L'ECO del Serrasanta

 

N. 11 - 9 giugno 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Meteo

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CON LA TESTA FRA LE NUVOLE (35)

Rubrica meteorologica a cura di Massimiliano Squadroni e Pierluigi Gioia

Come leggere una carta al suolo


Qualcuno, forse, si ricorderà del mitico Edmondo Bernacca che tracciava a mano, nella rubrica Che tempo fa, le sue carte meteorologiche al suolo. Dagli anni ’70 ad oggi, quelle carte ancora esistono e presentano pressappoco lo stesso aspetto di allora, con una simbologia del tutto particolare che non è troppo difficile da imparare ma che, per poter interpretare correttamente, richiede qualche semplice nozione di fisica dell’atmosfera. Non si tratta, però, di cose difficili e potrete appurarlo dalla cartina che vedete rappresentata qui a fianco.

07cartsuol.jpg (60396 byte)Le carte al suolo

Una carta meteorologica al suolo (17 aprile 2002) - Clicca per ingrandire

Si tratta di una "Bracknell", cioè di un’analisi della situazione al suolo (cioè al livello del mare) relativa allo scorso 17 aprile. Nella carta, innanzitutto, potete notare alcune simbologie che dovete assolutamente interpretare per poter avere un’idea delle condizioni attuali e future del tempo. Le linee continue tracciate nella mappa si chiamano isobare ed individuano tutti i punti della superficie terrestre in cui grava la stessa pressione atmosferica: sulle nostre regioni, ad esempio, si vede l’indicazione "1012" che sta a significare che la pressione al livello del mare è di 1012 hPa. Tale linee non vanno confuse con le isoipse (che nella mappa figurano tratteggiate), le quali stanno ad indicare le quote in cui si realizza una data pressione: in questo caso la cifra "546" che è scritta vicino alla Sicilia, ci dice che sopra l’isola, a 5460 metri di quota, la pressione è di 500 hPa). In ogni caso, in una carta al suolo, non sempre figurano isoipse. Le isobare sì e sempre.

Figure di isobare

A seconda del loro distribuirsi, infatti, le linee disegnano alcune figure particolari che ci dicono moltissimo delle condizioni del tempo: se sono concentriche e, mano mano che ci si avvicina al centro, la pressione diminuisce e compare la lettera L (ingl. law = basso), ci troviamo di fronte ad una depressione, cioè ad una zona di bassa pressione, il cui centro è definito "minimo". Se, viceversa, la pressione aumenta e compare la lettera H (ingl. high = alto), troviamo un anticiclone, cioè una zona di alta pressione, il cui apice è chiamato "massimo". Altre figure particolari sono le saccature, zone in cui le isobare si incurvano fortemente, orientando la parte convessa (cioè interna) della curva verso una zona di bassa pressione; oppure i promontori, zone in cui la parte convessa dell’incurvatura delle isobare è rivolta verso un massimo di pressione. Tenete comunque presente che – come già altre volte è stato detto – la circolazione dei venti attorno ai minimi è in senso antiorario, mentre attorno ai massimi è in senso orario.

I fronti

Dalla carta, potete notare che, solitamente, all’interno delle saccature è contenuto un fronte freddo: come già sapete, si tratta della seconda parte - quella più attiva e violenta - di una perturbazione atlantica, lungo la quale aria fredda scalza bruscamente aria più calda, provocando temporali e piogge intense. Nella mappa noterete che tutti i fronti freddi sono contrassegnati da una linea con dei triangolino neri. I fronti caldi, invece, lungo i quali aria più calda sovrascorre sopra aria più fresca, sono indicati da una linea con dei semicerchi. Quando un fronte freddo raggiunge un fronte caldo, si crea un fronte occluso, che viene segnalato con una linea sormontata da triangoli e semicerchi. Altri fronti sono le cosiddette linee di instabilità o temporalesche, che vengono indicate con una semplice linea o talvolta con una linea spessa ma tratteggiata: indicano sezioni dell’atmosfera in cui il gradiente termico verticale è elevato - la temperatura diminuisce molto rapidamente con la quota - per cui è facile che si inneschino temporali o rovesci. Non c’è computer che possa essere in grado di prevedere la posizione di un fronte, operazione che è possibile solo con la grande esperienza del meteorologo, come ci insegnava, per l’appunto, Bernacca.

A che servono?

In base ad una carta del genere, è possibile definire con una certa precisione le condizioni attuali del tempo e spingersi ad una previsione abbastanza precisa al massimo per le successive 6-12 ore, ma non più in avanti. Fra le condizioni presenti che si possono individuare con una certa precisione, sicuramente c’è la velocità e la direzione dei venti. Tramite apposite formule fisiche, per ogni punto della superficie terrestre sarà possibile calcolare da dove proverrà il vento e che velocità esso avrà, specialmente sul mare, dove l’aria si muove più liberamente e con minore attrito rispetto alla terraferma. In quest’ultima, infatti, movendosi fra valli, colline, montagne e via dicendo, il vento viene deviato, rallentato, accelerato in continuazione e non è possibile fare una previsione precisa senza avere a disposizione una carta fisica, che indichi con precisione la morfologia terrestre.

Di questo e di altre cosucce utili al riguardo, parleremo la prossima volta: nel frattempo, allenatevi a riconoscere la simbologia delle carte meteo al suolo.

Pierluigi Gioia

 

 

Pierluigi Gioia può essere contattato all'indirizzo E-mail pierluigigioia@protadino.it.

Massimiliano Squadroni può essere contattato all'indirizzo E-mail massy@squadroni.com.

 

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