L'ECO del Serrasanta

 

N. 8 - 21 aprile 2002

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Esperienze

 

Roveto e il suo presepe


I terremoti del 1997 e del 1998 hanno prodotto tanti danni. Non solo alle case. Tra le "perdite" c'è stata anche quella che era diventata una delle tradizioni più belle del Natale nel nostro territorio: il presepio vivente di Roveto. La gente del paese, che in passato aveva dato vita all'iniziativa coinvolgente e piena di suggestione per chi ha avuto la fortuna di vivere la notte santa nel piccolo paese pedemontano appenninico, si era trovata in grosse difficoltà nel reperire i locali utili, per le case pericolanti, per i lavori infrastrutturali sulle strade. E con dispiacere, pienamente condiviso da chi non aveva potuto vivere il Natale di Roveto, era stata interrotta la bella tradizione.

Ma adesso - la notizia è di questi giorni - è arrivata la decisione di ricominciare: il Natale del 2002 segnerà la ripresa del presepio vivente. Una decisione indubbiamente coraggiosa, senz'altro difficile, anche perché ci vorrà tantissimo lavoro generoso da parte dei paesani: infatti molte case sono state risistemate a dovere, per cui, per esempio, sarà necessario trovare il modo per riambientare le scene: la capanna con Maria e Giuseppe, il bue e l'asinello, bisognerà costruirla ex novo, perché quella del passato è stata ristrutturata. Insomma ci sarà da fare davvero tantissimo per tutti. Con la prospettiva, però, di riprendere una delle tradizioni più belle, delle più schiette e genuine, che si richiamano alla semplicità francescana, alla religiosità, alla cultura popolare contadina, che si miscelano felicemente, capaci di coinvolgere tanta gente, con le suggestioni che caratterizzano la rappresentazione sacra della quale i protagonisti sono tutti gli abitanti del paese.

Quel presepe singolarissimo, infatti, si concretizza su un palcoscenico grande quanto l'intero abitato della frazione: le case, le stalle, i laboratori artigianali e contadini si trasformeranno in finestre su tanti aspetti della vita collettiva del passato con la scuola, la falegnameria, il mulino dell'olio, del grano, del granoturco, la fucina del fabbro, le stalle, la lavorazione del latte e quant'altro, che richiamano efficacemente la vita e la cultura contadina d'inizio del nostro secolo. E che coinvolgono i visitatori; i quali potranno tornare a passeggiare, ammirati, lungo le erte viuzze del paesino, senza luci artificiali, per vedere e vivere le immagini di un presepio che conclude il suo itinerario nella capanna, dove ci sono Maria e Giuseppe insieme al Bambino, tra un bue ed un asinello vivi e che riscaldano il Natale di tutti.

Una tradizione bella, coinvolgente, suggestiva, che non ha nulla a che vedere con le sagre e che è lontana anni luce della società consumistica: anche a Roveto ci saranno ancora assaggi di vino, di maiale, di bruschetta, di pizza e di ottimo vin brulè scaldato alla fiamma del fuoco che brucia all'aperto; ma tutto viene offerto in dono, con generosità e spirito di fratellanza.

Dietro la semplicità di facciata ci sarà un gran lavoro degli abitanti di Roveto; che presto cominceranno ad operare in concreto per costruire il "buon Natale" di tutti.

Alberto Cecconi

 

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