L'ECO di Sigillo |
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Sigillo
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L'anfiteatro di roccia
Una vasta conca si stende ai piedi della Valletta, è una zona ricca di vegetazione, d'acqua, di forre, che aggiunge al paesaggio incantevoli colori, e sembra un meraviglioso anfiteatro in roccia. I Geologi affermano che questa è una terra giovane, nata per contraccolpo alla poderosa spinta orogenica che, nell'era terziaria, sollevò le catene alpine. E, come tutti i giovani, irrequieta. Le rocce, argille, calcari, arenarie, sono per la maggior parte alloctone, cioè venute da fuori, e non oppongono troppa resistenza all'azione degli agenti atmosferici. Per quanto i rilievi dell'Appennino sono in continuo assestamento: uno dei più famosi, quello di Nofegge, ha oggi un profilo del tutto diverso da quello che risulta dalle stampe del secolo scorso, e che a sua volta era diverso da quello dei secoli precedenti. Un problema? Certo, ma anche un privilegio, perché proprio per questi assestamenti il terreno è sempre stato fertile e agevole da coltivare: anche per questo il tema del paesaggio ha tante e incantevoli variazioni, dalle perfette geometrie dei solchi e dei filari alle libere distese dei pascoli, alle macchie estrose e misteriose dei boschi. L'alta Valle delle Cese, da cui il Nofegge dipende, offre un maestoso scenario, ha avuto molta importanza nella storia dell'intera regione. Attraverso il Valico delle Cese, infatti, si metteva in comunicazione il Nord - Est degli Umbri con i Piceni, i Sanniti, i Volsci ed era una frontiera dell'antica Roma. Nel secolo scorso gli archeologi scoprirono qui, nella zona del Nofegge, un leoncino di bronzo e nel lontano 1800, l'Amministrazione Comunale di Sigillo ha venduto per l'irrisoria cifra di 350 Lire, un cavalluccio di bronzo, sempre proveniente da quella località, al Museo Archeologico di Firenze, dove ora è esposto. Di questi ritrovamenti nessuno aveva avuto notizia e nemmeno la Soprintendenza Archeologica perugina aveva sentito parlare (tanto per l'archeologica esiste soltanto Perugia e Gubbio), ma i veri tesori, la vera storia, passa inesorabilmente per questo valico, dalla battaglia di Sentinum, dove il popolo degli Umbri fu sconfitto - storicamente - alla battaglia Gotica del 552 dopo Cristo. Narra lo storico: "se ne veniva dal vicino monte che, oggi, chiamasi Monte Cuccho, una cervia inseguita da un lupo. La cervia percorse tutta la spianata del monte ed andò a rifugiarsi nell'accampamento del Galli Sènoni, i quali, appena videro la cervia subito la uccisero; mentre il lupo piegò verso l'accampamento dei Romani, che accolsero l'animale e lo venerarono come un dio, perché, il lupo e simbolo di Roma. Dall'accampamento dei romani si levarono grida di gioia perché i Galli avevano ucciso la cervia sacra alla dea Diana, ed uno dei soldati disse: la battaglia volgerà a nostro favore. Il lupo fu trattenuto in un luogo che, ancora oggi, chiamasi Pascelupo. Sigillo, un borgo a 490 metri di quota. L'inverno è tuttavia duro come sulle più alte montagne Il Paese conserva ancora tracce dell'origine medievale quando si svilupparono i primi insediamenti sul "Colle delle Capanne", da cui oggi si leva ancora il Monastero delle Suore Agostiniane. Passato l'abitato c'è un bivio che raggiunge, sulla destra, la splendida lecceta che circonda l'Anfiteatro delle Lecce, la strada prosegue invece a mezza costa, sul fianco dei monti Mucchia (quota 700), Culumeo (quota 900), Nofegge (quota 1050), Pian de Cavalli e Pian de Porci (quota 1100), che arriva al MonteCucco (1567 mt). Nella foresta, intatta, nidifica ancora l'aquila e la poiana e sono tornati i daini. Giuseppe Pellegrini
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