L'ECO del Serrasanta

 

N. 17 - 8 settembre 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

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L'ing. Biscontini: "Avevo scritto che non si doveva scavare"

Quante traversie!

Cava di Colle dei Mori: partono le denuncie

 


01collmori.jpg (23314 byte)Lo scorso 19 agosto si è consumato l’ultimo atto della cava di pietra di Pian delle Quaglie, sottostante il sito di Colle dei Mori. Il magistrato della Procura ha emesso il mandato di sequestro della cava, evidenziando cinque ipotesi di reato a carico della società attualmente impegnata nell’estrazione del materiale: coltivazione di cava di pietra senza autorizzazione edilizia; violazione del vincolo ambientale; violazione delle norme di tutela del sito archeologico; violazione dell’ordinanza di sospensione dei lavori emessa dalla Regione Umbria il 13 agosto 2001; violazione della legge 626/94 per la sicurezza e salute dei lavoratori. L’operazione di apposizione dei sigilli è stata eseguita nel pomeriggio di lunedì 19 agosto dal Corpo Forestale dello Stato di Gualdo Tadino, in attesa delle indagini giudiziarie attualmente in corso.

Lunga e faticosa la storia di questa cava che tanto ha fatto parlare di sé, per il tipo di escavazione praticata, le frane che si sono susseguite e la presenza di un sito archeologico della civiltà umbra, attualmente retrodatato dalla Soprintendenza al XIII secolo a.C. e classificato quale il più importante sito della regione umbra per consistenza, ampiezza e qualità dei reperti trovati. Dopo tanto vociare e tanti commenti è forse utile ora mettere in fila alcuni fatti salienti.

Fino al 1997 la cava era di competenza comunale e già era ampiamente conosciuto il sito archeologico soprastante l’area di escavazione, tanto che la Soprintendenza aveva posto il vincolo per difendere il territorio. E’ proprio nel 1997 che la cava viene posta sotto sequestro una prima volta per difformità dal progetto d’escavazione e la Regione Umbria subentra al Comune di Gualdo Tadino nelle competenze di controllo su Colle dei Mori. Passano alcuni mesi di blocco dell’attività estrattiva e la Regione approva un progetto di risanamento, dando l’incarico di esecuzione alla società concessionaria dell’escavazione in loco; riprendono così i lavori.

Nel giugno del 2001 accade quello che molti da tempo avevano previsto: il costone di Colle dei Mori, sotto il quale è presente l’attività estrattiva, frana, trascinando con sé un pezzo di sito archeologico; scattano i sopralluoghi della Soprintendenza e dei tecnici della Regione che, in data 13 agosto 2001, emette un provvedimento di sospensione totale dell’attività estrattiva in attesa di un progetto di risanamento.

Alla fine del 2001, un’ipotesi di recupero della cava viene presentata dalla stessa società concessionaria dell’escavazione, ma di fatto sembrerebbe che tale progetto non abbia avuto l'avallo della Soprintendenza, facendo restare immutato il provvedimento di chiusura della cava.

Si arriva così al maggio 2002 , quando la Regione comunica al Comune la restituzione delle competenze su Pian delle Quaglie, consegnando, tuttavia, solo il 24 luglio 2002 tutti gli atti, le piante e i progetti all’ufficio ambiente del Comune di Gualdo Tadino.

A seguito del passaggio di competenze, l’ufficio comunale, con sopralluogo congiunto con il Corpo Forestale dello Stato, provvede a verificare, in data 9 agosto 2002, la situazione presso la cava di Pian delle Quaglie e in tale occasione avrebbe trovato lo stato di escavazione profondamente mutato dalle fotografie rilevate il 13 agosto 2001 (giorno di chiusura), con gli operai al lavoro, contravvenendo all’ordine di sospensione emesso dalla Regione circa un anno prima. Al sopralluogo è seguita la notizia di reato inviata alla magistratura che ha provveduto ad apporre i sigilli.

Oggi Pian delle Quaglie è un’area di pessimo impatto ambientale e una pericolosa spada di Damocle che pende sul sito archeologico di Colle dei Mori che, senza un progetto di recupero, rischia, a detta dei tecnici, di scivolare verso valle nel fragore di un’estesa frana, ogni minuto di ogni giorno, sotto colpi di una pioggia più battente del solito. Il sopralluogo, effettuato nei giorni seguenti il sequestro, dalla Soprintendente ai beni archeologici Laura Bonomi Ponzi ha evidenziato la gravità della situazione: la dottoressa Bonomi ha stimato la perdita ormai inevitabile di altri 20 metri sito archeologico dalla recinzione apposta, all'indomani della frana, nel giungo del 2001 . "Il fronte sta arretrando - ha detto la Bonomi - e oltre al terreno di sito ormai irrecuperabile, almeno altri 50 metri sono a rischio di crollo se non vengono approntate misure di emergenza. Di Colle dei Mori, dal momento degli studi, abbiamo perso almeno 1/4 del sito e se passa l'inverno senza provvedimenti, rischiamo la prossima estate di ritrovarci con un'area fortemente compromessa".

Difficile sarà stabilire i criteri di risanamento senza fare ulteriori danni a ciò che già tanto ha subito, ma probabilmente qualche tecnica, qualche invenzione, qualche furberia si troverà. Alcune domande resteranno tuttavia insolute: perché fino al 9 agosto 2002 non sono stati effettuati controlli? Perché i tanti gridi di allarme sulla sopravvivenza del sito archeologico sono stati più volte liquidati in conferenze stampa e in sedi ufficiali con parole frettolose ? Chi pagherà per il risanamento, a patto che sia realizzabile, del sito archeologico di Colle dei Mori? E per quello della cava? Siamo sicuri che a Colle dei Mori e dintorni non si scaverà più?

Cinzia Tini

 

 

L'ing. Biscontini: "Avevo scritto che non si doveva scavare"


L'ing. Enrico Biscontini, direttore dei lavori, della cava di pietra Pian delle Quaglie, declina ogni sua responsabilità e lo documenta con atti concreti e precisi: "Nel giugno del 2001 - racconta - dopo un sopralluogo con la polizia mineraria della Regione, ho inviato alla ditta che coltivava la cava un ordine di servizio con delle prescrizioni precise su ciò che si poteva e si doveva fare e su ciò che non si poteva fare. Prescrizioni che ho ribadito con una raccomandata nel dicembre del 2001". Nel dicembre dell'anno scorslo l'ing. Biscontini aveva redatto un progetto di recupero per mettere in sicurezza la frana che interessava il sito archeologico prevedendo anche la chiodatura degli strati di pietra che minacciano di smottare. Il progetto non è stato mai approvato perché non ritenuto idoneo. Sulla cava, però, nelle prime settimane dell'anno in corso riprendono a rombare i motori delle ruspe e dei camion: "Da un colloquio telefonico con il titolare della ditta - precisa ancora l'ing. Biscontini - avevo percepito che non avesse ben compreso il significato degli ordini di servizio che gli avevo inviato e, tra giugno e luglio, gli ho spedito altre due raccomandate, una delle quali l'ho inviata per conoscenza anche in comune". Che cosa si poteva fare? "Solo attività che servivano per contenere la frana e di riambientamento, come riportare terreno e seminare". Che cosa non si doveva fare? "I banchi di pietra che partono dal Colle dei Mori sono obliqui. Se si scava ancora ai loro piedi scivolano provocando altre frane perché non hanno più la base d'appoggio. Quindi non si doveva scavare ancora".

(R.S.)

 

 

Quante traversie!


1935 - Enrico Stefani scopre per la prima volta il sito del Colle dei Mori.

1993 - Nuovi scavi della Sovrintendenza portano alla luce un sito archeologico di estrema importanza: un insediamo umbro di epoca preromana (1200 a.C.). La Sovrintendenza vincola l'area.

1997 - La cava è posta sotto sequestro per difformità rispetto al progetto di coltivazione. La Regione subentra al Comune nelle competenze di controllo e approva un progetto di risanamento che esegue la ditta Umbra Carbonati.

Giugno 2001 - Una frana trascina con sé una parte del sito archeologico del Colle dei Mori.

13 agosto 2001 - La Regione sospende l'attività estrattiva in attesa di un progetto di recupero.

Fine 2001 - Un progetto di risanamento non viene ritenuto idoneo dalla Sovrintendenza.

Inizio 2002 - Riprende l'attività estrattiva.

Maggio 2002 - La Regione restituisce al comune le competenze sulla cava di Pian delle Quaglie.

24 luglio 2002 - Il comune riceve dalla Regione tutti gli atti relativi alla cava.

9 agosto 2002 - L'assessore Bruno Filippetti, il capoufficio dell'ufficio ambiente Marco Tini e l'ispettore del Corpo Forestale Mauro Guerrieri effettuano un sopralluogo e verificano che è in essere un'attività estrattiva.

20 agosto 2002 - Scatta l'indagine giudiziaria. La cava è sotto sequestro ed è sospesa ogni attività estrattiva.

 

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