L'ECO del Serrasanta |
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La posta
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Ancora sul CAI Nel leggere larticolo "Sui programmi del CAI" sul numero del 7 aprile (peraltro già preannunciatomi con la classica frase "hai letto ...") mi sono sentita come si sul dire colpita nel vivo e non ho resistito allimpulso di fissare su di un foglio bianco le sensazioni che mi si accavallavano nella mente, nel tentativo di dire la mia non in qualità di rappresentante ufficiale del CAI o di suo difensore di ufficio. Non ho mai rivestito incarichi o ruoli particolari al suo interno, sono semplicemente iscritta al CAI ormai dal lontano 1972 ed allinizio non certo per mia diretta volontà ma per volontà di mio padre, da sempre appassionato amante della montagna ed amico di tutti coloro che condividevano la sua stessa passione. Ed è questo il motivo e limpulso di queste righe. Sono cresciuta imparando ad apprezzare, a gustare e ad amare la montagna e le sue bellezze ed oggi sono una convinta iscritta al CAI in tutta semplicità. Partecipo quando possibile alle passeggiate e, perché no, anche agli altri incontri, che siano convegni, manifestazioni della corale, cene o polentate, indifferentemente dal fatto che si svolgano a Gualdo o in altre località. Anzi, ho imparato ad apprezzare ed amare la collina umbra e tutto il resto dellAppennino centrale proprio grazie alle passeggiate organizzate dalle altre sezioni, scoprendo gioielli naturali che non avrei mai pensato di trovare a due passi da casa. Senza bisogno di tante chiacchiere con le quali spesso non si fa altro che parlarsi addosso, camminando in silenzio nella fatica della salita con il comune intento di raggiungere la meta, godendo della natura, dei paesaggi, dei silenzi, della soddisfazione di raggiungere una cima, ho fatto amicizia con persone con le quali ho scambiato magari poche parole, ma vere e che ti vengono dal cuore e dallesperienza condivisa, non dalla necessità formale di dire qualcosa. Nello statuto del CAI tra gli scopi leggo: promuovere la conoscenza e lo studio della montagna ed in special modo delle montagne locali. Non dice che quattro domeniche al mese la sezione deve organizzare attività sulle proprie montagne. Considerato poi il folto numero di partecipanti locali (spesso sono più numerosi quelli venuti da altre sezioni e lautore dellarticolo lo sa bene per esperienza personale) alle passeggiate sulle nostre montagne, non capisco proprio il senso di quellarticolo.Due sono i punti che vorrei precisare. Il CAI non è e non può essere unassociazione turistica. Se di questo sentono la necessità i cittadini gualdesi possono attivarsi altri enti già esistenti ed aventi tale finalità nei loro statuti. Non si può accusare il CAI di non portare sui nostri sentieri "turisti e caisti". Un semplice appuntamento consolidato ormai da anni, la festa della montagna, nella prima domenica di Settembre, porta sui nostri monti ogni volta una media di 100 escursionisti. Nel giugno 98, quando tutto il CAI umbro-marchigiano si è attivato per far sentire il proprio sostegno alla popolazione gualdese provata dal terremoto, sono confluiti a Gualdo 1000 escursionisti con due trenotrekking. Una manifestazione corale costata un notevole impegno organizzativo ai soliti quattro gatti che nella sezione si rimboccano le maniche quando ce nè bisogno. Rivendico perciò il mio ruolo di amante della montagna in ogni suo aspetto e contemporaneamente mi rifiuto di essere considerata una promoter turistica né mi riconosco nel "ognuno pensi solo per sé" Conosco anchio "i tanti cani sciolti che amano i monti gualdesi" ma mi sembra che di tutto ci sia bisogno a Gualdo meno che di unaltra associazione. Abbiamo già tanti doppioni e uninfinità di replicanti che, anche se oggi la genetica li porta quotidianamente agli onori della cronaca, rischiano di far entrare Gualdo nel Guinnes dei primati per rapporto associazioni-numero di abitanti. Le associazioni ci sono,ognuna con le sue finalità precise. Usiamole, nel modo giusto e secondo le nostre predisposizioni e le nostre sensibilità, ma apportando sempre il nostro contributo personale e rimboccandosi le maniche quando serve, non semplicemente criticando e buttando discredito. A Gualdo è ora che impariamo a farla finita con i "perché non fate. Solo chi si sporca le mani in prima persona dovrebbe sentirsi in diritto di criticare dicendo "perché non facciamo". Con affetto da unamante della natura ad un appassionato della natura. P.S. Sarebbe molto bello ricordare le persone che non sono più accanto a noi non solo con gli elogi funebri ma imitandone lesempio che ci hanno dato nellessere elementi di coesione tra le varie associazioni quando altri non facevano che cercare occasioni di divisione. Laura Scatena Articolo correlato: 21-04-2002 - A proposito dei programmi del CAI
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di Antonio Campioni Nel parlare del programma Cai ho inteso, senza far polemica con nessuno, manifestare la mia personale opinione (di uno che ama la montagna) sull'esiguo numero di uscite sui nostri monti, magari con inviti alle sezioni Cai di altri comuni. Dietro non c'era altro. Le osservazioni che ho esposto non sono invenzioni ma constatazioni di fatti veri che ciascuno può avere leggendo il libretto con i programmi del Cai. È vero che ci sono alcune escursioni sulle nostre colline, ma le escursioni sui nostri monti (Maggio, Penna, Serrasanta, Nero, e Fringuello) sono poche (una diecina). Io credo che uno dei diritti fondamentali sia quello di cronaca (ho raccontato un fatto concreto). Mettere il bavaglio e dare l'ostracismo testimonia una mentalità chiusa e pericolosa; chiedere che L'ECO non debba pubblicare "tipi di articoli" come quello sul Cai vuol dire introdurre il principio della censura che è estranea al nostro giornale. Se qualche affermazione non è condivisa la si metta in evidenza, scrivendo al giornale o all'estensore dell'articolo. In merito al problema dei cani sciolti, che frequentano la montagna più di molti iscritti Cai che non ci vanno mai o raramente, c'è un gruppo che non vuole aderire al Cai ma dar vita alla Fie (Federazione Italiana Escursionisti); a questo riguardo ho solo dato un'informazione e non sono coinvolto in questa iniziativa. Perciò le note di Cesare Capoccia e consorte non mi toccano, anzi posso dire che ne condivido molte, tuttavia non nascondo che preferirei un maggior numero delle gite organizzate dal CAI sui nostri monti che percorro quasi ogni giorno.
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