L'ECO del Serrasanta

 

N. 10 - 19 maggio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Territorio

ACQUA E ACQUEDOTTI

La nuova realtà dell'ATO


E’ finita la sovranità dei comuni anche per quanto riguarda la gestione degli acquedotti (e probabilmente le relative tariffe). Per effetto della legge Galli infatti una unica società per azioni, che avrà un capitale a prevalenza pubblica, con l'obiettivo di razionalizzare gestione e costi, ma anche di portare l'acqua laddove oggi ancora non arriva, a gestire i servizi idrici di 39 Comuni che costituiscono l'Ambito territoriale ottimale (Ato) numero uno. E’ stato già approntato un protocollo d'intesa stretto dai Comuni dell'Ato che sarà poi sottoposto all’approvazione dei consigli comunali.

I 39 comuni dell’ambito territoriale sono: Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Città di Castello, Cannara, Castiglion del Lago, Citerna, Città della pieve, Collazzone, Corciano, Costacciaro, Deruta, Fossato di Vico, Fratta Todina, Gualdo Tadino, Gubbio, Lisciano Niccone, Monte Castello di Vibio, Magione, Marsciano, Massa Martana, Monte Santa Maria in Teberina, Montone, Paciano, Panicale, Passignano, Perugia, Piegaro, Pietralunga, San Giustino, San Venanzo, Scheggia, Pascelupo, Sigillo, Todi, Torgiano, Tuoro sul Trasimeno, Umbertide, Valfabbrica.

Il protocollo prevede la costituzione di un gestore unico del servizio idrico integrato per un territorio dalle caratteristiche ambientali e "storiche" molto differenziate che consentirà a tutti i Comuni di razionalizzare le risorse aziendali esistenti, evitare sprechi, risparmiare in modo consistente sui costi. Operazione economica, in primo luogo, per una gestione unitaria di un bene, come l'acqua potabile, che la siccità rende sempre più vulnerabile e prezioso. Nel protocollo è previsto anche un piano di investimenti per risolvere, tra l'altro, problemi di croniche carenze di approvvigionamento in alcuni dei 39 Comuni interessati, oltre a quelli della gestione delle dighe come quella sul fiume Chiascio.

La società per azioni prevista sarà il prodotto della fusione fra le cinque aziende attualmente operanti: la Cesap e il Consorzio Acquedotti di Perugia, la Sia di Marsciano, la Sogepu di Città di Castello e la Tsa di Castiglion del Lago che si aggregheranno in una sola Spa, nella quale il capitale pubblico locale detenuto dai Comuni consorziati avrà almeno il 51 per cento delle quote; i soci privati verranno trovati attraverso una gara, che sarà svolta dal Comune di Perugia, con oneri a carico di tutti i comuni.

E’ il caso di dire che è la fine di un’epoca: la ricchezza delle nostre sorgenti appenniniche, dopo essere stata già saccheggiata con i prelievi di acquedotti che hanno praticamente messo in secca quasi tutti i corsi d’acqua del territorio (vedi acquedotti di Scirca e di Bagnara) subisce l’ultimo intervento razionalizzatore, che ne sottrae la gestione ai singoli comuni compensando esigenze territoriali diverse: a quale costo e con quali conseguenze pratiche è tutto da verificare. Prevarrà la logica dell’interesse pubblico o quella del pesce più grosso che divora quello più piccolo?

Alla luce di questa nuova realtà forse anche le polemiche relative alla concessione delle sorgenti della Rocchetta dovranno essere rimeditate.

 

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