L'ECO del Serrasanta

 

N. 10 - 19 maggio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

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Avevamo ragione noi, non ripetere l'errore!


Assistendo, in queste settimane, al dibattito in corso sulla riscrittura dello Statuto Regionale, è scaturita spontanea questa considerazione: non per questioni ideologiche, ma solo perché, ascoltando dalla bocca di un autorevole addetto ai lavori, che il concetto di città-regione su cui era basato il precedente statuto è entrato in crisi fin dagli anni 80 e quindi va rivisto, ci è sembrato di ottenere una soddisfazione a posteriori, noi che ci siamo battuti per anni in difesa dell'entità comunale, con le sue prerogative e le sue istituzioni, contro criteri di accentramento e razionalizzazioni che razionali non erano, perché frutto di cultura avulsa dalla realtà storica dell'Umbria, terra dei cento campanili, ciascuno con il suo bagaglio di storia e le sue prerogative.

Ma quanti danni ha fatto in questi anni alla realtà regionale, questa impostazione centralista con spoliazione delle realtà periferiche per una politica di accentramento? In uno dei nostri ultimi numeri abbiamo ospitato il contributo di un lettore "Tutte le strade conducono a Perugia"; era l'indice dello stato di frustrazione con cui in periferia abbiamo assistito ad una politica egocentrica e della quale l'ultimo episodio è stato il declassamento della Flaminia a strada provinciale.

Certo il fatto che "là dove si puote ciò che si vuole" si riconosca di dover cambiare un progetto "già andato in crisi" è importante, ma non può passare inosservato il nuovo tentativo in atto di "accentramento decentrato", con il quale le teste d'uovo del momento tentano di arginare le tendenze disgregatrici regionali, e che va ancora una volta a danno delle zone marginali ed emarginate, senza tener conto della realtà, mentre è in atto ovunque la riscoperta del valore delle piccole entità.

In questa ottica non può pertanto essere accettato di fare della nostra zona la periferia dell'Alto Tevere, con il quale non abbiamo mai avuto e non abbiamo alcun motivo di interesse comune.

Ci pensino in tempo i nostri politici prima di avallare disegni di nuove egemonie, chinando il capo con sottomissione per piccoli interessi di bottega a progetti più o meno occulti ai quali hanno il dovere di opporsi e non di subirli.

 

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