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Cultura |
Dopo Gubbio ... ci mancava Pesaro! Sarà proprio il prezzo della gloria?
L'immagine della stele Vediamo di riassumere il fatto per i nostri lettori. La stele di Novilara è un reperto archeologico risalente a oltre 2500 anni prima dell'era cristiana, venuto alla luce nel 1889 e attualmente conservato a Roma nel museo preistorico etnografico "Pigorini". La stele è rimasta tuttavia sconosciuta perché nessuno studioso era riuscito a decifrare la lingua con cui è stata scritta finché nell'impresa è riuscito un ricercatore pesarese che ne ha tratto la storia di Merpone. Nel territorio pesarese, nello scalo marittimo di Isarion alla foce dell'Isauro, convivevano gli Japigi, popolazione poi emigrata in Puglia con i Dori, popolo di commercianti e marinai, e parlavano una lingua che era un mix di italico e dorico. "La vicina popolazione umbra dei Tadinati - di Gualdo Tadino - aveva assalito Pesaro, all'epoca ancora non del tutto fortificata. I soldati, dopo aver raccolto il bottino, si imbatterono in Merpone, pesarese dell'epoca che finse di essere un collaboratore dei nemici. Si offrì di aiutarli a caricare il bottino su un carro, per poi suggerire di smontare il tutto onde sistemare meglio le cose e aggiungerne altre. Insomma, fece perdere tempo ai conquistatori, al punto tale che giunse la sera. Merpone diede così il tempo ai villaggi vicini di organizzare la difesa. Ci fu un contrattacco ed il bottino venne recuperato dopo l'uccisione degli invasori". Questo sarebbe il contenuto della scritta scolpita sulla stele, forse meno nobile del bronzo delle tavole eugubine, ma altrettanto degna di fede. Anche se pare legittimo qualche dubbio sulla possibilità che dal territorio gualdese poche centinaia di Tarsinater potessero organizzare spedizioni fino a Pesaro. distante oltre centoventi chilometri, da dove con i mezzi e le vie di comunicazione del tempo il trasporto del materiale razziato avrebbe richiesto settimane. Ma tant'è, il tutto è servito a gratificarci di un titolo a tutta pagina "Quando Merpone salvò Pesaro dai feroci Umbri" e a far descrivere i nostri antenati come "terribili invasori che provenivano dalla zona di Gualdo Tadino". Gli Umbri ancora non erano conosciuti evidentemente come un pacifico popolo di francescani. Visto che in tempi storicamente più recenti non risultano insorti motivi di contenzioso con la città marchigiana, perché non trarre motivo da questa scoperta per un gemellaggio in cui compensarsi i torti reciproci, magari attorno ad una tavola imbandita? In fin dei conti, anche se a suo tempo ce le suonammo a vicenda, non c'è stato uno strascico plurisecolare di maledizioni come con gli eugubini.
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