L'ECO del Serrasanta

 

N. 14 - 21 luglio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

AI TEMPI DI MUSOPISTO" (cap. IV°)

Ci rivedremo nella jungla!

Quarta puntata della storia romanzata di Romano Maurizi


10vicoliantichi.jpg (34906 byte)- Grandissimo Iddio! Che n’è di Peppone?

- Dove sarà Peppone?

I vicoli di Gualdo ai tempi delle guerre di Musopisto

- Peppone! ....

- Pepparone! ...

- Peperone! ...

Il disgraziato aveva tutti questi soprannomi. In origine, suo padre l’aveva battezzato Giuseppe; ma poi, per abbreviare, si era fatto Peppe. In seguito, siccome cresceva grosso e prosperoso, Peppone era diventato Pepparone. Da Pepparone a Peperone, che differenza c’è? E siccome egli aveva, Dio ci guardi, un naso buffo e curioso, in tutto simile a quegli ordigni di latta in cima a una canna che servono ai sacrestani per spegnere le candele, così anche questo soprannome gli era stato affibbiato.

Del resto tutti, al mio paese, avevano in quei tempi un soprannome. Il mio non ve lo dico.

- Che n'è dunque, di Peppone? - Chi ha visto Peperone? - Morto? ... - Ferito? ... - Prigioniero? ...

- Bisogna cercarlo, ragazzi! Può essergli accaduta qualche disgrazia!

- Io non ci vengo!

- Neanche io!

- Ormai sarà passato mezzogiorno.

- Io ho fame!

- Se torno a casa tardi, mio padre mi concia bene!…..

- Anche me!

- Eppure, ragazzi, non possiamo lasciar così il nostro Generale! Immaginate che possa aver bisogno di noi! ...

- Andiamo, allora?

- E andiamo! -

Noi andavam, come dice Dante per lo solingo piano, com’uom che cerca la smarrita strada.

Ma cercavamo ben altro! Ogni tanto, un falso allarme. Ogni tanto ci arrestavamo, timorosi di vedere sbucare a un tratto, da qualche agguato, i Capezzanti, per massacrarci. Ma di Pepparone, nessuna notizia. Già stavamo, delusi e scoraggiati, per ritirarci, quando vediamo in fondo a un fosso venir barcollando un'ombra, una figura, un’apparizione indecisa ed indistinta, che non si poteva sapere che cosa si fosse. Perché soltanto la groppa trapelava fra le arruffate erbacce della proda, ed ei sembrava simile a un animale o ad un bestione che, grufando, vagolasse.

- Gesummaria! ... Che cosa sarà? ...

- Ughetto! Tiragli un po' una sassata!

Questa volta, il Pizzicagnolo colpì giusto. Lo strano animale, percosso in mezzo al groppone, s'abbatté, dando un grido, in fondo ai fosso.

- Avete inteso?

- Sì!

- A me parrebbe ...

- Anche a me!

- E se fosse ...

- Un Capezzante travestito?

- Appunto!

- Andiamo a vedere!

- Vai tu!

- Andiamo tutti insieme!

- Coraggio! -

Andiamo a vedere, e vediamo lui! proprio lui! Pepparone! lungo disteso, come se fosse morto.

Lì per lì, rimanemmo agghiacciati.

- Ughetto! rabbrividimmo; - sei tu che lo hai assassinato!

- Io?!?!… Me l’avete detto voialtri!..

- Taci, scellerato!

- Peppe!

- Giuseppe!

- Peppino!!! ... -

A questi richiami, il Generale si riscosse. Aprì un occhio; quindi schiuse quell'altro; ci guardò e ci risquadrò. - Siete voi?

- Ma sì!

- Proprio voi?

- In persona. Ma che t'è successo, povero Peppone?

- Non ci son più, dunque, i Capezzanti?

- Ma no!.. Alzati!

- Meglio così! - disse il Generale, con voce cupa.

- Che t'hanno fatto? Alzati! -

Il Generale si levò. Dio!. Come l'avevano accomodato quei barbari nemici! Tutto nero! La faccia tutta nera, sporcata apposta, a scherno ed a ludibrio, come un Africano!

- Peppone! Tu sembri un Abissino! -

Allora, il Generale dié un morso nel cappello. Povero cappello!. Come gli avevano cucinato anche quello! Tutto bucato, sdrucito e cincischiato, sfettucciato peggio che uno scacciamosche!

- E questo, - dicemmo noi, - non è più buono nemmeno da mandare al màcero, per far la carta! -

Allora il Generale sbottò a piangere. E piangi, e piangi e piangi, emetteva certi singhiozzi che ti straziavano l'anima. Lacrimava insomma, come ben dice Omero, simile a cupo fonte, che tenebrosi, da scoscesa rupe, versi i suoi rivi. Lacrimava, cioè, in una maniera veramente epica. Ma noi, che non ci intendevamo ancora di letteratura, attaccammo a ridere; e ridi, ridi, ridi, spalancavamo certe bocche, che ci si sarebbero potuti cavar tutti i denti. E il peggio si è, che più noi ridevamo, e più Peppone elevava in contrasto i suoi lai. Talché ci convenne buttarci per terra, se no scoppiavamo. E anche per terra ci torcevamo, come gente presa dalle convulsioni. Il Generale strillava come un porcello. I suoi grandi occhi parevano due uova al burro nel tegame, e la voce rassomigliava a quella d'una carriola. Alla fine, come Dio volle, c'impietosimmo, e con le lagrime agli occhi dal gran ridere che avevamo fatto, lo tirammo su dal fossato, e cercammo di confortarlo.

- Vai là, Peppino, ché non è nulla!

- Quando sei grande, non ti ricordi più!

- Ringrazia invece Iddio!

- Poteva andar peggio!

- Con quei terribili Capezzanti ...

- Ahaa!.. - muggì Peperone, all’acerbo ricordo. - Me la pagheranno, sì! me la pagheranno!.. Dove sono andati, quegli infami seguaci del Mahdi?

- Lascia stare i seguaci del Mahdi, e vieni via con noi, perché è tardi.

- Che ora è? - E’ già passato mezzogiorno. - Mezzogiorno?! - Eh sì!.. Credevi che si fosse imputato il sole?

- Ahimè! ... Che cosa dirà il mio babbo?

- Ti dirà quello che dirà il nostro babbo a noi. Non sai che abbiamo un babbo a casa anche noi , che ci aspetta per fare i conti? Su via, dunque ! Muoviti!

- Ahimé! ... Ahimé! ....

- Ahinoi! ... Ahinoi! ...

Così lamentandoci, adagio adagio c'incamminammo. Giunti che fummo alla cosiddetta Fonte delle Donne, tanto per fare un'ultima opera di misericordia, incapozzammo il Generale in quelle chiare, fresche e dolci acque, tanto da ridurlo ancora un po’ da cristiano; e a forza di strigliarlo, di strofinarlo e di risciacquarlo, lo riducemmo assai peggio che non fosse prima.

- Ahimé! ... Mi avete rovinato! ... Datemi il cappello!

- Quale cappello?

- Il mio!

- Ma l'abbiamo buttato via.

- Buttato via?! ...

- E che te ne facevi? Non era buono neanche da metterlo sotto la chioccia. Eppoi , con quella birignòccola lì che ci hai nel ceppo dell'orecchia, non ti sarebbe entrato nemmeno in te sta.

- Ahimé! Ahimé! ... Che mi farà mio padre?

- Lo stesso che a noi. E’ un pasticcio! ... Fra poco, saran bastonate! ...

- Ahimé, ahimé!

- Ahinoi, ahinoi! ... -

Alle porte del paese, ci separammo.

Ma prima di allontanarsi, il Generale si rivoltò; mostrò irato le pugna al fatal colle del Monticello, e con voce stentorea gridò:

- Arrivederci, Straccaganasse! ... Arrivederci a Filippi! -

Poi ci pensò meglio, e rivoltandosi ancora: - Ci rivedremo, Straccaganasse!.. Ci rivedremo nella Jungla! ... - Disse un'ultima volta: - Ti aspetto a Cassala! ... - e sparve ...

Quando il mio povero babbo mi ebbe nelle mani…Beh! ... ve lo racconterò un'altra volta.

Adesso invece, tanto per non far più confusioni, e perché non accada anche a voi come al nostro disgraziatissimo Generale, che scambiava Straccaganasse col Gran Califfo, e i Capezzanti con gli Africani, coi Dervisci , coi Bagdara ed altra simile genia, vi dirò chi fosse tutta questa bella gente.

Se non altro, per il buon nome del mio paese, e per l'onore stesso dei nostri pacifici Capezzanti.

 

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario