L'ECO del Serrasanta |
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Armiamoci e ... partite "Perché non scrivete di questo? Perché non dite che ...? Perché non denunciate che ...? Perché ...? Perché ... ? Perché ...?". Non è la prima volta, ma mai come in questi ultimi tempi ci sentiamo continuamente presi per la giacca e tirati a destra o a sinistra. Alcuni pensano di avere la verità assoluta in tasca, credono di sapere tutto e di aver capito tutto e sono convinti che noi giornalisti non vediamo perché non vogliamo vedere, non scriviamo perché siamo reticenti. Naturalmente non sto parlando della massa dei lettori, né di quelli che giustamente e con grande merito perché ci consentono di andare a vedere anche laddove magari non riusciamo ad andare per il fatto di non sapere, ci forniscono utili indicazioni ed informazioni su problemi o avvenimenti che ci sfuggono. Parlo di quelli (pochi per fortuna) che con arroganza e con il dito accusatorio pretendono di darci lezioni e insegnarci come si fa il nostro mestiere. Ed allora credo sia opportuno mettere alcuni puntini sulle i. Primo puntino: il primo dovere di un giornalista è quello di raccontare i fatti così come avvengono o sono avvenuti, senza errori od omissioni. Ai fatti, se lo meritano, vanno aggiunti poi i punti di vista dei protagonisti delle vicende narrate. Se lo ritiene opportuno il giornalista può poi aggiungere, come sintesi finale, la sua opinione. Dal dosaggio di queste tre opzioni dipende la natura di un giornale. Un giornale che vuole orientare politicamente i suoi lettori privilegia gli articoli di opinione a quelli di informazione, mentre un giornale che vuole essere prevalentemente al servizio dei lettori per informarli di ciò che accade nel contesto della realtà in cui vive deve dare più spazio ai fatti che non ai commenti. Il nostro quindicinale, non essendo di parte ma indifferentemente rivolto a tutti i cittadini, si caratterizza necessariamente come quindicinale d'informazione e di approfondimento, piuttosto che di opinione (anche se gli articoli di opinione, come è giusto che sia, non mancano). E ciò non è assolutamente un limite. Perché le opinioni, in base ai fatti correttamente narrati e le diverse posizioni messe a confronto, ognuno se le potrà poi confezionare come crede (cè naturalmente da aggiungere che anche nella scelta delle informazioni si può fare opinione ma questo è un altro argomento). Secondo puntino: il nostro giornale dà ampio spazio alle opinioni dei lettori. Ci sono pagine riservate a loro e non ci si pongono problemi nel pubblicare una lettera. Le sole censure che vengono obbligatoriamente operate sono quelle nei confronti di accuse che rischiano una denuncia (non abbiamo un potere economico dietro le spalle tale da coprirci nell'eventualità di costosi processi per diffamazione) e quelle nei confronti delle lettere anonime. Terzo puntino: quanti ci prendono per la giacca e ci rimproverano di non scrivere ciò che vorrebbero e come vorrebbero sono tutti abilitati a prendere una penna in mano. Ma quando gli chiediamo di scrivere o di esprimere le loro opinioni in unintervista si tirano indietro: "Eh no - dicono - il mio nome non deve comparire". Come interpretarlo? Non è un atteggiamento un po' vigliacco? E facile tirare il sasso e nascondere la mano, pararsi il didietro con la copertura di un giornalista disponibile. Perché è il modo più semplice per colpire conservando integra la propria verginità: quella verginità che consente poi comunque di presentarsi di fronte a chi comanda con il sorriso sulle labbra dellamico che non fa mancare il suo voto e il suo appoggio e al quale non si può rifiutare il favore piccolo o grande che sia. Se invece ti esponi, metti la tua firma in calce ad una critica più o meno pesante, temi, magari erroneamente, che ciò possa danneggiarti sul piano dei tuoi interessi personali. Meglio, allora, accanirsi con il giornalista che potente non è e non sarà mai latore di favori personali. Ed allora, che dire per concludere? A nessuno si chiede di essere eroe per forza, ammesso che esprimere liberamente il proprio pensiero in un paese democratico possa costituire atto eroico. Ma chi è codardo ed ha paura di dire pubblicamente ciò che pensa, faccia il favore, lasci in pace coloro che la propria credibilità la mettono in gioco ogni giorno, apponendo la propria firma su ciò che liberamente sentono il dovere di raccontare o commentare.
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