L'ECO del Serrasanta

 

N. 8 - 21 aprile 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Letture

Le fiabe di nonna Mirella

La nemica

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Chi non ha avuto l'influenza una volta o due nella vita? Tutti! Lo zio Amilcare diceva che lui no, mai (... o quasi). Anche quell'anno, ormai lontano, ci fu una epidemia di influenza che mise a letto con la febbre tante famiglie al completo. Le scuole erano dimezzate e così gli asili, ed i dottori erano indaffarati per correre dagli ammalati; che chiamava di qua che chiamava di là, in somma non avevano un attimo di pace. Lo zio Amilcare stava benone. Al bar, dove andava a fare la partita a carte con gli amici, si pavoneggiava dicendo che l'influenza lui non l'aveva mai avuta.

Amilcare era un uomo molto alto e grosso, con un bel paio di baffi e spalle robuste. Faceva il muratore e, perciò, era abituato a tutte le intemperie, al freddo e al caldo. Sua moglie lo teneva aggiornato sulle notizie delle famiglie ammalate. C'era la signora Sellerina e i suoi figli a letto; la signora Polveroni anche lei sotto le coperte con la febbre, insieme al marito, e tante altre persone che conoscevano bene. Amilcare, per un senso di umanità, andava a fare visita a queste famiglie ammalate, tanto per lui non c'erano problemi convinto come era di non prendere l'influenza.

Ma una notte, all'improvviso chiamò sua moglie dicendole che non si sentiva tanto bene. Lui attribuiva il suo malessere alle troppe lenticchie che aveva mangiato quella sera (tre piatti con quasi una fila di pane), al litro di buon vino che aveva bevuto, ed al mezzo ciambellone che s'era divorato. Quando sua moglie lo vide rosso come un peperone lo sgridò dicendogli: "Non mi dai mai ascolto! Alla sera mangi troppo, non ti basta mai. Uno di questi giorni mi farai prendere un colpo se non smetti di trangugiare tutta quella roba". Ed Amilcare di rimando: "Hai ragione, ma nonostante quello che mangio sento sempre un languorino!".

Cominciò a lamentarsi ed agitarsi sul letto. La moglie lo costrinse a misurare la febbre; ma allo zio Amilcare gli si incrociarono gli occhi e non riuscì a leggere il termometro. Attese con trepidazione la sentenza che la moglie gli urlò impetuosa che aveva 39 gradi. Per lo zio Amilcare fu come se gli avessero dato una martellata in testa, non ci voleva proprio credere. Tutta la notte sentì tanto freddo, si fece mettere sei sette coperte addosso, non si scaldava mai e batteva i denti tanto forte che sua moglie gli doveva tenere la bocca per non sentirlo. Fu una nottata da dimenticare.

Il mattino chiamarono il dottore. Quando, dopo averlo visitato, gli annunciò che aveva preso l'influenza per lo zio Amilcare fu come se gli fossero caduti tanti mattoni addosso. Non era possibile che a lui che non si era mai ammalato lo avesse colpito "la nemica"! Fu costretto a starsene a letto per diversi giorni, con le ossa tutte rotte, con il mal di testa, la febbre alta e senza mangiare. Stravolto nel delirio si vedeva in un monumento ai caduti sotto i colpi della "nemica" influenza. La moglie era distrutta, non ne poteva più e per giorni sentì solo lamenti, sospiri e deliri. E lo zio, a letto mesto mesto, pensava: "Passerà!"

Amilcare infatti guarì, ritornò al suo lavoro di muratore, ed a frequentare il bar, dove lo aspettavano gli amici per la solita partita a carte. Ma non poté più vantarsi di non essere mai stato ammalato. "La nemica" lo aveva sconfitto!

Mirella Ragni - nonnamirella28@libero.it - http://digilander.iol.it/nonnamirella28/

 

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