L'ECO del Serrasanta |
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Lo scoglio delle streghe Leggende e misteri del Monte Cucco Dall'antichità fino ai giorni nostri le streghe, sia bianche sia nere, sono sempre state rinomate per la loro conoscenza delle proprietà curative, velenose e magiche delle erbe. La sapienza tradizionale degli uomini sagaci, delle "donne sagge e delle streghe bianche" può essere stata esagerata a volte, tuttavia è probabile che alcuni "guaritori contadini" del passato impiegassero efficaci rimedi fatti d'erbe e che i loro pazienti avessero più possibilità di guarigione di quelli trattati con le purghe e salassi, che erano allora in voga tra i medici professionisti. C'era una sottile linea di separazione tra l'uso delle erbe come veleni e il loro impiego come rimedi. Per esempio, sembra che alcune levatrici contadine, che si dilettavano di stregoneria di ambedue le varietà, bianca e nera, non si siano fatte pregare per portare a fine prematura la vita di neonati deformi somministrando loro un decotto di foglie di digitale (Digitalis purpurea - il fiore, bianco, che ha la forma di un ditale, mentre le foglie hanno proprietà sedative). Tuttavia lo stesso decotto, noto un tempo come "olio di digitale", contenente il velenoso alcaloide, è un rimedio efficace per certi tipi di malattie di cuore ed era usato a tale scopo dalle streghe bianche. Il "Fosso che Chiacchera" non scorre molto lontano dallo Scoglio delle Streghe. Il fosso è così chiamato perché ogni piccola cascata ha un suono diverso. Intorno siamo circondati da una faggeta secolare e in alto ci sovrasta il Monte Cucco. Poco lontano, risalendo la valle ci si trova in un mondo diverso: "Il maggio ciondolo ci da il benvenuto e le farfalle ci insegnano la strada da un fiore all'altro sino alla Digitalis purpurea dei botanici, la pianta è così detta perché il suo fiore porporino ha in certo modo la forma di un ditale".
La Vena della Merla Una cascata più grande ed ecco: "Lo Scoglio delle Streghe", è un riparo del tutto particolare; se dovesse piovere, cosa molto frequente in estate, vi possono trovare rifugio circa cinquanta persone. Lo scoglio è fatto a forma di terrazzo molto sporgente, in sostanza un rifugio naturale nel mezzo di una bellissima natura, con acqua per dissetarsi: vi si può anche accendere il fuoco. Narra la leggenda che proprio in quel punto, uno stregone senza scrupoli, aveva il potere di far parlare tutti coloro che glie ne facevano richiesta, con persone scomparse da qualche tempo. Questo stregone aveva anche un altro potere, quello di far parlare i congiunti con persone lontane e di cui non si avevano più notizie da anni. Si serviva delle erbe che avevano proprietà strettamente magiche e che, nei suoi esperimenti fosse riuscito a far credere a persone che non erano streghe d'essere tali. Una simile erba e i suoi presunti effetti è stata descritta nel "Libretto dei segreti d'Alberto Magno", manuale di fattucchieria e di stregoneria contadine, compilato in Francia nel XVIII secolo: "... se si mescola con il sangue di una pavoncella o di un piviere femmina, e si mette con l'olio in una lampada, quando la si accenderà tutti i presenti crederanno d'essere streghe, così come uno crederà di un altro che la sua testa voli in cielo e i suoi piedi sulla terra ...". In altre parole, quei miscugli producevano presumibilmente effetti simili a quelli del LSD e d'altre droghe psichedeliche. Da sempre i popoli del mondo hanno inventato storie e leggende per spiegare, insieme agli usi e costumi che li contraddistinguono, i grandi misteri della natura. Tramandate oralmente, di generazione in generazione per migliaia d'anni, queste narrazioni tradizionali si sono infine stabilizzate nelle forme attuali. Noi le ripetiamo nella forma scritta perché attraverso tali documenti giungano, attraverso i secoli, alle generazioni future. Beni Cav. Tobia
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