L'ECO del Serrasanta

 

N. 11 - 9 giugno 2002

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Comunità Montane sì o no?


Anche se sulla piazza il dibattito è assente, limitandoci ad evidenziare, stigmatizzare o imprecare per le conseguenze negative di quanto altrove si decide sulle nostre teste, le cronache regionali hanno riportato due importanti notizie, un segnale indicativo e preoccupante ad un tempo, sull'esigenza di una inversione di rotta che si avverte anche nei palazzi del potere: quello della quadratura dei bilanci.

La prima è emersa dal dibattito sulla finanziaria regionale, quella che ha aumentato - tanto per essere chiari - la percentuale dell'IRPEF regionale che taglieggerà le buste paga nel prossimo anno; nel contesto della discussione si è introdotto il concetto di una riduzione delle indennità di carica ai Consiglieri regionali.

Il secondo è emerso dal dibattito sul riordino delle funzioni amministrative nella Regione. Il presidente dell'Unione Province Italiane, Palmiro Giovagnola, ed il Presidente dell'ANCI regionale (Associazione Comuni Italiani), Stefano Cimicchi, partendo dalla constatazione della crescita della burocrazia regionale (e relativi costi) hanno posto il problema di "rivedere tutta la materia", rivendicando che il decentramento debba "poggiare essenzialmente sui Comuni e le Province" e non sulla proliferazione degli Enti intermedi come le Comunità Montane, gli Enti Parco e via di seguito.

E di quanto sia esteso il bubbone su cui si mette il dito è indicativo un solo dato: gli occupati nelle nove Comunità Montane (con relativi presidenti, assessori, consiglieri, sedi, auto di rappresentanza e quant'altro) sono almeno 1200, un autentico corpo elettorale nella ridotta dimensione di una regione come l'Umbria: in pratica uno ogni 600 abitanti.

In altri termini, all'interno degli stessi DS, prende coscienza quanto già denunziò a suo tempo l'ex presidente regionale prof. Bruno Bracalente allorché formulò il concetto della "Regione leggera", con quali conseguenze personali è storia recente.

Certo, in tempi in cui si chiudono gli ospedali per far quadrare i bilanci della sanità, o si introducono i ticket, non fa piacere che persino dalle sale del Palazzo si denunzi la necessità di porre fine ad una politica della "spesa allegra".

Ovviamente è già insorto un partito dei "conservatori" dei poteri costituiti ed è probabile che, nei prossimi mesi, non mancheranno altri contributi più o meno interessati al problema sollevato: non entriamo nel dibattito, ma se è vero il detto antico che "quando tuona da qualche parte piove", le fortune dell'anacronistica struttura della Comunità Montana, che per trent'anni ha turbato la tranquillità delle nostre entità locali, potrebbero aver già iniziato la loro parabola discendente.

Valerio Anderlini

 

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