L'ECO del Serrasanta

 

N. 12 - 23 giugno 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

AI TEMPI DI MUSOPISTO" (cap. II°)

I capezzanti alla riscossa

Segue l'esilarante storia romanzata di Romano Maurizi (seconda puntata)


Maledetto destino che fu mai sempre quello di noialtri Italiani, di combatterci continuamente fra di noi, come se fossimo di diversa razza e di diverso sangue! Bianchi e Neri; Guelfi e Ghibellini ... Pisa contro Genova; Genova contro Venezia ... Comune contro Comune; campanile contro campanile ... Gli stranieri guardavano frattanto, avidi e impazienti, d’oltre le Alpi; e quando ci vedevano ben bene dissanguati ed esauriti, calavano da le lor tane a completare il massacro.

Per questo fummo tanti secoli vassalli e schiavi! E pensare che sarebbero bastate poche città, come avvenne nella Lega Lombarda, per far mordere la polvere a qualsiasi Barbarossa di questo mondo; com'è bastato che per la prima volta, nell'ultima guerra (ai tempi in cui si scriveva n.d.r.) gl'Italiani si ritrovassero compatti sui campi di battaglia, per far crollare e per stendere a terra quello che fu uno dei più formidabili Imperi di tutti i tempi.

Basta! Quand’io ero ragazzo, non erano ancora spenti gli echi delle ultime schermaglie fra il nostro rione e quello della Capezza; però, da un certo tempo, ogni velleità di ricominciare era scomparsa. Quand'ecco, per colpa degli Abissini e del general Peppone, ridiscendere le ragazzaglie in campo.

- Forza, ragazzi! - strepitava il nostro Generale, sulla cima del fatal Monticello. - Bisogna trincerarsi! Barrichiamoci! - Asserragliamoci! Fortifichiamoci! ... Preparate le artig1ierie!…

Puntate i cannoni! ... Fuoco! ...

- Buuum! ... - facevamo noi, a gola piena, con la bocca. Ma ci voleva altro! I nemici, a quanto pareva, non venivano lì per scherzare.

- Generale! I nemici avanzano! ...

- Lasciateli avvicinare! ... Riconoscete qualcuno? ...

- Sìiii.! ...

- Quanti saranno?

- Gesummaria! un visibilio!

Oltre ai già nominati, si distinguevan tra di essi Bucaconche e Sparabagaglia, Bracalone e il Lupo-Mannaro, Mezzagiubba e Peppebello, il figlio di Focaraccio ed ambo i fratelli Pagnotta...

- Forza, ragazzi! - incitava il Generale. - Qui si vince o si muore!.. Dove sono arrivati i Capezzanti?

- Presso gli orti di Cicerchia!

- Maledizione! bisogna innalzare una fortezza! Coraggio! ...

E mai più geniale idea fu accolta con maggiore entusiasmo. Avresti visto preclari eroi posar la spada, ed accollarsi enormi massi sulle spalle; gloriosi veterani strappar le zolle e trasportarle; gl'invitti Capitani rovesciar l'elmo, e riempirlo di terra; altri attaccarsi alle rupi e cercar di divellerle; molti passarsi i sassi di mano in mano: sassi, pietre e pietrisco, ciottoli e scaglie; perché tutto era buono. Pareva la Torre di babele. E la fortezza saliva.!

- Dove sono i Capezzanti?

- Sotto l'olmo di Mencuccio! ...

- Forza, ragazzi!.. E tu, Ughetto, tienti pronto! -

La gran torre, forte, solida, rotonda e massiccia, senza porte, né finestre, né ponti, né feritoie, ci arrivava già a mezza gamba.

- Si vedono i Capezzanti?

- Sforzano adesso il reticolato dello Scorticatoio!..

- Fulmini e saette!.. Attento, Ughetto!

- Scalano il muro del Trincerone! ...

- Saette e fulmini! ... Adesso ci siamo! ... A posto! ... Calma! ... Coraggio! ... Questo è il gran giorno, nel quale ciascuno dimostrerà di che è capace di fare! ...

- Eccoli! ... Eccoli! ...

- Ahaaa! - con voce disumana urlò il suo grido di guerra il Generale. - A te, Ughetto! ... Fulminami spietatamente quei miserabili! ... Annientali ... Distruggili! ... Ammazzali, Ughetto! ... Ammazza! Ammazza!!

Questo Ughetto, chiamato anche da noi Biagio il Pizzicagnolo, a motivo della prodigiosa sua rassomiglianza con la figura del nostro libro di lettura, era un ragazzetto piccolo e tondo, bruno ricciuto e tutto pepe: il più valente tiratore di sassi che io abbia mai conosciuto. Ma che David, col suo gigante Golia! Ma che frombolieri delle Baleari, di cui si dice che fin da piccoli dovessero avvezzarsi a tirar giù con le fionde il cibo dagli alberi, se volevano mangiare!

Ughetto era qualche cosa ben di più; ed io, per conto mio, non esito a collocarlo accanto, e subito dopo Balilla.I sassi, senza alcuna esagerazione, gli uscivan dal pugno, come la folgore da pugno di Giove. Con una sassata, Biagio il Pizzicagnolo riusciva a deviare il volo a un uccello; faceva fischiar l'aria intorno all'orecchio d'un gatto addormentato; suscitava nuvoli di polvere tra le zampe dei cani fuggiaschi; faceva balzar la tegole sotto i piedi di un piccione appollaiato ... Se avesse voluto, sarebbe stato capace di portar via di botto un ragno dal centro della sua tela, e magari di spuntar la coda a una lucertola, rintanata mezza nel buco. Ma di ciò, Ughetto, non si curava. Come tutti i veri e grandi eroi, egli si rifiutava esser crudele, e non infieriva mai sulle sue vittime.

Per la distanza, vi basti sapere che i suoi sassi arrivavano perfino a disturbare la quiete dei sacri bronzi, sui campanili, e costringevano a girar le banderuole, che, stridendo arrugginite, ne gemevano.

Al truce comando del Generale, dunque, Ughetto si postò, raccattò un ciottolo d'ingente mole, e per qualche istante lo palleggiò. Poi scansò i sassi, sotto i piedi. Mirò; ruotò il braccio; tirò.

Fiiiiiii ... ... iiiii ... iii ... pam! ... Si vide il fremebondo figliol di Focaraccio accovacciarsi per terra, come se un fulmine gli fosse scoppiato sopra la testa. Seguì una gragnola di grosse olive mature sulle sue spalle. Il proiettile del Pizzicagnolo, volando micidialmente nel campo nemico, aveva colpito e squassato in pieno il miglior albero.

- E uno! - strillò contento il Generale. - Quel1o è Osman Digman, il ferocissimo Emiro degli Hodendoa! ... A te, Ughetto! Ammazza! ... Ammazza! ... -

Per la seconda volta, il portentoso Biagio si postò. Per la seconda volta, ruotò il pugno micidiale.

Frrrrrrr ... ... iiii ... iii ... pum! ... Toccò ad uno dei due fratelli Pagnotta.

Avvertito dal frullo, aveva fatto in tempo costui a ripararsi dietro un tronco gigante. Per fortuna fu salvo; ma fu tal la sua paura, che per un istante vi rimase.

- Bravo, Ughetto! bravo, Biagio! ... - mugolò, impressionato, il Generale. - Tu hai ucciso Ahmed Alì, nepote del Gran Califfo!.. E due! ... A me, ragazzi! ... Forza, ragazzi! ... A me il capitano. Fara: A me Hidalgo, Carchidio, Galliano, Toselli! ... A me tutti gli eroi della Campagna d'Africa! ... Forza, ragazzi! ... Ecco là il Gran Califfo! Ecco là il campione dei Capezzanti, Straccaganasse! ... A te, Ughetto! Fulminami quel miserabile! -

Ma non si era più in tempo. I nemici eran sotto, e il Pizzicagnolo, a ragione, paventava di combinar qualche guaio. Per di più, i Capezzanti tiravano, e i loro colpi eran ben più precisi dei nostri.

La battaglia diventò allora accanitissima. Sassi, dardi, giavellotti, frecce e zagaglie, zolle d'erba e piote, lanci di terra e nuvoli di polvere. Proiettili d'ogni maniera solcavano e s'inteisecavan per l'aria sibilando e fischiando, frullando e rombando, alla gran perdizione.

Fortunatamente, mai nessun colpo andava dritto nel segno; ma ciònompertanto, si udivan lo stesso urli d'immaginari feriti e gemiti di presunti moribondi.In qualche parte, tra le nostre file, qualcuno si fingeva morto, e andava a combattere dove altrove inferociva meno la mischia.

E tutto questo, fra un comandare alto dei Capi , un incitarsi a vicenda, un aiutarsi, un minacciare e un pregare, un fuggire e un accorrere; ingiunzioni di resa, propositi e giuramenti dì seguitar fino all'ultimo sangue, mulinelli di spade, e 1'aspro digrignare dei denti.

Musa! ... O tu che di caduchi allori non circondi la fronte in Elicona, tu che sai le cagion, tu le mi detta!

Dimmi tu come avvenne che Pocaciccia, ricevuta in bocca una manata di terra, l'andava qua e là risputando per il campo! E come Tiburzio, perduto il tacco d’una scarpa, zoppicava malamente, suo malgrado! E di Giongone, il quale, inciampato nella sua propria lancia, s'era preso uno stinco tra le mani, e pel dolore pareva che volesse finir di spezzarlo.Di qua, il nostro Picicchino s'era scorticato le dita, e agitava una specie di moncherino, avvolto in un fazzoletto sporco di sangue. Di là, Coccodibabbo dimenava la testa coperta di sabbia, come se una palla di cannone gliel'avesse stroncata.Il Sorpippo s'era tolta addirittura la camicia, perché aveva la schiena e le spalle ingombre letteralmente di ghiaia, ed appariva a torso nudo, come la stessa morte o un fantasma. E i nemici incalzavano ...

- Coraggio! ... Coraggio, ragazzi! - strepitava il Generale, saltando e zompettando a destra e a sinistra, come un indemoniato. Noi altri non gridavamo più. La lotta s'era fatta muta.

Si vedevano i Capezzanti, come belve acquattate nella boscaglia, guatarci torvi di tra gli olivi, con cert'occhi fuor della grazia di Dio. Fu a questo punto che una tremendissima voce si udì: - Generale! Non abbiamo più sassi! ...

- segue -

 

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