L'ECO del Serrasanta

 

N. 14 - 21 luglio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Frazioni

SAN PELLEGRINO

Eliana, la bella

Il terremoto ... E' anche questo


09torresanp.jpg (15001 byte)Richiami, urla, imprecazioni, bestemmie. Il paese è un gigantesco cantiere del post terremoto. Nei vicoli rimbomba il frastuono dei demolitori (i motopicchi ...), dei martelli pneumatici, dei compressori e nel cielo ondeggiano pericolosamente i lunghi tubi delle betoniere da cui escono sibilando tonnellate di cemento. Il tutto condito da un polverone del diavolo nel quale vengono inghiottiti senza misericordia gli antichi tetti e comignoli che hanno patito il sole, l’acqua e la neve per oltre due secoli e che hanno visto tante generazioni palpitanti di vita nascere, vivere e morire.

Ora, ridotti ad un ammasso di macerie, con ancora i licheni ed il muschio attaccati, ornamenti di una vetusta nobiltà, vengono impalati da un mostro d’acciaio e portati alla distruzione presso un altro orrendo mostro che li disintegra senza pietà facendo tremare il terreno tutt’intorno, laggiù nella valle. Funerali impietosi per le cose plasmate da secoli di vita, belle, uniche e irripetibili, portatrici di un'anima, un' impronta che trascende la realtà ma in grado di materializzarsi da un momento all'altro.

Ieri l'altro, infatti, mentre il tetto di una graziosissima casa crollava sotto la brutalità delle benne, gli operai hanno notato una piccola scatola di legno rotolare tra le tegole ed i travi frantumati. Pensando a chissà quale tesoro racchiuso (i marenghi d’oro della nonna ...) l’hanno immediatamente recuperata. Il legno tarlato ed i chiodi fatti a mano con cui anche il coperchio era stato sigillato denotavano un’origine molto lontana.

Aperta con tutte le cautele possibili, mentre decine di occhi speranzosi fremevano nell'attesa di cogliere i bagliori dell'oro, apparvero, invece, alcuni fogli di carta dalla grana grossolana dei quali solo due scritti con inchiostro color seppia, sbiadito dal tempo.

Svaniti così i marenghi d’oro, i muratori e la loro delusione, ci siamo ritrovati solitari con la cassetta in mano. Legittimato il possesso con una telefonata al proprietario della casa, ci siamo subito dedicati alla difficile lettura della calligrafia minuta, ordinata, chiaramente femminile.

La firma e la data: Eliana ..., San Pellegrino 27 marzo 1874.

"Mi chiamo Eliana e gli amici e le amiche, quelle di cuore, aggiungono "la bella".ma è mia convinzione non meritarmi si tale appellativo. Ho 19 anni e sono maestra di lettere, disegno ornamentale e matematiche elementari. Domattina andrò a nozze con Antonio, diplomato in agronomia e computisteria rurale. Lui abita prospiciente la piazza di Gualdo. Ed è brava e buona persona, non tanto timorata di Dio come dovrebbesi. Partiremo lontano. Sono contenta, ma non come da mio desiderio (... ... ...). Ho tanti amici. Avrò grande dispiacere nel lasciarli. Avrò dispiacere per la mia casa, per mio padre. Per i libri, i fiori ed il sole che entra nella mia finestra. Per la mia giovinezza (... ... ...).

Per i passerotti che abitano in su l'alloro. Per le cose della mamma. Per i rumori ... ... ... Per le voci dei vicini, per tutto quanto ho avuto in sì dolce compagnia per 19 anni.

Eliana."

Abbiamo rimesso a posto la cassetta di Eliana più o meno dove si trovava prima e l'abbiamo collocata tra i tiranti d'acciaio del nuovo tetto. Il cemento che l'operatore ha delicatamente fatto uscire dal tubo del compressore l' ha, a poco a poco, seppellita.

Così è tornata nel passato remoto la ragazza che doveva sposarsi il giorno dopo ma che non era contenta quanto sarebbe stato logico aspettarsi perché non avrebbe più giocato con la neve che, due giorni prima, la tramontana aveva trasportato dai monti in piccoli granelli ghiacciati e che lei aveva tenuto in mano come perle. Ed il sole di quella mattina che le riscaldava il viso e le braccia. E le rondini che erano tornate e le primule e le violette che stavano per fiorire.

Ma, principalmente, la sua tristezza perché il giorno dopo, con il matrimonio, essa avrebbe perduto per sempre lo splendore e la spensieratezza della sua giovinezza.

Quel vecchio tetto, con i licheni ed il muschio, aveva consegnato il messaggio.

Arrivederci Eliana, ... la bella.

Arrivederci cara.

Luigi Gaudenzi

 

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