Fossato di Vico |
L'UOVO
PASQUALE DELL'AVIS
Transumanza e antropologia culturale
di
Ottavio Giombetti
Anche questanno dalluovo di pasqua dellAVIS
esce una sorpresa culturale, piacevole, molto piacevole. Una monografia sulla transumanza,
che tuttoggi viene esercitata a Fossato e sulla pastorizia per valorizzare aspetti e
risorse fossatane sulla scia delle pubblicazioni già edite negli anni passati. Lo scorso
anno è toccato allarte (la pittura medioevale), questanno
allantropologia. E un lavoro tipico dei centri di ricerca e documentazione
demoantropologica o dei centri museali sulle attività tradizionali del territorio, in
questo nostro caso silvo-pastorali, che ormai pullulano in Italia, sulla spinta di un
impegno personale e volontario dei vari operatori culturali, che con entusiasmo e passione
si avventurano alla scoperta ed alla documentazione delle tradizioni locali, esercitate
nel passato. La ricerca antropologica ed archivistica risulta completa ed estesa sia dal
punto di vista temporale che documentale, ricca di citazioni e di fonti, realizzata con
gusto e competenza, tramite la partecipazione di personaggi reali, interviste mirate,
documentazione darchivio e della cultura materiale - attrezzi, utensili duso
(ma anche fotografica), ricerca linguistica (il glossario) molto esauriente. Un bel
lavoro, che mi trascina dolcemente e nostalgicamente ai tempi dellinfanzia negli
anni 50, dove la transumanza era levento estivo che suscitava in noi
entusiasmo per quel senso di arcano e dellavventura, una novità incomprensibile che
rompeva la piatta routine giornaliera di un borgo rinchiuso in se stesso. Il pascolo era
lunica risorsa che noi potevamo offrire sul mercato; tutto il resto serviva alla
stentata economia di sopravvivenza familiare. Questa nostalgia bucolica ed elegiaca dei
tempi che furono si ritrova anche nella ricerca e ne condiziona un poco il metodo
dindagine scientifica, che è essenziale nella ricostruzione dei cicli di vita,
dellorganizzazione sociale e del lavoro e dei processi produttivi: tutti elementi
utili ad unattività museale, estremamente interessante ai fini turistici e
culturali. Per esempio le condizioni economiche e sociali dei pastori, le condizioni
igienico-sanitarie personali e delle produzioni, le tecniche di lavoro e di produzione, le
condizioni culturali peccano un poco di approfondimento scientifico. E questo porta ad
affermazioni tipo "la vita solitaria e lontana dalla modernità,
condivisa con gli animali in mezzo alla natura, lungi dallinselvatichire il pastore
lo ingentiliva: silenzioso e riflessivo, considerava lesistenza sotto un aspetto
sereno e tranquillo ... traendo da semplici sensazioni i suoi piaceri. In questuomo
dallesistenza nomade e primitiva, albergavano i più gentili sentimenti."
Oppure "Dellaffascinante mondo pastorale ...".
Ed ancora "I pastori della Natività ... come lui
(riferendosi a Ceccone o Baffone, ultimo pastore locale della
comunità) avranno passato la giornata con un tozzo di pane masticato sotto il
vento, serenamente piccoli tra la misteriosa immensità del cielo e lo scorrere del tempo
scandito dal monotono brucare delle pecore". Queste sono espressioni
letterarie anche di rara bellezza, che potrebbero costituire un eccezionale corpo di
narrativa, anche se molto distante dalla tragica esasperazione ed ignoranza dei
"cafoni" di Ignazio Silone in "Fontamara" e di Carlo Levi in
"Cristo si è fermato ad Eboli". Inoltre il coinvolgimento personale porta a
semplificare processi economico-ambientali sullutilizzo e sulla funzione delle aree
pascolive e boscate in montagna con affermazioni tipo "zone in origine
boschive e poi dissodate
arrivate al loro terzo stadio storico e fino a noi in un
alternarsi di cura e di abbandono, oggi nefasto come mai in passato".
Se fosse possibile scindere ed approfondire laspetto demoantropologico e
laspetto narrativo il risultato sarebbe eccezionale in entrambi i casi.
Unultimo rilievo vorrei fare: nella presentazione cè un raffronto tra il
"vecchio" mondo ed il "nostro" con una condanna ed il rifiuto senza
appello, quasi fobica del "nostro", della tecnica e della scienza, in
particolare la biogenetica con espressioni del tipo "... la prima pecora
clonata Dolly, anticipatrice di un futuro che il vecchio Dio nella sua bontà
ha voluto risparmiarci" e richiamando "nel vecchio
mondo la pecora
era soltanto un prodotto di madre natura ...",
che porta alla conclusione: "Continueremo a preferire il vecchio mondo a
misura duomo, quello in cui luomo considerava di appartenere alla terra e non
la terra appartenere a lui". Sicuramente non è latteggiamento di
uno studioso sereno, ma inseguito dai fantasmi del catastrofismo emotivo, che si insinua
negli strati più deboli della cultura popolare e che fa gridare anche oggi come negli
scritti manzoniani "Dagli alluntore" e
contraddice laffermazione dantesca di Ulisse "fatti non foste a
viver come bruti
", che è alla base della scienza e del
progresso. In una parola del mondo moderno.
|