L'ECO del Serrasanta |
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La posta
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Un gualdese a Macerata
Egregio Direttore, anche Lei conoscerà il noto proverbio "Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta": questa è la principale, ma non lunica espressione dispregiativa nei confronti degli abitanti della regione più vicina alla nostra città. Il proverbio risale, come tutti sanno, al periodo dello Stato Pontificio, i cui esattori erano spesso provenienti, per lappunto, da oltre Appennino. E la ragione di questo - dice il pregiudizio - starebbe nellavarizia e nellassoluta priorità assegnata al denaro da parte dei marchigiani. Sta di fatto che la precisione e la puntualità nellassolvere a questo ingrato compito hanno dato luogo a questa cattiva reputazione che tuttora, a dispetto dei tempi che corrono, permane.Perché premetto questo? Perché mi sono trasferito con mia moglie da cinque mesi nella città di Macerata, considerata come appartenente alle "Marche sozze", dove si parla male e si guida peggio. Questo almeno è quanto mi era stato preavvisato, e neppure per scherzo, da conoscenti ed amici. La realtà che ho trovato è ben diversa. Innanzitutto, a parte il fatto che giudicare "brutto" un dialetto o un accento non ha senso visto che è ovvio che chiunque parli diversamente da come si è abituati è sentito come "stonato" come "strano", non mi sembra che la cadenza maceratese sia poi tanto diversa da quella che noi sentiamo risuonare, ad esempio, per le vie di Spoleto. Non solo. Sono tante le cose positive, a partire dalla disponibilità dei passanti ai quali mi è capitato di chiedere informazioni (uno di questi mi ha accompagnato addirittura con la sua macchina nel posto che cercavo), alla gentilezza di un vicino che ci ha dato il benvenuto il giorno stesso del nostro arrivo, per non parlare della prontezza degli automobilisti nel lasciarti passare quando stai per attraversare la strada sulle strisce pedonali. Ma tutto ciò sarebbe ancora poco, rispetto alla calorosa accoglienza che ci hanno riservato tutte le persone con le quali siamo venuti in contatto nellambiente di lavoro. Tutto questo non corrisponde neppure lontanamente a tutti i preconcetti che ammetto di aver avuto su questa città e su questa regione prima di venirci ad abitare. Certo, il mio giudizio sulla realtà maceratese, o più in generale, su quella marchigiana, non pretende di avere un valore assoluto: si tratta solo di un invito ad andare oltre ai luoghi comuni e a non avere mai pregiudizi. Cordialmente Suo Francesco Fiorelli
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