L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Cultura

 

Dopo Gubbio ... ci mancava Pesaro! Sarà proprio il prezzo della gloria?

 


03stelle.jpg (40140 byte)È un tragico destino quello della città di Gualdo Tadino e della sua gente di scoprirsi nemici ad ogni svolta della storia: intorno all'anno mille ci fu un imperatore germanico che rase al suolo la città e, mentre ovunque prendevano consistenza le comunità nell'Italia dei liberi comuni, Gualdo fu costretta a risalire la china ripartendo da zero. Cinquecento anni prima c'era stata la guerra gotica e la città era stata ridotta ad un villaggio; settecento anni prima c'era stata la battaglia delle nazioni finita con la conquista da parte dei Romani; un paio di secoli prima non si sa bene cosa sia successo, ma sta di fatto che a Gubbio per la circostanza furono addirittura incise su lastre di bronzo maledizioni ed anatemi di ogni genere contro i nostri antenati ... Adesso ... scopriamo che avremmo dei conti in pendenza persino con Pesaro, per fatti risalenti al quinto secolo a.C. La notizia è stata riportata da un giornale bolognese "Il resto del carlino" il quale il 7 agosto ha pubblicato in sintesi i risultati di uno studio del ricercatore Ferdinando di Rosa, che ha decifrato una delle steli di Novilara, e che ne farà oggetto di una prossima pubblicazione.

L'immagine della stele

Vediamo di riassumere il fatto per i nostri lettori. La stele di Novilara è un reperto archeologico risalente a oltre 2500 anni prima dell'era cristiana, venuto alla luce nel 1889 e attualmente conservato a Roma nel museo preistorico etnografico "Pigorini". La stele è rimasta tuttavia sconosciuta perché nessuno studioso era riuscito a decifrare la lingua con cui è stata scritta finché nell'impresa è riuscito un ricercatore pesarese che ne ha tratto la storia di Merpone.

Nel territorio pesarese, nello scalo marittimo di Isarion alla foce dell'Isauro, convivevano gli Japigi, popolazione poi emigrata in Puglia con i Dori, popolo di commercianti e marinai, e parlavano una lingua che era un mix di italico e dorico. "La vicina popolazione umbra dei Tadinati - di Gualdo Tadino - aveva assalito Pesaro, all'epoca ancora non del tutto fortificata. I soldati, dopo aver raccolto il bottino, si imbatterono in Merpone, pesarese dell'epoca che finse di essere un collaboratore dei nemici. Si offrì di aiutarli a caricare il bottino su un carro, per poi suggerire di smontare il tutto onde sistemare meglio le cose e aggiungerne altre. Insomma, fece perdere tempo ai conquistatori, al punto tale che giunse la sera. Merpone diede così il tempo ai villaggi vicini di organizzare la difesa. Ci fu un contrattacco ed il bottino venne recuperato dopo l'uccisione degli invasori".

Questo sarebbe il contenuto della scritta scolpita sulla stele, forse meno nobile del bronzo delle tavole eugubine, ma altrettanto degna di fede. Anche se pare legittimo qualche dubbio sulla possibilità che dal territorio gualdese poche centinaia di Tarsinater potessero organizzare spedizioni fino a Pesaro. distante oltre centoventi chilometri, da dove con i mezzi e le vie di comunicazione del tempo il trasporto del materiale razziato avrebbe richiesto settimane. Ma tant'è, il tutto è servito a gratificarci di un titolo a tutta pagina "Quando Merpone salvò Pesaro dai feroci Umbri" e a far descrivere i nostri antenati come "terribili invasori che provenivano dalla zona di Gualdo Tadino". Gli Umbri ancora non erano conosciuti evidentemente come un pacifico popolo di francescani.

Visto che in tempi storicamente più recenti non risultano insorti motivi di contenzioso con la città marchigiana, perché non trarre motivo da questa scoperta per un gemellaggio in cui compensarsi i torti reciproci, magari attorno ad una tavola imbandita? In fin dei conti, anche se a suo tempo ce le suonammo a vicenda, non c'è stato uno strascico plurisecolare di maledizioni come con gli eugubini.

Valerio Anderlini

 

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