L'ECO del Serrasanta

 

N. 13 - 7 luglio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Gualdo Tadino

 

Scoperti nuovi affreschi nella chiesa di Santa Maria


05chiesasmaria.jpg (21558 byte)Da sotto l’intonaco bianco, che per secoli lo ha nascosto e protetto alla vista di tutti, timido, quasi sorpreso, spunta fuori il viso, dai tratti marcati e malinconici, di un omino piccolo piccolo con barba e cappuccio, dal chiaro gusto quattrocentesco e dal vago sapore della mano esperta e sapiente del pittore Matteo da Gualdo. Accade in questi giorni a Gualdo Tadino, nella chiesa di Santa Maria del Gonfalone (Corso Italia), dove sono in corso i lavori di saggiatura degli intonaci interni.

La chiesa, chiusa e inagibile dal 1984, potrà essere nuovamente aperta al culto grazie ai finanziamenti dovuti all’ultimo sisma del 1997 e ai lavori di ristrutturazione progettati dallo studio tecnico associato Ciabilli, Tomassini, Pasquarelli, ed eseguiti dalla ditta edile Bruno Biagiotti.

Tuttavia, prima di dare inizio al cantiere di ristrutturazione vero e proprio, così come accade quasi sempre per chiese storiche, la Soprintendenza ai beni architettonici, artistici e storici dell’Umbria ha richiesto una saggiatura degli intonaci della chiesa, per costatare la possibilità di esistenza di decorazioni o affreschi sotto la coltre bianca e i dipinti novecenteschi di Pico Discepoli. I lavori, assegnati al restauratore Massimiliano Barberini, sono iniziati con qualche scetticismo: dagli intonaci bianchi tornavano alla luce solo decorazioni sei-settecentesche a racemi e oculi; poi le prime curiosità, i primi intonaci originali e infine, con grande meraviglia dei presenti, i primi affreschi: uno di considerevoli dimensioni nella parete dietro l’altare; un altro più piccolo, nella parete di destra, poco discosto dalla porta d’ingresso; un terzo, probabilmente non solitario, nella zona della controfacciata , mentre resta da saggiare la parete lungo Corso Italia. Affreschi diversi per epoche diverse che si snodano lungo l’arco di tempo che va dal XIV al XV secolo, momento florido per la Confraternita laicale dei Raccomandati, proprietaria e fondatrice di questa chiesa già dal XIII secolo.

Difficile in questa fase, dai soli tasselli di scopritura (ciascuno delle modeste dimensioni di 10 cm x 10 cm ), individuare con esattezza i soggetti raffigurati: per pura ipotesi, dietro l’altare, luogo prediletto per grandi rappresentazioni di trionfo, potrebbe essere raffigurata una scena di glorificazione della Vergine o del Cristo, data la presenza di diverse aureole frontali; nella parete di destra , dove spunta il visino attribuibile a Matteo da Gualdo, potrebbe trattarsi di una raffigurazione di devozione, una Madonna delle Misericordia con i fedeli ai piedi, ad esempio ; tutto da definire, invece, il terzo affresco sulla controfacciata, dove si intravede una colonnina disegnata con fogliami gotici forse fingente la carpenteria di un trittico. I motivi per i quali tali affreschi siano stati nei secoli celati, alcuni dietro una cortina muraria, altri dietro intonaci, possono essere molteplici. L’innalzamento di nuove pareti potrebbe essere stato suggerito da problemi di staticità che hanno costretto a rinforzare le strutture murarie. L’intonacatura, invece, poteva avere motivi diversi: igienici, innanzitutto, specie in periodi di pestilenze diffuse, oppure ragioni di gusto, quando i dipinti antichi non piacevano più perché obsoleti e si preferivano decorazioni barocche e rococò.

Qualunque siano i motivi della lunga oscurità (almeno dal Settecento in poi), qualunque siano con esattezza i soggetti raffigurati (solo la completa demolizione degli intonaci sovrapposti lo rivelerà con esattezza), resta a Gualdo Tadino la piacevole quanto confortante sensazione che questo terremoto del ’97, che tanti disagi e sofferenze ha arrecato, qualcosa di buono l’abbia pur fatto e oggi, a distanza di cinque anni da quegli eventi, restituisca alla città un pezzo della sua storia, rappresentata dall’omino sotto intonaco della chiesa di Santa Maria che si risveglia da un lungo sonno e guarda al terzo millennio con un paio di occhi timidi e spaventati.

Cinzia Tini

 

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