L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 7 luglio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Reminiscenze

RICORDO DI GIAN LUCA PIMPINELLI

Ciao, mezzala!


06glpimpinelli.jpg (8309 byte)Campetto dei Salesiani, ottobre 1971. Con una finta mai vista la mezzala Gian Luca Pimpinelli volò via lasciandomi con un palmo di naso. Don Sabbatini, che vide la scena, gli chiese incredulo: "Chi te l'ha insegnato il doppio passo?". "Nessuno. Cos'è il doppio passo?" - replicò stupito Gian Luca. "Lascia stare - disse il prete - era la specialità di Sivori, ma tu hai solo sei anni e non puoi saperne di più, quindi bravo due volte. Perché se non l'avesse inventato il calciatore argentino l'avresti scoperto tu, il doppio passo". Quel giorno Gian Luca portava il numero 10 sulle spalle. Il contrassegno di chi in campo fa le cose con classe. Non l'avrebbe mai più abbandonato. Per tutta la vita.

Lo ricordo al primo giorno di scuola: arrivò con babbo Vittorio e una cartella azzurra. In classe c'eravamo solo io, mio padre, la mia borsa verde pisello e il maestro Giovanni Pascucci. "Mettetevi di banco insieme e cercate di essere amici" - ci disse. L'ascoltammo. E fu vero per sempre.

Disegnava, Gian Luca, e lo faceva con estro. Rideva e faceva ridere, scherzava, sorrideva, schiamazzava, beffeggiava tutto e tutti, ma sempre con un invisibile numero dieci sulle spalle. Con stile, mezzala sul campo e nella vita. Provò con la musica e fu un trionfo. Tritava le note, le digeriva, le rielaborava, era capace di suonare qualsiasi strumento. Basso, chitarra, batteria, piano, organo. Un giorno, ai salesiani, alla messa delle nove di mattina, durante la comunione eseguì la terrificante "Profondo Rosso", dei Goblin. Lo fece in modo talmente divino che Don Biagio sorrise e lo perdonò. Anni dopo, alle prove di un concerto per la festa del liceo, si ritrovò per la prima volta in vita sua con un violino in mano. Si mise a strimpellare con l'archetto, poi cominciò a far sul serio lasciandoci tutti a bocca aperta. Era mancino e a ping-pong ti faceva impazzire. Bravo a tennis, a calcio, a biliardo, persino a subbuteo era un osso duro. A scuola otteneva il massimo dando il minimo e con le ragazze pure. Ne avrà fatte innamorare più di cento, le faceva divertire, non ci combinava niente di serio, poi le lasciava rimanendoci amico. Era il più grande narratore di barzellette che abbia mai calcato le scene. La sera si partiva, in dieci, quindici o venti, e si andava ai giardini. Ci si metteva su di una panchina e lui cominciava. Ci faceva sbellicare dal ridere, fino al punto in cui gli chiedevamo il bis. Lui, imperterrito, ricominciava da capo, con le stesse storie. Ogni volta cambiava un particolare, arricchiva la trama, la modificava. E ogni volta era un successone inarrestabile. Per un periodo si diede all'animazione radiofonica e il suo programma divenne il più ascoltato di Radio Tadino. Imitazioni, fiction, umorismo demenziale e dissacratorio, verve incontenibile e simpatia tracimante divennero i suoi ingredienti. All'apice dell'audience, come sempre accadeva, la piantò lì. Perché Gian Luca era uno che faceva di tutto e di fretta, come se fosse inconsciamente certo di avere poco tempo a disposizione.

Dai venticinque anni in su cominciò a preferire la notte. Usciva di casa alle undici di sera, in piazza Martiri, che lui definiva "il mio giardino", e tirava tardi fino all'alba. Senza fare niente di strano, ma come sempre sciorinando battute, motti di spirito e quant'altro. Di giorno vestiva i panni dell'imprenditore nella sua fabbrica di ceramiche, girando il mondo tra fiere e show room e in un batter d'occhio divenne pure poliglotta.

Sul più bello, tre anni fa, gli crollò tutto addosso e rimase improvvisamente solo. Troppo, forse.

Quasi tre anni di sofferenza, meravigliosamente curato e amato da una famiglia che l'ha protetto e difeso fino alla fine.

Poi, una notte di giugno, Gian Luca se ne è andato. A modo suo. Mica presto, ma alle 2,30, perché, come diceva lui, la vita è breve e non ha senso essere troppo schiavi del letto.

Un ultimo inimitabile doppio passo alla Sivori e la mezzala è uscita dal campo.

Vi prego, non agitatevi in panchina, adesso. Nessuno potrà mai sostituirlo.

Mario Donnini

 

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