L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Ecologia

 

Fino all'ultima carpa!

 

Quando l'ecologia è una cosa seria: storia di un fatto veramente accaduto ma che sembra una fiaba

 


Boccheggiavano, nuotando di fianco nell’acqua alta appena tre dita, mentre una folla di turisti allibiti assisteva impotente alla loro ingloriosa fine. Erano una ventina di grossi pesci, in prevalenza carpe, che chissà da quanto tempo abitavano nella fontana del parco pubblico di Stresa, a una cinquantina di metri dalla riva del Lago Maggiore.

La loro agonia era cominciata pochi minuti prima, nel tardo pomeriggio del 5 luglio scorso, allorché un solerte addetto della Cooperativa "Il faggio", a bordo del suo camioncino verde (colore che fa tanta ecologia), era giunto nei pressi della fontana ed aveva estratto il lungo tubo metallico dallo scarico per svuotarla. A chi ha chiesto cosa stesse facendo aveva risposto tranquillamente che stava svuotando la fontana in modo che la mattina successiva si potesse pulirla. "E i pesci?" gli aveva chiesto un signore, un anziano del posto.

L’operaio s’era stretto nelle spalle. "Ce li rimetteremo". "Ma questi faranno una finaccia!" aveva insistito.

L’altro aveva risposto con un mugolio e con un gesto molto eloquente che, tradotto in linguaggio corrente avrebbe potuto significare: "Ma pensi alla salute!" oppure "Che vuoi che me ne importi di due o tre pesci? Sono quasi le sei e devo tornare a casa!"

In realtà i pesci erano una ventina e il signore anziano li contemplava sgomento. Probabilmente, qualche volta, aveva gettato loro delle molliche di pane oppure era solito fermarsi presso la fontana a guardarli mentre la brezzolina del lago spegneva la calura dell’estate. L’acqua calava sempre di più e ormai il destino di quelle belle carpe sembrava segnato. Che fine invereconda per quei nobili animali ... Nel frattempo, però, qualche turista aveva assistito alla scena, dapprima incuriosito della tanta attenzione dedicata all’operaio o ad una semplice operazione di manutenzione; poi colpito dall’agonia di quei pescioni, i cui fianchi dorati guizzavano nell’acqua alta tre dita luccicando al sole. Un turista francese, con moglie e due figli, aveva chiesto ad una signora che cosa fosse successo e lei aveva semplicemente indicato la tragica scena.

"Mon Dieu! les pauvres poissons!" aveva esclamato. I due ragazzini, allarmati, correvano da una parte all’altra della fontana. Erano poi giunti, nell’ordine, una famiglia di turchi residenti in Germania, due coniugi olandesi e un possente tedesco, in candida camicia bianca. "Fische" - "Poissons" - "Pesci" - "Dort" - "Dans le lac". In pochi istanti si era creato un consiglio di emergenza: senza bisogno dire troppe parole e quasi intendendosi a gesti, il gruppo multilingue di turisti aveva deciso che bisognava a tutti i costi salvare i pesci, trasportandoli di corsa dalla fontana al lago. Ma come? La prima soluzione, escogitata dall’enorme tedesco: prenderli in braccio e correre fino al lago. Detto fatto: afferrò uno dei pesci e se lo strinse al petto. Il risultato fu che la sua camicia bianca divenne grigiastra e che il pesce cadde in mezzo al prato, dimenandosi all’impazzata. Fu allora che una delle vecchiette del posto, là presenti, trasse dalla borsa una sacchetto di plastica e lo porse all’uomo; il pesce finì nel sacchetto e, dopo aver realizzato che non sarebbe stato possibile infilarcene altri per il momento, l’uomo corse verso il lago e vi gettò il primo pesce. L’esempio fu seguito anche dal francese che, incitando i figli, riuscì a mettere in un secchiello di plastica altri tre pesci trasportati di corsa al lago da una bambina italiana, che aveva fraternizzato con i coetanei francesi. Il tempo, però, stringeva e l’acqua si abbassava sempre di più. Fu allora che un bambino italiano ebbe un colpo di genio: "Aspettate! 08ultcarp.jpg (21886 byte)stop!", fece segno a gesti e corse via. Dopo neppure un minuto tornò con un retino da pesca. Il suo arrivo fu accolto con un "Ohhh!" di meraviglia ed una coppia di turisti, seduti nella panchina accanto alla mia, accennò persino ad un applauso. In pochi minuti, i pesci furono catturati dal francese - vedi foto - e li porgeva all’omone tedesco il quale li inseriva nel sacchetto che, poi veniva trasportato di corsa dai più piccoli verso il lago, sotto la supervisione del turco. Un perfetto e spontaneo lavoro di squadra. Due minuti e la fontana venne completamente svuotata dei pesci: il salvataggio era stato effettuato in maniera efficiente e con gran soddisfazione di tutti. Tanto che tutti i componenti della squadra di salvataggio si strinsero calorosamente la mano e i presenti li ringraziarono con sorrisi, applausi e persino abbracci. Fra i più felici proprio l’anziano cui l’operaio aveva risposto in modo tanto sgarbato: non avrebbe mai pensato che dei turisti, di cui tutti dicono così male, avrebbero realizzato il suo desiderio.

Fra i meno felici la moglie dell’omone tedesco, per la patacca grigia sulla camicia; ma il tutto finì in una fragorosa risata. Così come il gruppo si era radunato in nome della comune coscienza civica, si sciolse e ciascuno se ne andò per la sua strada. Sorridendo.

Io ero lì e documentai il fatto con alcune foto. Ne rimasi veramente colpito e tuttora ne conservo un piacevole ricordo. Non so se, altrove, i pesci avrebbero avuto lo stesso destino. Spero di sì. Credo anche che per quei bambini francesi ed italiani questa sia stata la più bella ed indimenticabile lezione di educazione ambientale.

Pierluigi Gioia

 

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