L'ECO del Serrasanta

 

N. 9 - 5 maggio 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Turismo

 

Turismo rurale, tra possibilità economica, culturale e romanticismo

di Fausto Cambiotti

Medico veterinario dirigente A.S.L. n° 3

 


Turismo rurale, turismo verde, agriturismo, termini che definiscono una possibilità piuttosto recente, almeno nei nostri territori, di impiego del tempo libero; i dati a nostra disposizione, testimoniano di richieste da varie parti d’Italia e del mondo, per trascorrere periodi di vacanza, della durata media di tre o quattro giorni, nei nostri territori belli, emozionanti e con la presenza di numerose città ricche di storia e di opere d’arte. Questo fenomeno è per la nostra regione una sicura occasione di sviluppo occupazionale che ha dei risvolti estremamente positivi anche per quanto concerne la salvaguardia del territorio in ogni suo aspetto.

Abbiamo la possibilità unica di creare nuovi posti di lavoro, in armonia con le politiche di salvaguardia ambientale, addirittura partecipando in maniera attiva nella protezione dell’ambiente da ogni possibile insulto. Inoltre è possibile una adeguata e misurata "ricolonizzazione" dei territori rurali. Pertanto il fenomeno merita attenzione particolare ed uno studio accurato degli aspetti sociali ed economici; viviamo ancora un momento di forte improvvisazione dove ogni operatore percorre una sua via non sempre illuminata da conoscenze storico-culturali tali da permettere una qualificazione dell’offerta e soprattutto una precisa connotazione di questo ritrovato animo rurale. Sarebbe molto importante, prima che il fenomeno esaurisca la sua spinta, un organismo di coordinazione, che sappia indirizzare le scelte delle cose da offrire, che permetta fin dove possibile la diversificazione, che aiuti i gestori delle varie strutture a scambiarsi i prodotti in eccedenza, a creare percorsi territoriali che possano portare il fruitore a contatto con tutto ciò che il territorio ha di buono e di bello da offrire. Sarebbe auspicabile che ogni azienda che si dedica all’agriturismo non tradisca la sua vocazione e che ciò che è allevato e coltivato sia all’insegna del rispetto totale della Natura; e questo non solo perché imposto dai pur severi "disciplinari" delle produzioni agricole e zootecniche a carattere biologico, ma proprio come scelta se non di vita, quanto meno imprenditoriale.

Siamo in tempi dove i termini "biologico" o "biodinamico" sono molto usati; i prodotti biologici prevedono l’impegno dell’agricoltore o dell’allevatore al rispetto di regole ben precise, che hanno consentito un notevole salto di qualità, ma siamo ancora lontani, soprattutto per l’allevamento, ad un modo di agire che sia nella piena soddisfazione delle esigenze genetiche degli animali: dobbiamo giungere ad una fase post-biologica dove le normali esigenze degli animali già scritte nel DNA, non vengano contraddette, semmai favorite. L’animale, pur non avendo lo status di persona, è un paziente morale, che non ha dei doveri, ma che ha dei diritti. La Natura nel suo complesso ha dei diritti: è un aspetto dell’etica della responsabilità, è un impegno di carattere ontologico che l’uomo ha verso il genere umano stesso.

Ribadiamo la nostra assoluta convinzione che il fenomeno del turismo rurale costituisca per i nostri territori una occasione unica di sviluppo e che possa permettere una rivalutazione territoriale anche dal punto di vista storico-culturale. Tuttavia non saremo certo noi a considerare il trascorrere poche giornate in mezzo al verde respirando aria salubre, consumando cibi da produzione biologica o post-biologica e quanto altro di bello e di buono possibile, a considerare il turismo verde il rimedio al "mal sottile"; siamo anche noi convinti che l’uomo vero è quello che sta bene ovunque ed è straniero ovunque: la possibilità sempre più remota che l’uomo possa giorno per giorno trasformare un torturante tempo cronologico in un conciliante tempo filosofico, può essere colta ovunque; è scelta estremamente soggettiva: le silenti altitudini, la rinnovata e sempre uguale forza dei flutti, la cercata e sempre trovata paura dei deserti, ma persino il fragore di una galleria di un ipermercato. Noi siamo capaci di spogliare il turismo rurale di ogni suo romanticismo e valore culturale, ritenendolo comunque meritevole di attenzione come semplice fenomeno commerciale e come tale va studiato, non dimenticando però l’enorme induzione che può avere nel valorizzare un territorio semplicemente osservando e ricordando.

La ruralità è un modello culturale? Probabilmente non più; troppo tempo è passato e troppe cose sono successe perché le generazioni attuali si possano riconoscere in ambienti, modi di vivere e di concepire il tempo, ormai inusuali. L’andare qualche giorno nella quiete della campagna, per i più non è un "tornare a casa", è semplicemente una evasione dalla vita di ogni giorno, come potrebbe esserlo frequentare un litorale. Tutto questo comunque nulla toglie al fascino dei nostri territori, alle nostre tradizioni, alla nostra storia, alla nostra cultura: il visitare le nostre terre, le nostre città d’arte, le nostre genti, può essere comunque un’occasione di confronto e di arricchimento per tutti.

 

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