L'ECO del Serrasanta |
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La posta
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Quando un amico ci lascia Siamo in molti a popolare il grigio viale del tramonto; chi cammina più spedito chi procede più lento, ma sicuri laggiù al cessare degli alberi la strada finisce per tutti. Accade che per via qualcuno si ferma prima e abbandona la compagnia. Per gli altri è il momento di sostare, pensare, ricordare e riflettere. Un grande amico ci ha lasciati: è il momento di tornare indietro negli anni, di meditare sulla sua vita, di fare tesoro degli esempi che ci ha regalati. Chi era Vincenzo Pennoni? Ma no, troppo distaccato, chi era l'amico Cencio? Siamo diventati amici nel 1958: lui era già un pediatra affermato e sentivo elogiare le sue capacità professionali e la sua umana disponibilità e sensibilità. E' stata una persona meravigliosa per tutti e da tutti amata, specialmente dai più poveri che ricorrevano a lui fiduciosi e sicuri di trovare competenza, comprensione, aiuto. Era un pediatra competente e unico a Gualdo Tadino, avrebbe potuto guadagnare molto di più e non lo ha mai voluto. Quando dai colleghi veniva sollecitato ad aumentare le tariffe delle sue visite, di adeguarsi ai tempi, lui immancabilmente rifiutava dicendo: "Ho iniziato la mia professione medica tra i poveri che mi hanno sempre gratificato, con i quali sono vissuto piacevolmente e non li allontanerò con tariffe per loro onerose". La sua vita era quella, la sua professione svolta ad allo livello non poteva cambiare: la sua gioia era fatta di semplici ma profonde manifestazioni di gratitudine della gente. Si entusiasmava con poco, non erano necessari grandi avvenimenti per renderlo felice; bastava la presenza di amici in festa, per vederlo sorridere. Ripeteva spesso la sua espressione abituale: "Quanto stiamo bene!". Amava immensamente la sua famiglia. Premuroso con tutti, dallo zio Guido, al padre Ugo; angosciato dalle sofferenze della madre. E per l'adorata Gemma? Quando doveva essere operata, tra i singhiozzi, implorava l'aiuto dei colleghi. Nei suoi discorsi, c'erano i suoi figli, sempre! Un uomo completo di umanità e di Divinità. Era Cristiano e Cattolico convinto, amava il suo Dio e in Lui confidava. Quando, consapevole delle sue condizioni, parlava con gli amici, diceva: "La vita è fatta anche di questo". La sua fede era evidente, profonda! Ci ha preceduto nel ritorno al Padre perché migliore di noi e maturo per ricevere il meritato compenso divino. Non dobbiamo imprecare e rimproverare Dio per avercelo prematuramente tolto, ma ringraziarlo per avercelo donato come esempio di vita limpida e fede genuina. La sua vita espressa nelle varie manifestazioni: come Professionista, come Marito, come Padre, come Amico può sicuramente essere additata come esempio ai suoi figli, agli amici ed all'umanità tutta. Un amico
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