L'ECO di Fossato di Vico

 

N. 8 - 21 aprile 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Fossato di Vico

 

Il convegno su "eco compatibilità delle Centrali Eoliche"


La nuova legge di liberalizzazione del mercato elettrico ha introdotto l’obbligo, di predisporre che il 2% dell’ energia commercializzata provenga da "fonti rinnovabili non programmabili", cioè sole, vento e piccolo idroelettrico. Questo comporta che nei prossimi anni si dovrà arrivare all’installazione di circa 4000 MW di rinnovabili, provenienti quasi esclusivamente dall’eolico. Tra le principali società impegnate a produrre energia eolica in Italia si distingue Anemon Spa per aver voluto, in collaborazione con l’Università di Perugia, la nascita del Centro Studi Eolici a Fossato di Vico (Pg) un anno fa, che ha tra i suoi obiettivi principali la didattica e la divulgazione di tutto ciò che concerne le rinnovabili e l’eolico in particolare. Il suo primo anno di vita è culminato nell’organizzazione, del convegno "L’eco-compatibilità delle centrali eoliche nell’Appennino umbro- marchigiano", il 22 marzo scorso.

Da ormai diversi mesi si assisteva all’intensificarsi di un dibattito incentrato sulle opportunità di utilizzo dell’energia eolica in ambito nazionale, vista da taluni come opportunità strategica capace di coniugare la produzione di energia elettrica a emissione zero di inquinanti con la possibilità di uno sviluppo sostenibile ed eco-compatibile, mentre da altri è considerata una minaccia ambientale sia da un punto di vista strettamente paesaggistico sia come fonte di pericolo per la salvaguardia di specie animali e habitat naturali. In un simile scenario, il convegno è nato con il preciso intento di andare oltre le sterili polemiche sinora accavallatesi a distanza, mettendo le varie parti, politiche e tecniche, a dialogare attorno allo stesso tavolo per vedere di giungere a qualcosa di concreto.

Obiettivo: far emergere le problematiche relative alle installazioni eoliche in un territorio di particolare pregio e sensibilità ambientale come l’Appennino umbro-marchigiano, prendendo in esame prima singolarmente tutti gli aspetti tecnico-scientifici che gravitano attorno allo sviluppo di centrali eoliche (botanico, faunistico, floristico, avifaunistico, geologico, paesaggistico, anemologico e normativo) ponendoli, in un secondo tempo, a confronto tra loro per dare un contributo alla determinazione di quei criteri valutativi necessari per analizzare nello specifico i singoli progetti di impianti eolici.

Oltre a numerosi naturalisti, al convegno hanno partecipato esperti di V.I.A.(Valutazione di Impatto Ambientale) ed esponenti del Ministero dell’Ambiente, di Legambiente e WWF, l’assessore all’Ambiente della Regione Marche e il dirigente Servizio Energia della Regione Umbria. Ad eccezione del Comitato Nazionale per la tutela del paesaggio, i presenti sono stati tutti favorevoli, idealmente e con le dovute specifiche, all’installazione di impianti eolici. Roberto Ottaviani, assessore all’Ambiente delle Marche ha sottolineato, come "in un territorio che storicamente rappresenta l’identità culturale dell’Italia stessa, la Regione Marche ha inteso compiere una scelta strategica forte verso l’utilizzo dell’energia eolica, sacrificando alcune aree montane per l’installazione degli aerogeneratori. Tali installazioni dovranno garantire massima efficienza e dovranno passare attraverso un’attenta Valutazione di Impatto Ambientale".

Massimo Serafini, responsabile per l’Energia di Legambiente Nazionale, ha provocatoriamente affermato che "come al solito aspettiamo il verificarsi di una qualche catastrofe ambientale prima di correre ai ripari con politiche energetiche nazionali serie e rispettose dell’ambiente". Jacopo Angelini, consigliere nazionale del WWF, ha ribadito l’importanza dell’eolico, ma ha anche evidenziato l’assoluta necessità di studi accurati per la valutazione dei numerosi problemi legati all’impatto ambientale di questa tecnologia.

In effetti, è proprio sull’avifauna che l’installazione di impianti eolici ha il suo maggiore impatto. D’altra parte, è vero che la presenza di turbine eoliche riduce l’habitat dell’aquila, "ma perché non compensare la cosa con la riduzione dei territori di caccia?" ha chiesto provocatoriamente Stefano Travasoni, dirigente della società Anemon Spa, sottolineando che le due turbine eoliche presenti a Fossato di Vico (Cima Mutali) hanno una produzione media annua di 4.500.000 KWh di energia con un inquinamento evitato pari a 2.800.000 ton di anidride carbonica. Infine, anche Luca Benedetti, del Ministero dell’Ambiente, ha rimarcato la piena maturità tecnologica raggiunta dall’eolico in questi ultimi anni che lo fa risultare di gran lunga la fonte rinnovabile economicamente più competitiva sul mercato.

Al termine dei numerosi interventi istituzionali e tecnici, un lungo e nutrito dibattito ha messo in evidenza come sia fondamentale una programmazione e una pianificazione strategica degli impianti eolici, per l’installazione dei quali non serve la determinazione a priori da parte delle pubbliche amministrazioni di dove e come essere costruiti, bensì è molto più efficace stabilire criteri e regole sull’utilizzo del territorio in modo che le aziende del settore possano realizzare impianti efficienti in condizioni di minimo impatto.

Dal convegno, che dopo un anno di sterili polemiche a distanza si è effettivamente rivelato un momento costruttivo, emergono due considerazioni chiave:

  1. il vero scoglio alla diffusione dell’eolico non saranno le problematiche tecniche di impatto ambientale, risolvibili grazie ai numerosi studi di V.I.A. già effettuati e sempre in aggiornamento, quanto il fattore "culturale". Infatti, l’Italia paesaggistica fa parte del patrimonio culturale della nazione ed in quanto tale rientra nell’area di competenza del Ministero dei Beni Culturali, pertanto, a dire l’ultima parola, sarà la difficoltà di dialogo tra i due Ministeri, dell’Ambiente e dei Beni Culturali, dove la parte del leone la fa purtroppo il secondo, che sembra non tenere conto del fatto che l’Italia paesaggistica è sì un patrimonio ineguagliabile, ma che non è tale in ogni suo ettaro di suolo! Esempio ne è Cima Mutali, dove le due turbine presenti non deturpano alcun paesaggio, avendo ai loro piedi una realtà industriale.

  2. "L’opzione zero - come è stata definita da Stefano Travasoni - non serve a nessuno, ma un attento sviluppo di queste installazioni basato su un progressivo monitoraggio delle opere già realizzate, può portare a raggiungere obiettivi importanti per lo sviluppo energetico nel pieno rispetto dell’ambiente e l’esperienza di Cima Mutali è stata sicuramente un bel punto di partenza".

Gli atti del convegno saranno disponibili a breve nel sito www.anemon.it/ciessee.htm - Tel./fax 051495123

Silvia Bassini

 

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