L'ECO del Serrasanta

 

N. 15-16 - 4 agosto 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Primo piano

 

Il museo regionale dell'emigrazione

di Rolando Pinacoli

sindaco di Gualdo Tadino

 


06musregem.jpg (23968 byte)In un incontro svoltosi qualche giorno fa a Gualdo Tadino, alla presenza del sottoscritto e di alcuni rappresentanti dell'Isuc (Istituto per la storia dell'Umbria con temporanea), la presi-dente della Regione, Maria Rita Lorenzet-ti, ha confermato che il Museo dell'Emigrazio-ne di Gualdo Tadino sarà regionale.

Il Palazzetto, sede destinata al museo

Questa notizia conforta ancora una volta i nostri sforzi intorno a questa iniziativa, che avrà, dunque, una rilevanza ben più ampia di quella locale. Con questa certezza decisamente incoraggiante, mi sono recato nei giorni scorsi a Audun-le-Tiche, in occasione del tradizionale scambio di gemellaggio che ci lega a quella città da più di vent'anni.

Il viaggio a Audun-le-Tiche ha costituito l'occasione per rinsaldare legami, per confrontare esperienze, e soprattutto per aprire un dibattito sui temi dell'emigrazione, una questione di amplissimo interesse per tutte e due le comunità. Audun ha appena presentato pubblicamente il progetto di una serie di manifestazioni che avranno luogo il prossimo anno, attraverso discussioni, spettacoli, mostre, incontri, anche con lo scopo di collaborare in modo ancora più attivo al nostro progetto di museo dell'emigrazione, che ha sollevato un entusiasmo vivissimo presso i nostri amici francesi. Le due città, in sostanza, hanno maturato e stanno maturando una riflessione che, dall'elemento catalizzatore di partenza - l'emigrazione, appunto -, si sposta verso questioni essenziali come la tolleranza, l'accoglienza e l'integrazione del diverso, la conservazione della solidarietà sociale, l'etica della comunità civile. Conservare la memoria dell'emigrazione, da una parte, e comprendere la condizione di chi è costretto, ancora oggi, a lasciare il proprio paese (specialmente in direzione della ricca Europa) nella speranza di una vita migliore, dall'altra, sono due fattori essenziali per l'apertura di una riflessione più ampia sulla preoccupante perdita proprio di quello spirito di solidarietà e partecipazione che deve informare ogni comunità.

La gravità di certi atteggiamenti, ispirati ad un egoismo chiuso e pericoloso, sembra conformarsi al peggiore aspetto della società dell'informazione in tempo reale. La velocità del mondo della conoscenza totale e istantanea dei fatti trasforma gli eventi in qualcosa che ha una vita brevissima e un uso paragonabile a quello di qualsiasi altro oggetto, che non ha un valore o significato propri, ma, tutt'al più, esclusivamente legati alla soddisfazione di un bisogno. Il rischio è quello, insomma, di perdere la memoria, o di stemperarla immediatamente in una massa di informazioni troppo fitta. La notizia, in altri termini, diventa sempre più incapace di coinvolgere il suo fruitore, divenendo vecchia e inservibile nel giro di poche ore. Si punta, in altri termini, a far breccia sulla sensazione più che sulla sensibilità.

La brutalità di questo atteggiamento la si è potuta sperimentare, purtroppo, anche a Gualdo Tadino. Tutti ricordano lo spirito di solidarietà che era letteralmente fiorito durante il periodo del terremoto. Associazioni, gruppi di volontari autocostituitisi, privati cittadini si adoperarono in un'operazione di soccorso ammirata da tutti, all'interno e all'esterno della città. Questo spirito - oggi che quasi tutti hanno ricostruito le proprie case - sembra perduto, completamente dimenticato in un clima alimentato dai piccoli egoismi, dalla chiusura totale, dalla ricerca senza scrupoli dell'interesse personale e privato. La vita pubblica rischia di subire, cioè, un processo di involuzione, con una recrudescenza impressionante dei peggiori caratteri tipici di una società ricca e assolutamente refrattaria a qualsiasi motivo di solidarietà e altruismo.

Il Museo dell'Emigrazione ha lo scopo, in questa situazione sociale, non solo di ricordare, ma anche di rialimentare, mediante la ricostruzione di un'esperienza di sofferenza o anche di successo, un fondamentale spirito di partecipazione, di solidarietà. La comunità gualdese troverà nel museo anche l'occasione per riscoprire la propria radice di tolleranza, di altruismo, di democrazia. Non solo impresa culturale, il museo avrà anche questo compito di divulgazione della cultura dell'accoglienza e dell'accettazione, mettendo a confronto un'esperienza passata, quella dell'emigrazione gualdese, con un'esperienza attuale, quella delle differenze sociali, dello straniero che arriva, della rivalutazione del nocciolo positivo dei rapporti umani, assolutamente indipendente dai conti bancari, dal livello culturale o sociale. La memoria dell'emigrazione potrà riportare alla superficie una tradizione di partecipazione oggi sopita, facendo del passato un elemento di educazione per l'oggi.

In conclusione, una comunità che sa ricordare vive meglio il suo presente e può guardare con maggior fiducia al suo futuro.

 

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