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I Templari sul monte Cucco (3) Ipotesi e testimonianze sulla presenza dei Templari nel territorio di Euro Puletti Labbazia, sorgendo su di una posizione davvero strategica, fu fortificata tra i secoli XIV e XV. Con il nuovo nome di Palatium Sancti Miliani o Castri Sancti Miliani, ospitava un capitano e qualche militare, lì inviati, dal comune di Gubbio, per difendere i monaci e gli abitanti delle ville circonvicine. La torre dellabbazia, infatti, fornita comè di spigoli a punta di diamante, più che quello di torre campanaria, ha laspetto duna torre di guardia e di difesa. Labbazia benedettina di SantEmiliano dovette essere sempre collegata, come attraverso una sorta di funicolo ombelicale, alla "laura" eremitica di San Girolamo di Monte Cucco (storicamente frequentata, almeno sin dal XIII secolo, da parte danacoreti come il beato Tomasso da Costacciaro e come altri suoi anonimi compagni di penitenza, ai quali si accenna in una lauda, databile tra il XIII ed il XIV secolo) ed al suo sacellum altomedioevale. In Italia, ma anche altrove, compaiono molti altri esempi dabbazie situate a valle e destinate al cenobitismo, alle quali corrisponde la presenza, a monte, di un eremo, ubicato in un luogo più eminente, che corrisponda allesigenza di coloro che prediligono la vita solitaria. Valgano per tutti gli esempi dellabbazia di Camaldoli, con cenobio in basso ed eremo in alto, e di quella, anchessa di presumibile istituzione benedettino-camaldolese, di San Salvatore di Monte Corona, alla quale fa, per così dire, da "pendant" leremo di Monte Corona. Una strada, antichissima, congiungeva labbazia di SantEmiliano (scavalcando, con un arco rampante, ancora architettonicamente leggibile, il Torrente Rio Freddo) alleremo primitivo, attraverso il "Passus Lupi", il passo del lupo o di Lupo (lattuale paese di Pascelupo). Per questa via dovette verisimilmente transitare anche san Domenico Loricato, alfine di raggiungere la sua celletta ("cellula"), situata presso leremo di Congiùntoli, vale a dire, in maniera assai plausibile, nei dintorni dellattuale eremo di Monte Cucco, dove già sorgeva, ed era officiato, il rupestre Sacellum Sancti Hieronymi. Nel Sacello di San Girolamo partecipava alla Messa, scendendo, periodicamente, dalla sua soprastante "cella-spelonca", anche il beato Tomasso da Costacciaro. Come mi ha acutamente scritto il Priore attuale dellEremo, padre Winfried Leipold: "Il titolo "San Girolamo" potrebbe far pensare allimportante insediamento templare di Perugia dedicato a questo Santo (oggi San Bevignate). Qualcuno ha sospettato che il luogo originariamente si chiamasse "Gerusalemme", parola dalla quale si sarebbe sviluppato "Girolamo". Ma è pura ipotesi". Presso Perugia, esisteva anche unimportante precettorìa templare, San Giustino dArno, già San Giustino dArna, non lungi dal paese di Scritto, dalla quale pare dipendesse la distante commenda di Santa Croce di Culiano. Oggi tale edificio, bello artisticamente, e storicamente importantissimo, ma che, nella più generale indifferenza, sta cadendo in rovina, è di proprietà del Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano di Malta. Taluno sostiene, inoltre, che, verso il Lago Trasimeno, vi fosse una mansio dellOrdine della Milizia del Tempio Gerosolimitano, la quale mansione avrebbe dato luogo al poleonimo Magione. In questa città esiste ancora, ed è (almeno destate) visitabile, il magnifico Castello degli Ospitalieri di San Giovanni, oggi gestito dal Sovrano Militare Ordine Gerosolimitano di Malta, altrimenti detto Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, erede dei Giovanniti, i quali furono, a loro volta, continuatori materiali, e, in qualche modo, anche morali dei Templari. Per concludere questinteressante capitolo, dirò che "il referto di morte" dei Templari, in queste nostre zone, siniziò a stilare, nel periodo compreso tra il 3 ed il 7 marzo 1310. Il processo fu inaugurato a Gubbio nel palazzo della chiesa di Santa Croce della Foce, prima, e nel palazzo del Vescovato, poi, dove, probabilmente, furono chiamati a comparire numerosi Templari di rilievo delle nostre zone (fra cui, certo, anche taluni della precettorìa di Perticano e della commenda di Santa Croce di Culiano di Sigillo), e, soprattutto, il Gran Precettore dellOrdine, Frà Jacopo da Monte Cucco. Fra i testimoni dellaccusa va segnalato Hubaldus, priore dellabbazia di Insula Filiorum Manfredi di Costacciaro. Al termine della prima seduta, gli inquisitori, non essendosi presentati né il Gran Precettore, frà Jacopo da Monte Cucco, né molti altri imputati, dichiarano costoro contumaci. Il processo ebbe il suo scontato epilogo, a Palombara Sabina, il 27 maggio del 1310. La sorte dei pochi che si presentarono a "confessare", anche se possiamo immaginarla del tutto infausta, ci è rimasta completamente ignota. A.D. MCCCXVII: unepigrafe dedicatoria, incisa, in caratteri gotici, inscritti entro cinque righi regolari, realizzati a mo di pentagramma, su di una piccola pietra quadrangolare rosata, facente parte dello stipite dellarco dun portale (forse fatto aprire proprio dallo stesso personaggio cui è dedicata liscrizione commemorativa), e presente nel pianterreno del refettorio del monastero di San Benedetto Vecchio (Gubbio, PG), celebra la memoria dun abbate costacciarolo, Ubaldus, appartenente alla ragguardevole famiglia, dorigine germanica, De Gelfonibus (o, più correntemente, De Guelfonibus), estintasi da secoli, e di cui ci sono pervenute solo scarne notizie storico-documentarie (nel secolo XVII, lerudito eugubino Vincenzo Armanni fa un fugace cenno alla famiglia Guelfóne di Costacciaro nelle sue Lettere: vol. III, p. 734). Ecco la trascrizione originale del testo epigrafico in questione (preceduto da una piccola croce "a coda di rondine", vale a dire del tipo di quella adottata dagli Ospitalieri di San Giovanni), seguìta da quella, del medesimo, riportata, per extenso, prima in latino, e, poi, in italiano: "A. D. M.C.C.C.X.VII: TM. D. UBALDI . ABBIS: DE . GELFONIBUS: DE . COSTACIARIO:"
"Anno Domini MCCCXVII tempore Domini Ubaldi Abbatis de Gelfonibus de Costaciario".
"Anno del Signore 1317 al tempo di don Ubaldo abate dei Guelfóni di Costacciaro".
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