L'ECO del Serrasanta |
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Arte e cultura |
Le fiabe di nonna Mirella Tre leprotti e un cagnolino |
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Cerano tre leprotti ed un cagnolino che se ne stavano dentro la loro tana tranquilli a sonnecchiare dopo aver trascorso una giornata un poco burrascosa. La primavera era arrivata in anticipo, le piante si erano risvegliate dal lungo inverno, i prati si stavano riempiendo di fiori ed erba tenera, facevano capolino le timide violette, le primule e le margherite ed i passeri cinguettavano allegri. I tre leprotti decisero di fare una passeggiata.Il più grande dei tre, Lillo, disse ai fratelli più piccoli: "Mi raccomando state attenti e statemi vicini perché fuori ci sono tante insidie e pericoli e, poi, si è aperta la caccia. Con noi, lo sapete, ci fanno le pappardelle!". "Va bene !" risposero in coro. Così se ne andarono felici per la campagna. Il più piccolino, Fuffi, era affascinato dai fiori e dallerbetta fresca ed ogni tanto si fermava per annusare il profumo che cera nellaria. Passarono vicini ad uno stagno pieno di rane che saltellavano e lui che era molto curioso voleva fare come loro. Per fortuna che Lillo non lo perdeva mai di vista sennò sarebbe caduto dentro lo stagno. Continuarono la passeggiata e corsero veloci come sanno fare le lepri. Insomma si divertivano un mondo. Ad un tratto, però, sentirono il latrare dei cani. "Svelti !" - disse loro il leprotto più grande, Lillo - " Ci dobbiamo nascondere, stanno arrivando i cacciatori !". Veloci come saette si misero a cercare un nascondiglio. Gira di qua, gira di là, via di corsa, ma non trovavano nulla. Ed intanto il latrare dei cani si avvicinava sempre di più. Allimprovviso sentirono un rumore strano, si guardarono spaventati: "Chi sarà?" Vicino ad un albero cavo videro un cagnolino, piccolino, con il pelo lungo biodo che gli occhi a malapena si scorgevano. Ebbero paura e pensarono: "Siamo caduti dalla padella alla brace! Se con gli uomini corriamo il rischio delle pappardelle, con questo finiamo a bocconcini!" Il cagnolino invece li tranquillizzò e fece loro capire di non avere paura. Anche lui aveva dovuto affrontare tante insidie perché non era abituato ad arrangiarsi. Lui era un cagnolino di città che i suoi padroni avevano abbandonato per andare in vacanza. Era rimasto lì, sperduto in mezzo alla campagna. Il mezzano dei leprotti, Fuffu, si fece coraggio ed entrò dentro lincavo dellalbero, e i suoi fratelli pian piano e timorosi lo seguirono. Arrivarono gli uomini con i fucili in spalla, preceduti dai cani che abbaiavano sempre di più perché avevano sentito lodore della preda. Si misero tutti intorno allalbero per stanare i leprotti. Ma il cagnolino Solo (così si chiamava) cominciò ad abbaiare furiosamente facendo tanto rumore. Quando i cani da caccia videro quellessere piccolino lo annusarono da vicino; uno di loro lo avrebbe voluto anche aggredire, ma poi ci ripensò. Alla fine i cani se ne andarono da unaltra parte sconsolati perché non erano riusciti a stanare la preda ma avevano trovato solo un piccolo cane sporco e puzzolente ma tanto tenace e coraggioso. Lillo, Fuffu, Fuffi e Solo se ne tornarono nella loro tana dove erano più protetti dai cani e dai cacciatori e si misero a dormire tranquilli tutti e quattro vicini, con la speranza di poter restare insieme per tanto tempo. Mirella Ragni - nonnamirella28@libero.it - http://digilander.iol.it/nonnamirella28/
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