L'ECO di Sigillo |
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Sigillo
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Il nostro paesaggio: storia, immagini e realtà di Giuseppe Pellegrini
Quante belle parole si possono mettere in fila da gente che sa usare bene la penna e che invece non sa quello che scrive, o non è a conoscenza. Se la parola "sostenibile" significa: "tenere in alto, proteggere, difendere, conservare, nutrire e mantenere", perché la sede del Parco di Villa Anita è stata mutilata di una testimonianza e di una realtà storica da tramandare e di organismi viventi da tutelare. Il giardino ed il paesaggio costituiscono temi di grande attualità, a cui le istituzioni culturali nazionali e internazionali dedicano una sempre maggiore e consapevole attenzione. Infatti, dal 1981, (data in cui il parco faceva la prima apparizione sugli scenari comunali), grazie all'iniziativa dell'ICOMOS (Internationai Council of Monuments and Sities), è stata approvata la Carta di Firenze per il restauro dei Giardini Storici (Il giardino di Villa Anita ha oltre centocinquanta anni, lo testimonia il "Cedro del Libano con i suoi venti metri di altezza").Un documento che li ha riconosciuti veri e propri monumenti e ha fornito regole specifiche per la loro salvaguardia. Da tale data, si è allargato il concetto di giardino storico e lo si è associato a quello del paesaggio culturale per rispondere ad una esigenza sentita a livello internazionale, volta alla protezione e alla valorizzazione del paesaggio. Contemporaneamente, anche l'UICN (Internationai Union for Conservation of Nature and Natural Resources), ha riconosciuto prioritaria la gestione dei Parchi e delle altre aree che proteggono la fauna, la flora e i biotipi naturali. Infine l'UNESCO, dal 1995 (il Parco era in piena efficienza), ha inserito i paesaggi culturali nella lista dei beni del patrimonio mondiale come "opere combinate dalla natura e dall'uomo" L'iniziativa dell'UNESCO, nel fare proprie le indicazioni dell'UICN, ha rispecchiato anche quelle maturate nella Comunità e Consiglio d'Europa in materia di beni culturali, sia per quanto riguarda i giardini e i parchi storici, che i parchi e i paesaggi culturali. Ora, se siete stati Voi i primi a fare tutto questo, a distruggere e non riconoscere "un giardino botanico" tutelato dalla carta di Firenze, da un semplice giardino che "un signorotto sigillano" aveva piantato per suo "sfizio". Se proprio dal Parco vengono iniziative quali: "la distruzione del manto erboso in località Ravoni di Sigillo, per far posto a dei semplici "abbeveratoi", come fate a scrivere e sostenere lo "sviluppo sostenibile". Le acque, la montagna, i boschi e l'aria pulita, li abbiamo ricevuti in dote dai nostri Antenati, ma nel volgere del tempo, li abbiamo mantenuti intatti, sentieri compresi, non abbiamo compromesso nulla, neppure con qualche fabbrica (lavorare è necessario). I danni maggiori alla nostra natura sono stati inferti "dopo l'avvento del Parco", è una realtà inconfutabile. Se non siete in grado di riconoscere un giardino botanico da un giardino normale, quale futuro avremo?. Poveri nostri figli Ci consola il fatto che rileggendo i vostri scritti capirete che "sviluppo sostenibile" vuol dire anche: "reggere l'impeto del nemico o delle avversità. Tener fermo e resistere".
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