L'ECO del Serrasanta

 

N. 7 - 7 aprile 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Attualità

 

Fuga fallita ... toro in gabbia

di Eriberto Polidoro


08ocomodi.jpg (9008 byte)Era l'8 febbraio, quando un intraprendente e giovane torello dell'azienda Vinciotti, in cerca di qualche ora di libertà, con un’azione di forza, dall'alto dei suoi 3,5 quintali e solo nove mesi di vita, infilato il cancello d'uscita, si era trovato in aperta campagna, finalmente libero. Il titolare dell'azienda, intuendo che una bestia di quella stazza potesse costituire un pericolo pubblico, ha subito avvertito le forze dell'ordine, che prontamente intervenute si sono messe sulle tracce dell’evaso. Si è pensato anche di sparargli con cartucce anestetiche, ma tra l'inseguimento ed il reperimento delle fiale si è fatto notte ed il vitello, raggiunto Monte Camera, si è eclissato tra le fitte macchie che degradano verso Caprara.

Il cacciatore Onorato Comodi

Nei giorni successivi il Vinciotti, con qualche amico o familiare, ha seguitato a battere la zona, ma inutilmente. Quando tutte le speranze sembravano perdute e già si pensava che le tenere e prelibate carni dell’"evaso" meticcio potevano essere finite in qualche congelatore, pronte per il banchetto di Pasqua, ecco che gli abitanti della zona ridanno speranza al titolare: era stato avvistato.

Dopo numerosi sopralluoghi effettuati nella zona di avvistamento, effettivamente si notavano evidenti e fresche tracce dell'animale. Così il Vinciotti, coadiuvato da un vecchio ed esperto cacciatore, Onorato Comodi, ha iniziato a seguire le tracce, senza peraltro scoprire l’animale, niente. Finché Onorato ha pensato di mettere tra la macchia ed in punti fissi, foraggio ed acqua, con cordicelle che potessero rilevare il passaggio dell'animale. Avuta così la certezza che il torello era in zona e percorreva sempre gli stessi sentieri, è scattata la trappola con corde fissate a delle piante.

Ed è cosi che dopo 42 giorni di libertà, mercoledì 20 marzo, attorno alle 22, il Vinciotti ed il Comodi hanno potuto constatare che l'animale era caduto in trappola e con una corda al collo era saldamente legato ad una pianta, facendo sollevare al titolare un sospiro di sollievo per la fine di una preoccupazione, per le eventuali responsabilità e, perché no, per un ritorno economico non trascurabile. Così il mattino del 21 marzo, con l'ingresso della primavera, la fuga solitaria del focoso animale è terminata ed ora è ritornato alla solita vita di stalla, forse a raccontare ... la sua avventura agli altri vitelli dell'allevamento, le paure di notte tra la macchia, l'incertezza dei pasti, ma di un paesaggio certamente migliore e più salubre.

 

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