L'ECO del Serrasanta |
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Cosa ne faremo dell'Ospedale Calai? La realtà del nuovo ospedale eugubino-gualdese a Branca è ormai dietro langolo. Fra circa quattro-cinque anni la nuova struttura dovrebbe essere pronta (così come ci ha confermato il Dr Marcello Pagliacci, coordinatore della commissione tecnico-scientifica, nellintervista che pubblichiamo in questo stesso numero del giornale). Il trasferimento del nostro ospedale a Branca produrrà due effetti: uno, si spera, positivo nel miglioramento dei servizi ospedalieri per il nostro territorio; laltro, inevitabilmente negativo per leconomia gualdese perché, con la partenza dellospedale, la città verrà a perdere un flusso giornaliero di gente che metterà in crisi diversi esercizi. Una conseguenza di vasta portata alla quale bisognerà pensare da subito per programmare il trasloco nel modo più indolore possibile. Quale potrebbe essere una delle possibili soluzioni ad un problema che non deve essere sottovalutato? Quale utilizzo della struttura del Calai? Nellintervista con il Dr Pagliacci abbiamo già accennato alla possibilità di mantenere nella nostra città il centro recupero infartuati per i cardiopatici non acuti. E di una utenza di circa 2000 presenze annue, il 70% dei quali è costituito da cardiopatici stabilizzati che non hanno bisogno dellospedale e quindi possono essere riabilitati nella nostra città. Tutta la struttura ospedaliera attuale sarebbe, però, eccessivamente grande per la sola riabilitazione cardiologica. Allora bisognerà percorrere anche altre direzioni, sempre in campo riabilitativo. Una collaborazione con la Rocchetta ed un sostegno dellINAIL, che ha aperto la strada ad altre possibilità riabilitative, sarebbero determinanti nella ricerca e determinazione di servizi nuovi che potrebbero portare nella nostra città utenti provenienti da ogni parte dItalia. I nostri amministratori dovrebbero pensarci subito e cominciare ad attivarsi di conseguenza.
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