L'ECO del Serrasanta |
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Gualdesità |
Proposta per la toponomastica: una via don Ermete Scattoloni Il 5 luglio, data di consegna alle edicole di questo numero del giornale, coincide con una ricorrenza storica per la città di Gualdo Tadino, l'arrivo delle prime avanguardie alleate alla fine dell'ultima guerra, che sancì la liberazione dagli occupanti tedeschi. La data, dopo averla incorniciata intitolando al 5 luglio una delle vie della città, negli anni seguiti al fatidico 1944 è stata sempre ignorata, in occasione delle manifestazioni pubbliche con le quali si è preferito solennizzare nel 25 aprile la riacquista libertà, affidando ai cippi marmorei dispersi sul territorio la memoria del sacrificio individuale dei caduti. Poiché si continua a ripetere in ogni occasione l'esigenza di "non dimenticare", riteniamo opportuna la rievocazione di un aspetto, ignorato ai più, della vicenda che segnò la vita cittadina nel luglio 1944: l'arrivo delle truppe di liberazione. Nei giorni scorsi hanno fatto cronaca le onoranze tributate dal comune di Gubbio al figlio del capitano inglese alla guida delle truppe alleate giunte per prime nella città; nel caso di Gualdo Tadino, pur non avendo documentazione sull'identità del comandante che guidava le truppe di liberazione, sappiamo che il giorno 5 luglio 1944, mentre gli alleati erano attestati a Pontecentesimo di Foligno, una loro avanguardia calò sulla città dal Monte Serrasanta, dopo averlo risalito dal versante marchigiano, seguendo il parroco di Serradica, don Ermete Scattoloni, originario di Sigillo, e che il giorno successivo il capitano che la comandava, ricevuto in municipio dal CLN, dichiarò la "città occupata per conto di sua maestà britannica", affidandola in presidio ai partigiani, dopo che i tedeschi si erano ritirati. Non suoni retorico puntualizzare l'alto valore morale che ebbe per i gualdesi l'arrivo anticipato sia pure di pochi giorni di questa pattuglia avanzata dei liberatori, appena quattro giorni dopo che i nazisti avevano perpetrato sulla piazza principale l'eccidio in cui la popolazione terrorizzata era stata costretta ad assistere alla fucilazione di quattro concittadini. E don Ermete ne era consapevole: con quale stato d'animo egli abbia guidato la pattuglia si può desumere dal ruolo che egli aveva avuto, appena quindici giorni prima, nella tragedia di don David Berrettini, il sacerdote gualdese parroco di un'altra parrocchia di Marischio nel fabrianese. Don Ermete recentemente scomparso, ricordava infatti di essere stato colui al quale era toccato l'ingrato compito di informare il confratello don Davide che i nazisti lo stavano cercando e che, se non si fosse presentato, avrebbero fucilato un gruppo di ostaggi; una informazione in seguito alla quale don Davide si era presentato ai tedeschi ed era stato fucilato al posto degli ostaggi: un sacrificio per cui sarebbe stato più tardi insignito della medaglia d'oro al valore civile. Fra le cose che non dovrebbero essere dimenticate annoveriamo anche questa per cui, fra tanta toponomastica anonima e priva di valori, segnaliamo all'Amministrazione Comunale l'opportunità di intitolare una via a don Ermete Scattoloni. Riteniamo infatti che, nella nuova toponomastica della città, potrebbe costituire un doveroso ricordo l'intitolazione di una via a don Ermete Scattoloni, un uomo che - tra l'altro - uscì profondamente segnato dalle vicende belliche di quei giorni, tanto da ritirarsi per lunghi anni in Africa a meditare nel deserto, nel tentativo di dimenticare gli orrori vissuti.
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