poter intervenire".

La crisi idrica del 2002 ha, comunque, lasciato in eredità alcune questioni non più eludibili:

  1. dalla sorgente della Rocchetta deve tornare a zampillare l’acqua ininterrottamente per tutto il periodo estivo (pur se è vero che anche in passato c’erano stati dei periodi di magra): una Rocchetta senza la sua fonte è un’oasi ambientale non più appetibile né dai gualdesi né dai turisti. Né è sufficiente la promessa della Rocchetta spa di installare alcune cannelle lungo la strada (una già è stata installata nei pressi del vecchio stabilimento). La Rocchetta continuerà ad essere la Rocchetta soltanto se riavrà la sua acqua che sgorga dalla roccia. Nella prossima estate, vogliamo rivedere la Rocchetta popolata come ai tempi belli: "Con l'arrivo delle piogge un filino d'acqua è tornata a scorrere dalla sorgente - dice l'assessore Filippetti - Comunque c'è la disponibilità della Rocchetta spa a studiare la possibilità di assicurare un flusso continuo anche nei periodi di magra estivi".

  2. per anni ci eravamo dimenticati del problema acqua. Il rinnovo quasi totale della rete dell’acquedotto aveva eliminato gran parte delle dispersioni ed il nuovo pozzo di S.Marzio, unitamente alle sorgenti di Capodacqua, aveva assicurato acqua a sufficienza anche nei periodi estivi. Quest’anno una siccità straordinaria ha fatto riemergere il problema anche con caratteri più drammatici. La gente, infatti, disabituata all’emergenza si è dimenticata anche di dotarsi dei sistemi di difesa (serbatoi di riserva con autoclave). L’acqua, però, nel nostro sottosuolo, ce n’è a sufficienza. Quindi, probabilmente, va cercata più in profondità, per averne il necessario anche nei periodi in cui le falde acquifere si abbassano notevolmente. Qualcosa si sta già facendo: "A settembre entreranno in funzione nuove pompe nelle sorgenti di Vaccara - ha spiegato l'assessore Guidubaldi - Inoltre stiamo studiando la possibilità di aumentare la capacità della pompa della sorgente di S.Marzio e abbiamo dato incarichi professionali per individuare nuove sorgenti";

  3. l’acqua dell’acquedotto è un bene prezioso. Certe necessità industriali andrebbero coperte, probabilmente, con l’acqua di pozzi la cui potabilità non è necessaria ed il comune si sta orientando in questa direzione: "Abbiamo previsto uno studio geologico per individuare pozzi nelle zone industriali in modo tale che le industrie possano utilizzare l'acqua dei pozzi anche se di qualità inferiore" precisa Guidubaldi.

Problematiche che, dal prossimo anno, verranno trasferite ad una nuova entità sovracomunale. Tutto il sistema degli acquedotti e delle fognature verrà, infatti, affidato per legge all’ATO. In queste stesse pagine vi sarà spiegato ampiamente di cosa si tratta. Sarà meglio? Sarà peggio? L’esperienza ci insegna che le megastrutture creano sempre più problemi rispetto a quelle più piccole. Più il centro di comando si allontana dal cittadino e più il cittadino ne soffre i disagi. Speriamo che così non sia.

Il comune, naturalmente, non delegherà tutto all'ATO. La convenzione che verrà stipulata con il gestore prevede che le amministrazioni comunali potranno progettare interventi per migliorare il servizio. L'assessore Guidubaldi ci illustra i progetti immediati già pronti o in cantiere: "Abbiamo progettato il rifacimento di tratti dell'acquedotto di San Rocco e Palazzo-Vacara e l'acquedotto da Caprara a Biagetto. Abbiamo già realizzato l'acquedotto da Monte Camera a Pieve di Compresseto, che dovrebbe eliminare l'inconveniente dell'inquinamento del pozzo di Pieve di Compresseto. Purtroppo attualmente non può essere attivato perché a Monte Camera non arriva acqua a sufficienza. Abbiamo però stipulato una convenzione con la Geochim per intensificare i controlli sul pozzo di Pieve, dove è stato posizionato un cloratore automatico". Poi la ricerca di nuovo sorgenti di cui abbiamo già parlato.

 

LA NASCITA DELL'ATO

Acquedotti: dal 2003 cambierà tutto


Ne abbiamo già parlato su queste colonne, anche se non in maniera sistematica. Dal 2003 Gualdo Tadino, come tutti i comuni dell’Umbria, farà parte dell’A.A.T.O. (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale). La legge di riferimento che rende obbligatoria questa scelta è la n° 36 del ’94 (meglio conosciuta come legge Galli): "Disposizioni in materia di risorse idriche" che tende a riorganizzare, sia istituzionalmente che industrialmente, l’assetto dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

I passaggi per l’applicazione di questa legge sono i seguenti:

  1. i comuni trasferiscono la titolarità dei servizi suddetti all’Ambito Territoriale Ottimale in cui sono stati inseriti;

  2. l’Ambito organizza la nuova gestione definendo il piano degli interventi necessari, il modello e la forma di gestione, il piano economico e tariffario alla base del contratto di affidamento ad un gestore;

  3. l’Ambito controlla che il gestore realizzi il piano, che eroghi con regolarità il servizio, che sia applicata la tariffa, aggiornando il piano ogni tre anni.

Ci sarà una netta distinzione tra la Programmazione e la Gestione. La Programmazione è compito dell’ATO (Ambito), la Gestione è affidata ad un' impresa (il Gestore) che organizza il servizio e realizza il Piano.

Il Gestore sarà anche sottoposto al controllo dell’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente) soprattutto sulla "qualità delle acque potabili e sulle caratteristiche degli scarichi idrici".

La Regione, a sua volta, eserciterà un controllo sugli ATO in base alla L.R. n° 43/97. Ed è in base a questa legge che il territorio umbro è stato suddiviso in tre Ambiti: ATO Umbria 1, ATO Umbria 2 ed ATO Umbria 3.

Gualdo Tadino (ed i comuni della fascia appenninica, ad eccezione di Nocera Umbra che nell’Ambito è con Foligno) è stato inserito nell’Ambito 1 con altri 37 comuni, tutti della provincia di Perugia, ad eccezione di San Venanzo che è in provincia di Terni. L’Ambito 1, a sua volta, è stato suddiviso in 5 sub ambiti (A.B,C,D,E).

Definiti gli Ambiti, è stata costituita l’Assemblea dei comuni consorziati, alla quale prende parte il sindaco di ogni comune od un suo delegato. Nell’assemblea non tutti i comuni hanno lo stesso peso. Ogni comune ha una quota di partecipazione proporzionata alla sua grandezza: Gualdo Tadino ha un 3% rispetto al 7,5% di Gubbio, il 5,1% di Assisi, l’8,1% di Città di Castello, il 27,5% di Perugia, lo 0,5% di Sigillo, lo 0,6% di Fossato di Vico, lo 0,4% di Costacciaro, lo 0,5% di Scheggia e Pascelupo, e così via. Per il comune di Gualdo Tadino è stato delegato a far parte dell'assemblea l’assessore Marcello Guidubaldi.L’assemblea consortile ha dato mandato di redigere il PIANO D’AMBITO ad un pool di tecnici (ing. Pier Paolo Pieroni, ing. Maria Rita Rapa, dott. Tiberio Tiberi, P.I. Marcello Cangi), coadiuvati da alcuni collaboratori (ing. Michele Mecarelli, geom. Raffaele Pignatta).

Tutte le informazioni tecniche contenute in questo servizio sono desunte dal suddetto PIANO.

La delega all’Ato ed al gestore non significa che i comuni, dal prossimo gennaio in poi, si laveranno completamente le mani dalle problematiche dell’acqua e della fognatura. L’art. 28 della Convenzione prevista nel Piano d’Ambito prevede infatti che i comuni, previa convenzione con il Gestore ed a proprie spese, potranno realizzare opere di adeguamento del servizio idrico ed altre opere ad esso collegate.

Riccardo Serroni

 

 

L’Ambito Territoriale Umbria 1


Sub Ambito A: Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Corciano, Perugia, Valfabbrica.

Sub Ambito B: Citerna, Città di Castello, Lisciano Niccone, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Pietralunga, San Giustino, Imbertide.

Sub Ambito C: Costacciaro, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Gubbio, Scheggia e Pascelupo, Sigillo.

Sub Ambito D: Bettona, Collazzone, Deruta, Fratta Todina, Marsciano, Massa Martana, Monte Castello di Vibio, San Venanzo, Todi, Torgiano.

Sub Ambito E: Castiglion del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Piegaro, Tuoro sul Trasimeno.

 

 

Gli impianti di depurazione


Il PIANO D’AMBITO si occupa, naturalmente, anche degli impianti di depurazione. Attualmente, nell’eugubino-gualdese esistono diversi impianti di depurazione: 3 a Gubbio, 1 a Fossato di Vico in consorzio con Gualdo Tadino, 2 a Costacciaro, 3 a Sigillo ed 1 a Scheggia. I tecnici che hanno redatto il Piano ritengono che il sistema attuale sia insufficiente ed inefficiente. Per il futuro ipotizzano di concentrare tutta la rete fognaria del territorio nel depuratore di Fossato di Vico (che attualmente ha una capacità di 17000 A.E.) che andrebbe potenziato con altre due linee di 30000 A.E. ciascuno fino ad una potenza complessiva di 80000 A.E. Tutti gli altri depuratori andrebbero chiusi ad eccezione di quello di Raggio (Gubbio) che serve un territorio eccessivamente marginale rispetto a Fossato di Vico. Tale orientamento si giustifica poiché gli impianti più grandi garantiscono una maggiore flessibilità e margini di sicurezza funzionale molto superiori, una elevata qualità della depurazione, costi di gestione inferiori, minore impatto ambientale.

La fitodepurazione

Ma non tutto il territorio comunale di Gualdo Tadino potrà essere collegato agli adduttori che trasporteranno le acque sporche al depuratore di Fossato di Vico. L’amministrazione comunale ha così progettato la realizzazione di un impianto di depurazione per le frazioni di Pieve di Compresseto e di Cerasa, un intervento diverso ed innovativo con la realizzazione di impianti di fitodepurazione: "Un sistema a basso costo e che prevede una manutenzione minima - spiega l'assessore all'ambiente Bruno Filippetti - Nei prossimi tre anni realizzeremo altri due impianti per depurare le acque di Morano Madonnuccia e di Crocicchio". Ma che cos'è la fitodepurazione? "E' un sistema di depurazione con metodi naturali - spiega il geologo Marco Tini, responsabile dell'ufficio Ambiente - già adottato nel nord Europa e in alcune zone d'Italia. Dopo un primo passaggio all'interno di una fossa Imhof, le acque reflue vengono convogliate in una vasca impermeabilizzata e riempita con un particolare tipo di terreno su cui verranno immessi degli arbusti in grado di assorbire le sostanze potenzialmente inquinanti e rilasciare acqua depurata". Il costo per la progettazione e la realizzazione dell'impianto a Pieve di Compresseto e a Cerasa è di circa 207 mila euro.

(R.S.)

 

 

La rete


11larete.jpg (32222 byte)La mappa c’è ed è ben dettagliata. Il sospetto che aveva qualcuno di un sistema "al buio" è infondato. Tutto l’acquedotto comunale è stato ridisegnato in un progetto globale che consente di avere una visione di insieme molto dettagliata.

Il Piano d’Ambito ha classificato tutta la rete degli acquedotti in alcune categorie:

A  (in ottimo stato) e B (in buono stato) = non necessitano di interventi di rinnovo o manutenzione straordinaria;

C = hanno qualche problema su alcune parti e necessitano di manutenzione straordinaria o rinnovo delle parti carenti;

D = necessitano di un rinnovo e sostituzione di tutto o parte della struttura.

L’acquedotto gualdese si compone di 62 Km di rete di adduzione di cui il 29% è classificato B, il 69% è classificato C ed il 2% è classificato D.

Il sistema dell’acquedotto gualdese è a rete, vale a dire che tutti i tratti sono intercomunicanti. Ciò consente ai tecnici di bilanciare la quantità di acqua proveniente dalle sorgenti riequilibrandola in modo tale che tutte le zone di Gualdo ne possano usufruire, anche quando, per ipotesi, una sorgente o un pozzo dovesse essiccarsi.

La maggior parte della rete idrica è in ghisa sferoidale ed in polietilene. Esistono tratti in acciaio ed in ghisa grigia. Mentre nelle zone di San Rocco, Palazzo Mancinelli e Vaccara esistono ancora tratti in eternit: "Questi ultimi verranno presto sostituiti - precisa l’assessore Guidubaldi - E’ stato già dato incarico ai tecnici di redigere il relativo progetto".

La rete idrica del nostro comune ha una vita media di circa 25/30 anni. La percentuale di dispersione è calcolabile intorno al 35%. Perdite ben più contenute rispetto, ad esempio, al comune di Gubbio (60%), Umbertide e Corciano (52%), Assisi (40%), Valfabbrica, Fossato di Vico e Sigillo (39%) e più consistenti rispetto a Città della Pieve (19%), Montone (9%), Torgiano (13%). Sulla nostra stessa percentuale c’è Costacciaro (35%): "Una percentuale - sostiene Guidubaldi - che intendiamo ridurre con la sostituzione della rete in eternit e con gli interventi mirati laddove si individuano perdite. Comunque siamo in limiti accettabili. Basti pensare che a livello nazionale, in alcune regioni, la dispersione arriva al 50-55% e l’obiettivo nazionale è quello di ridurla al 25%. Noi ci siamo molto vicini".

Come si calcola la dispersione?

In un anno l’acquedotto comunale produce 1.750.830 mc di acqua pari a 56 litri al secondo. Di questi ne vengono fatturati 1.135.606 mc, pari a 36 litri al secondo, con una perdita, quindi del 35,1 %.

Quanta acqua per abitante?

Un dato molto interessante, soprattutto se raffrontato agli altri comuni, è la quantità di acqua disponibile per ogni abitante.

A Gualdo Tadino disponiamo di 326 litri di acqua al giorno per ogni abitante. Una quota inferiore a quella di tutti gli altri comuni della fascia appenninica (sub ambito C: Costacciaro 380 l, Fossato di Vico 389 l, Gubbio 361 l, Scheggia e Pascelupo 530 l, Sigillo 358 l) e del sub ambito A (Assisi 373 l, Bastia Umbra 228 l, Cannara 359 l, Corciano 479 l, Perugia 362 l, Valfabbrica 353 l) ma superiore a quella dei comuni degli altri sub ambiti che hanno una media di 289 l (sub ambito B: Città di Castello, Umbertide, ecc), 219 l(sub ambito D: Bettona, Deruta, ecc) e 238 (sub ambito E: Castiglion del Lago, Tuoro, ecc).

La percentuale sulla dispersione la si riscontra, poi, sui litri fatturati. Il comune di Gubbio, quello con la percentuale più alta di perdite, a fronte di una erogazione di 361 litri per abitante, ne fattura appena 142 contro i 211 di Gualdo.

 

 

Le sorgenti


Le fonti di approvvigionamento idrico dell’acquedotto comunale sono:

Sorgenti di Santo Marzio 1 e 2 (alimentano l’acquedotto per caduta con l’ausilio di un sistema di sollevamento intermedio a Colli di Rigali). Hanno una capacità totale di circa 90 litri al secondo.

Sorgente di Capodacqua (alimenta l’acquedotto per caduta) con una capacità di 20 litri al secondo.

Sorgente di Vaccara (alimenta un sistema di acquedotto con 3 stazioni di sollevamento in serie con un dislivello complessivo di 650 m ed una portata di 30 litri al secondo) con una capacità di 54 litri al secondo.

Sorgente di Palazzo Mancinelli (alimenta cinque acquedotti per caduta) con una capacità di 25 litri al secondo.

Sorgente di Pieve di Compresseto (4 litri/sec)

Pozzi via della Rocchetta 1, 2 e 3 (15 litri/sec)

Sorgente Boschetto (2 litri/sec)

Pozzo loc. Cerasa (2 litro/sec)

Complessivamente sul territorio gualdese ci sono 8 sorgenti e 4 pozzi, tutti senza area di salvaguardia

Le sorgenti o i pozzi alimentano, complessivamente, 37 serbatoi disseminati su tutto il territorio comunale. 1 serbatoio è classificato A, 9 sono B, 22 sono C e 2 sono D (quindi vanno rifatti). 28 di essi hanno una capacità inferiore a 100 mc, 6 inferiori a 500 mc. Nella scheda si segnala, in maniera particolare, che il serbatoio di Caprara è troppo piccolo.

 

 

Quanto ci costerà?


C’è una voce che dovrebbe crearci qualche preoccupazione dall’ingresso nell’ATO, ed è quella dei costi e delle tariffe. Il nuovo gestore, infatti, ha ipotizzato una nuova tariffa media in tutto l’Ambito Umbria 1 tenendo conto delle seguenti voci: costi operativi relativi alle gestione corrente, investimenti futuri necessari, canone di concessione, remunerazione del capitale, ammortamenti. Nella previsione delle nuove tariffe che verranno applicate, per noi di Gualdo (ma anche per gli altri comuni della fascia, ad eccezione di Gubbio) c’è un’ipotesi di aumento considerevole. Ma non per coprire nostre carenze. Il comune di Gualdo, infatti, incassa per l’acquedotto praticamente la stessa cifra (864.032,39 euro, pari a 58,67 euro per abitante) di quella che spende (867.131,13 euro pari a 58,88 euro a persona). Non è così per la maggiornaza degli altri comuni dove ad eccezione di qualche caso (Assisi, Bastia Umbra, Fossato di Vico, Fratta Todina, Magione…dove addirittura i ricavi superano i costi) i costi superano i ricavi anche con gap significativi come il –0,42 euro di Gubbio ed il –0,36 euro di Sigillo.

Nella prospettiva di una uniformazione delle tariffe in tutto l’ambito è opportuno andare a vedere cosa accade attualmente in casa d’altri. Questa è la media attuale dei ricavi per abitante nei sub ambiti:

sub ambito A 81,46 euro (tariffa 0,93 euro al mc);

sub ambito B 64,14 euro (tariffa 1,05 euro al mc);

sub ambito C 56,39 euro (tariffa 0,87 euro al mc);

sub ambito D 61,59 euro (tariffa 1,24 euro al mc);

sub ambito E 51,98 euro (tariffa 0,91 euro al mc)

La tariffa attuale di Gualdo (ricavo di 58,67 euro a persona con una tariffa di 0,76 euro al mc) si pone in una posizione mediobassa. Si prevede, quindi, per noi un bel salasso nelle ipotesi delle nuove tabelle prospettate:

2003 = 1,06 euro al mc (+ 0,3 euro al mc)

2004 = 1,13 euro al mc (+ 0,37 euro al mc)

2005 = 1,21 euro al mc (+ 0,45 euroal mc)

2006 = 1,23 euro al mc (+ 0,47 euro al mc)

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2027 = 1,36 euro al mc (+ 0,6 euro al mc)

Considerando che nel nostro comune c’è un consumo medio annuo di 77 mc a persona, ci sarebbe un aumento da 58,67 a 81, 62 euro a persona (con un + 22,95 euro a persona).

Calcolo che può essere applicabile anche per gli altri comuni della fascia che hanno tariffe medie vicine a quelle di Gualdo: Costacciaro 0,75 euro, Fossato di Vico 0,73 euro, Scheggia e Pascelupo 0,83 euro, Sigillo 0,63 euro. Gli eugubini, al contrario, non avvertiranno grandi differenze perché attualmente già pagano 1,02 euro. Avranno però il vantaggio di ritrovarsi sistemata dal nuovo gestore una rete idrica attualmente ridotta ad un colabrodo senza aggravi per le loro tasche. Il che non è un vantaggio da poco.

Naturalmente stiamo parlando di tariffe medie.

All’art. 19 della Convenzione tipo, che regola i rapporti tra gli Ambiti ed i Gestori, si legge che l’Ambito può stabilire agevolazioni per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. Inoltre ci sarà una differenziazione nelle tariffe per la prima casa (con scaglioni di consumo), residenze secondarie, usi commerciali, usi industriali, usi pubblici, riutilizzo delle acque reflue, altri usi. Quindi aspettiamo prima di farci prendere dal panico. Auspichiamo che nella modulazione delle tariffe (è prevista anche una eventuale modulazione delle tariffe a favore dei comuni) si tenga conto dei punti di partenza e si eviti, almeno nel consumo minimo garantito alle famiglie, un aumento che non sia in linea con l’indice inflattivo attuale: "Noi comuni che ci vedremo aumentare le tariffe abbiamo chiesto una gradualità nell'applicazione delle nuove per evitare aggravi eccessivi ai cittadini - ha detto l'assessore Guidubaldi - La discussione è ancora in atto, speriamo di spuntarla".

(R.S.)

 

 

Due proposte di Rifondazione


Sul problema della Rocchetta e dell'acqua il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista ha avanzato alcune proposte.

Sulla Rocchetta:

- il completo risanamento dell'area delle Fonti;

- l'abbattimento e la ricostruzione, in uno stile più consono al luogo, dell'immobile dove insisteva il ristorante/pizzeria antecedentemente al terremoto del 1997;

- l'individuazione di un parcheggio auto al di sotto delle sorgenti Rocchetta spa per motivi legati alla attuale legislatura, e alle normative europee in materia di tutela delle acque considerate oligominerali e di altissima qualità;

- l'abbattimento degli immobili del vecchio stabilimento e che insistono sulla sinistra della strada comunale che porta alle Fonti;

- la conservazione della parte più recente del vecchio stabilimento (sulla destra a salire verso le Fonti) per farne anche sede di tutte le associazioni ambientaliste che operano in città e per farne una "visitors area" di servizio per visitatori ed escursionisti;

- il risanamento del vecchio rifugio in prossimità della parte più recente dello stabilimento;

- la messa in evidenza della cascata attualmente nascosta, sulla sinistra da una parte dei capannoni più che mai obsoleti;

- la realizzazione di due sentieri. che - oltre quello che conduce alla Valle del Fonno- Fontanile di Campetella e monti Serrasanta, Nero, Fringuello e Penna - si dipartano verso Santo Marzio e verso la Pineta del Soldato con la realizzazione di due fontanelle lungo il sentiero

- la realizzazione di fontanelle lungo la strada che conduce alle Fonti, a partire dal Ponte Novo".

Sul problema dell'acqua Rifondazione avanza una proposta per l'adesione alla "Carta dell'acqua" promulgata nel 1968 dal Comitato per la salvaguardia della natura e delle sue risorse del Consiglio d'Europa ed alla "Carta dell'acqua degli enti locali e dei cittadini" elaborata a Ferrara nel marzo 2002 dal Comitato Mondiale sull'Acqua e che contiene questi principi basilari:

Gli enti locali si impegnano a:

  • utilizzare, proteggere, conoscere e promuovere la carta dell'acqua come bene comune;

  • mantenere nella sfera pubblica la proprietà e la gestione dell'acqua;

  • garantire la sicurezza dell'accesso all'acqua a tutti i membri della comunità locale;

  • applicare un sistema tariffario giusto e solidale;

  • ridurre, sul nostro territorio, i prelievi eccessivi e sconsiderati;

  • favorire la riduzione delle sostanze inquinanti;

  • promuovere le forme più innovative di partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche dell'acqua;

  • promuovere il ritorno dell'acqua nei luoghi pubblici-

  • prelevare, per ogni metro cubo d'acqua fatturato, una piccola percentuale per finanziare i progetti di cooperazione internazionale.

 

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