L'ECO di Sigillo |
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Il malessere giovanile di Giuseppe Pellegrini Tutte le società stabiliscono una scala o gradazione d'età, ma, in genere, differiscono nella determinazione di quali siano quelle tappe, che contenuti vitali le corrispondano e quando e come si passa da una di loro a quella successiva. Così, l'infanzia, che tendenzialmente esiste in tutte le culture, non assume lo stesso significato nella nostra società preindustriale ed industriale. Altrettanto succede con la vecchiaia. E anche se in genere il passaggio degli anni comporta la progressiva acquisizione di posizioni sociali di "status" più elevato, non sempre è così. In alcune società tribali l'età diventa il principale criterio di stratificazione sociale. Al contrario, nella nostra società, l'età non incide sulla stratificazione, ma sull'identità personale e sullo status, così come sul possesso o meno di certi diritti e doveri, quali, votare, avere responsabilità penale, guidare, andare a scuola, andare in pensione. L'età costituisce un principio organizzativo perché regola entrate ed uscite da diversi ambiti e di vita e di doveri, mentre l'età sociale corrisponde ad un principio regolativo della società. I giovani sono per definizione coloro i quali sono impegnati nel processo di diventare adulti. Tale processo e caratterizzato da diversi elementi che concorrono a raggiungere lo status d'adulto: "L'uscita dalla scuola, l'inizio della vita professionale, l'uscita dalla famiglia d'origine, il matrimonio, la costruzione di una nuova famiglia, l'assunzione, con la paternità e la maternità, di responsabilità nei confronti di una nuova generazione". Ma i ragazzi, i nostri ragazzi, non sono sordi alle parole di vita, alla voglia di essere, di donare, d'amare. Hanno solo bisogno di conoscere le possibilità del loro pensiero e del loro cuore. Hanno bisogno d'esempi forti in questo senso, che deve venire dai genitori, dagli insegnanti, dagli uomini di cultura e da quelli delle istituzioni. Hanno bisogno di chi sappia donargli del tempo, per guardarli negli occhi, per comprenderne i segreti, le speranze, le paure, i silenzi. Per aiutarli a capire le emozioni, a manifestarle, a viverle, ad essere emozione per gli altri. Hanno bisogno di una carezza come di un rimprovero, di un suggerimento come di un gesto di fiducia, d'una parola come di un semplice ascolto, ma, autentici e veri. Hanno bisogno di noi, del nostro essere genitori sul terreno della loro vita, un esempio ricco di percorsi, i più sicuri, i più esaltanti, i più umani, da seguire per giungere alla meta della sensibilità, della conoscenza, del coraggio, del pensiero, della serenità. Ma soprattutto hanno bisogno d'un pizzico d'amore per far esplodere la vita che c'è in loro, per farla ricadere sul mondo, che della loro linfa, della loro forza, della loro gioia, della loro speranza, della loro fantasia e della loro meraviglia ha bisogno per sentirsi ancora vivo e vero. Percepire, capire e vivere le emozioni dei giovani d'oggi è difficile, perché in loro c'è molta diffidenza verso l'attuale società, preoccupazione verso un futuro non chiaro e una voglia di non pensare troppo al domani, di non domandarsi della qualità della loro esistenza, dei valori che rifiutano e di quelli che fanno propri senza domandarsi se ne valga veramente la pena. Il rincorrere al divertimento per estraniarsi da una realtà difficile da capire e da vivere, cercando, a volte, di superare il limite del ludico, lasciandosi andare per accedere verso il rischio, la tentazione verso la sfida alla sorte, o la ricerca della violenza come atto di superiorità, di conquista, di padronanza sugli altri. Racchiusi nel "paese dei balocchi "del tutto dovuto, condizionati dalla mancanza di dialogo, di condivisione di cose e scopi, d'aiuto, di ricerca e più ancora del calore autentico della famiglia e dal disinteresse della società, cadono, attratti dalle sirene della materialità che li estranea da loro stessi. Com'è possibile, allora che la famiglia appaia come l'istituzione sociale più apprezzata dai giovani e, nel frattempo, sia privata dai compiti di controllo e di mediazione? Perché la famiglia è il primo fondamento della società e nel carattere del mondo c'è la famiglia.
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