L'ECO di Sigillo

 

N. 6 - 24 marzo 2002

Pro Tadino Prima pagina Edizioni Sommario

Sigillo

 

I riti della Settimana Santa

di Giuseppe Pellegrini


13ritipasq.jpg (20265 byte)Il culto e la venerazione per il Cristo Morto, nel cuore di ogni sigillano, ha occupato ed occupa, un posto di primissimo piano.

Una immagine della sacra rappresentazione

Quella statua di legno ricoperta dal velo nero, racchiusa in quell'urna di metallo, ha sempre suscitato devozione, ammirazione e paura. Anche le strofe del "Miserere" di Tomba e dello stesso "Stabat Mater" assumono un particolare aspetto della tradizione sigillana. Sono molti, anzi moltissimi i Paesi in Umbria che vantano tradizioni canore del "Miserere", ma come si canta a Sigillo, non si canta in nessun luogo dell'Umbria.

Il simulacro del Cristo Morto o SS. Salvatore, è scolpito in legno pregiato e non si conosce il nome dell'artista, è opera di singolare valore artistico, di antica data, forse 1300, e la sua venuta in Sigillo è avvolta da mistero, così come i riti della Settimana Santa sono chiusi da un "mistico ed affascinante mistero". In una visita di Mons. Francesco Lorenzo Massaioli di Urbino, Vescovo di Nocera nel 1760-1800, si legge che nel 1762, Simon Pietro Mancini, sacerdote sigillano, raccolse per il Cristo Morto la somma di Scudi 5 e Bajocchi 75. La Compagnia di San Giuseppe, termine medievale di Confraternita, cura le cerimonie della "Passione e Morte di Nostro Signore", con manifestazioni in costume di 80 personaggi che: "rievocano il percorso della cattura, processo e condanna di Gesù sino al luogo della Crocifissione". La chiesa di Sant'Agostino, un tempo proprietà dei padri Agostiniani, è la cornice ideale delle cerimonie religiose. Alle Suore dello stesso ordine è affidata la custodia della Statua del Cristo e del suo Simulacro.

Fino ad alcuni anni fa la Chiesa veniva chiusa al culto il Lunedì Santo per permettere ai componenti la confraternita di provvedere: "alla paratura della stessa". La paratura consisteva nel fissare alle colonne della chiesa una stoffa di broccato, di colore viola, e al centro dell'Abside far scendere un lunghissimo velo nero che si apriva sull'Urna del Cristo Morto. Intorno all'Altare Maggiore gli uomini della compagnia montavano un palco in legno, dove ai lati tre file di candele, di ogni ordine e grado, facevano da ornamento all'urna del Cristo. Le bancate venivano tolte, al massimo se ne lasciavano cinque o sei, per gli anziani.

Sono molte le persone che ci chiedono come mai il Cristo Morto viene portato dal convento delle Monache alla Chiesa di S. Agostino il giovedì santo e, perché il processo a Gesù, si rappresenta lo stesso giorno. A queste domande diamo una precisa risposta. Il Cristo Morto, come da antica consuetudine, viene portato alla Chiesa dei Padri di Sant'Agostino il giovedì santo perché in tempi non molto lontani, la santa madre chiesa, celebrava la "resurrezione di Nostro Signore ", il mattino del sabato santo. Pertanto il processo a Gesù è stato celebrato il Giovedì e non il Venerdì, come oggi vuole la chiesa. Il "Processo a Gesù", che si ricorda in Sigillo vuole soltanto rispettare l'antichissima tradizione. L'urna entro cui giace il Cristo Morto, come una bara è dell'anno 1906, prima veniva portato in processione con "una portantina in legno" che ancora si conserva nella Chiesa Parrocchiale. L'urna è in ottone, con colonnine, archi, guglie, di stile gotico, è ben lavorata e copre il Divin Salvatore ed è stata costruita dalla "Fabbrica arredi e paramenti sacri dei fratelli Rettori" (non conosciamo la città di provenienza), come conferma l'etichetta attaccata ancora oggi sulla cassa di spedizione. Questo simulacro è frutto di offerte raccolte non solo in paese, ma anche in America, come conferma una lettera spedita da Mibbing (Minnesota) il 5 luglio 1906. A questa colletta hanno partecipato persone di Sigillo, Purello, Costacciaro, Collina, Borghetto, Vaccara, per un ammontare di 125 lire italiane spedite da Tommaso Bartoletti incaricato.

Il primo Processo a Gesù venne rappresentato nella Chiesa di Sant'Andrea Apostolo circa 30 anni fa, quando un gruppo di giovani pensò di completare, con alcune modifiche, le celebrazioni della settimana santa. Questi giovani costituirono un comitato denominato: "Comitato Liturgico Sigillano". Lo scopo era quello di aiutare la Compagnia di San Giuseppe, organizzando e curando la settimana santa. Certamente bisogna riconoscere a questi giovani il privilegio dì aver portato delle innovazioni che al tempo suscitarono scalpore, ma in seguito riscossero enorme successo. Alla tradizionale Processione secolare del Cristo Morto, questi giovani, aggiunsero il Processo a Gesù. La processione ha invece mantenuto intatte le tradizioni e la persona che rappresenta Gesù sotto la Croce e che poi viene crocifisso, deve farne richiesta al Presidente della Confraternita di San Giuseppe, e solo Lui ne conosce l'identità e non può riferirla a nessuno. "Ottanta personaggi in costume rivivono idealmente, per le vie del paese, la passione e la morte di Nostro Signore". La tradizione vuole che la processione venga effettuata con qualsiasi tempo e se ne traggono gli auspici. Quindi, uscendo dalla Chiesa di S. Agostino deve raggiungere la Chiesa di Sant'Anna al Cimitero e rientrare in Chiesa, altrimenti l'annata non sarà buona.

Alla Confraternita di San Giuseppe và il merito di queste celebrazioni liturgiche, fatte con molta fatica, ma con tantissimo amore verso la terra di Sigillo e soprattutto verso il Cristo Morto.

Questa è la settimana santa a Sigillo, terra mistica, dove tradizione e realtà si fondono e dove l'inclemenza del tempo viene mitigata dalla dolcezza e dalla ospitalità dei suoi abitanti.

 

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