L'ECO del Serrasanta

 

N. 12 - 23 giugno 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Scuole e immigrazione

SCUOLA MEDIA F. STORELLI (IIa D)

L'immigrazione in Italia


04immit.jpg (5506 byte)In questo periodo, su giornali, radio e telegiornali, si sente molto parlare dell’immigrazione in Italia e secondo Elvio Davoli, direttore della Caritas italiana, è ora di finirla di vedere l’immigrazione solo come un problema, ma l’immigrazione, secondo lui è anche un'altra cosa: " ... è nuova manodopera, è fonte di benessere e occasione d’incontro.

Gli immigrati non sono solo quelli che vediamo alla tv sui barconi o sulle zattere della fortuna, mentre tentano disperatamente di raggiungere le coste italiane: essi sono soprattutto quelli che al mattino affollano gli autobus e le metropolitane per andare a lavorare e, di conseguenza, per mantenere le proprie famiglie contribuendo così alla crescita del paese che li ospita ... "

Riguardo a questo, la nostra insegnante di italiano, che ha ritenuto importante affrontare questo discorso, ci ha consegnato un articolo "L’Italia sta cambiando colore" di Lorenzo Alì, giornalista italiano contemporaneo che parla appunto dell’immigrazione e, leggendolo, abbiamo scoperto che gli "stranieri"stanno notevolmente aumentando, infatti in cinque anni sono raddoppiati: nel 1997 erano circa 500 mila, mentre adesso sono 1.006.428.

Per capire l’immigrazione ora non è più necessario leggere i libri, ma basta guardarsi intorno. Questo mosaico di popoli si vede a scuola, per strada e nelle chiese.

Secondo i dati riportati nell’articolo di Lorenzo Alì, forniti dall’ISTAT, sono presenti nel nostro paese immigrati di 176 circa nazionalità diverse.

La popolazione più numerosa è quella del Marocco, seguita dagli Albanesi e dai Filippini. Complessivamente sono circa un milione gli immigrati regolari in Italia. Le città dove si concentrano maggiormente queste persone sono: Roma, Milano, Torino affiancate a province minori come Treviso e Verona. Un noto sociologo, Franco Ferrarotti, nello stesso articolo sopra citato, ha affermato: "avevamo chiesto delle braccia ci sono arrivate delle persone" significa che gli italiani hanno chiesto un aiuto nei lavori più duri, invece sono arrivate pure delle persone con lingue, religioni,etnie, idee, costumi e usanze diverse, "siamo solo all’inizio" afferma.

"Fino a quando gli immigrati svolgevano quei lavori duri che gli italiani rifiutavano, come assistenza agli anziani ecc, andava tutto bene, ma poi, quando si sono visti i senegalesi nelle fonderie del nord e i tunisini nella pesca in Sicilia si è capito che l’Italia non è più quel paese omogeneo che avevamo studiato sui libri di scuola.

Secondo una ricerca del CNR (consiglio nazionale delle ricerche) il 55% della popolazione non riesce a trovare un aspetto positivo sull’immigrazione: il 49% teme l’aumento della criminalità e il 41% la diffusione di malattie contagiose ..."

Sempre nello stesso articolo di Alì è scritto che "la società multiculturale ci è entrata dalla finestra" e ciò significa che gli immigrati sono arrivati in Italia senza chiedere il permesso a nessuno, come l’aria entra spontaneamente e naturalmente dalla nostra finestra, è questa l’immigrazione e nessuno la può fermare.

Anche nella nostra città di GualdoTadino c’è stato un notevole aumento dell’immigrazione.

Da una piccola indagine risulta che la popolazione straniera, residente al 21 ottobre 2001, nella nostra città, è la seguente: stranieri maschi 379, femmine 321, minorenni maschi e femmine 192.

Il gruppo più cospicuo proviene dall’Albania, seguito da quello marocchino, macedone, tunisino.

I paesi di provenienza, oltre quelli citati, sono l’Ucraina, l’Egitto, la Costa d’Avorio, il Brasile, l’Iran, la Polonia ed altri. Alla fine della lettura la nostra professoressa ci ha detto di discutere su questo tema: "Cosa pensate voi dell’immigrazione" e da lì è uscito fuori una specie di dibattito, alcuni dicevano che gli immigrati potevano essere un danno per gli italiani, altri, invece, che erano un bene.

Ne è scaturito un dibattito: riportiamo alcune considerazioni.

Fabiola Pecci

 

 

"Io sono favorevole"

A confronto le opinioni degli alunni


"Io sono sfavorevole perché gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani".

"La maggior parte pretende un lavoro fisso, mentre noi italiani non ce l’ abbiamo, inoltre pretendono una casa, le scuole, l’assistenza medica".

"Molti non pagano l’affitto e non sanno svolgere bene il loro lavoro".

"C’è il rischio che portino delle malattie molto gravi".

"Non sono a favore, perché, come riportano i telegiornali, la maggior parte dei crimini viene commessa dagli immigrati".

"Gli immigrati comprano a basso prezzo i prodotti dai negozianti e poi li rivendono a prezzi molto alti".

"Non sono a favore, perché in Italia c’è tanta mafia e criminalità della nostra e non vogliamo gente che ci crea altri problemi".

"Io non sono d’accordo, perché il loro paese si spopola e non rimane nessuno a ricostruirlo e a rimetterlo a posto".

"Nelle grandi città gli immigrati vendono i souvenir e la gente ci spende tanti soldi".

"Molti sono criminali e spacciano la droga, specialmente gli irregolari".

I ragazzi a favore hanno così risposto:

"Io sono a favore perché gli immigrati svolgono quei lavori pesanti che gli italiani non vogliono fare".

"Gli immigrati sono utili perché aiutano gli anziani".

"Io la penso come Edoardo De Filippo che, in una famosa commedia, dice che i "mariuoli" non sono né napoletani, né milanesi, sono "mariuoli"e basta, i delinquenti non sono necessariamente extracomunitari, ma anche italiani".

"Sono a favore perché anche gli italiani, per migliorare le loro condizioni di vita, sono emigrati in Belgio, in Francia, in Svizzera, negli Stati Uniti e sono stati accolti bene".

"Io sono a favore, perché se mettono a repentaglio la loro vita, viaggiando su quei gommoni o su quelle zattere, vuol dire che hanno proprio bisogno di cambiare paese".

"Io sono a favore, perché tutti hanno diritto di migliorare la propria vita, ma non sono d’accordo di togliere i crocifissi nelle scuole, o di rinunciare a pregare per colpa loro. Noi abbiamo il diritto di mantenere le nostre tradizioni".

 "Non trovo giusto che molti lavoratori stranieri siano usati dagli italiani che offrono loro solo lavori pesanti….gli uomini, anche se hanno la pelle nera o gialla, sono sempre degli uomini che hanno gli stessi diritti degli italiani".

Il sociologo Ferrarotti, sopra citato, ha affermato che con il razzismo la società tenta di salvare se stessa, invece si distrugge.

Anche su questo punto la nostra prof ci ha sollecitato a riflettere.

Serena ha detto che il razzismo è un atteggiamento negativo perché mette a repentaglio la convivenza civile.

Nicola ha affermato che nella società serve la tolleranza, l’accettazione e il rispetto dei sofferenti, una mano sempre pronta a rialzare coloro che sono caduti a terra.

Questi devono essere i punti di riferimento costanti che salvano la società multinazionale di oggi dalla distruzione.

La risposta a questo problema la leggiamo in questo articolo della nostra compagna di classe Elisa Colletti.

 

 

Una giornata diversa dal solito


Il giorno 24/11/2001 mi svegliai come tutti i giorni.

La prima cosa che riuscii a vedere fu la luce del sole che inondava la mia camera.

Come ogni mattina mi vestii e mi incamminai verso la scuola pubblica" Franco Storelli".

Come sempre i gradini dell'ingresso erano sovrastati da centinaia d'alunni e, camminando in mezzo alla folla mi accorsi che le mie amiche erano più allegre del solito anche se loro sono sempre di buon umore.

Mi resta difficile pensare che proprio qui cominciò la mia giornata "straordinaria" nell'ordinarietà di tutti i giorni. Salendo gli scalini che portavano alla mia classe vidi un nuovo volto, sconosciuto, una ragazzina magrolina con i capelli neri.

Continuai a sentire per tutto il tempo, un mormorio lontano, sempre più forte, che diceva: "Si, è quella … la nuova arrivata … 2D". Nella mia classe tutto era normale: voci scherzose dei miei compagni che si divertivano prima dell'inizio delle lezioni, suono della campanella, ecc ... però quando la professoressa entrò non era sola, ma con una ragazzina, lo stesso volto che avevo visto poco prima per le scale.

La professoressa disse: "Buongiorno, vi presento Dudi Vojsava, la vostra nuova compagna di classe". Subito la classe si animò con un mormorio che continuò mentre l'insegnante prendeva posto in cattedra. La ragazzina rimase vicino alla porta con 22 occhi addosso. La professoressa le fece prendere posto in un banco vuoto preparato apposta per lei, era proprio vicino al mio.

Da quel giorno Vojsava cominciò ad avere buoni rapporti con tutti, specialmente con me e con Martina. Tuttora siamo amiche, amiche vere, che non perdono mai l'occasione per aiutarsi a vicenda. Questo attesta che per me la nazionalità, la religione, la lingua non contano niente e questo deve accadere anche per gli altri. Un'amicizia è un fatto straordinario nell'ordinarietà della vita quotidiana.

 

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